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Ordinanza

Ordinanza n. 670/2026 - Milano, Sezione 4

per l'annullamento previa sospensione dell'efficacia, - dell’Ordinanza del Responsabile Settore Urbanistica / Edilizia Privata del Comune di Missaglia, n. 1, prot. n. 0003808 del 20.02.2026 recante l’oggetto “Ordinanza di demolizione e rimessa in pristino ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. 380/2001 e s.m.i. tensostruttura adibita a ricovero attrezzature e fieno identificata catastalmente nel Comune di Missaglia Censuario di Lomaniga”, notificata a mezzo pec all’azienda agricola in pari data e ai ricorrenti a mezzo del servizio postale in data 23.02.2026; - della nota del Comune di Missaglia, prot. n. 0016473 del 05.08.2025 recante “Comunicazione di avvio del procedimento amministrativo ex legge 241/1990 per presunte violazioni paesaggistiche, edilizie/urbanistiche presso proprietà sita in Via Kennedy Missaglia”, ove occorrer possa; - della nota Comune di Missaglia, prot. n. 0018483 del 11.09.2025 recante “Comunicazione di avvio del procedimento amministrativo ai sensi della legge 241/1990 – verifica edilizia e urbanistica a seguito di sopralluogo presso proprietà sita in Via Kennedy Missaglia”, ove occorrer possa;

Giustizia amministrativa202601615

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Milano, Sez. IVOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: ordinanza comunale di demolizione e rimessa in pristino di una tensostruttura agricola adibita a deposito del foraggio e ricovero di mezzi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato, chiedendone la sospensione cautelare, l'ordinanza comunale di demolizione adottata ai sensi dell'art. 31 del d.P.R. 380/2001 nei confronti di una tensostruttura, qualificata come tunnel agricolo, realizzata per il deposito del foraggio e il ricovero dei mezzi dell'azienda agricola. Sono state inoltre impugnate, ove occorrendo, le comunicazioni comunali di avvio dei procedimenti relativi a presunte violazioni paesaggistiche, edilizie e urbanistiche. In sede cautelare i ricorrenti hanno sostenuto che il manufatto presentasse caratteristiche di precarietà, stagionalità e pertinenzialità, tali da consentirne la realizzazione in regime di edilizia libera ai sensi dell'art. 6, comma 1, lett. e), del d.P.R. 380/2001. Il Comune ha resistito al ricorso. Risulta inoltre che l'area è sottoposta a vincolo paesaggistico e ricade nel Parco di Montevecchia e valle del Curone, senza autorizzazione paesaggistica. La stessa azienda agricola, nella comunicazione del 13 ottobre 2025, aveva qualificato il manufatto come non regolarizzabile e manifestato la volontà di rimuoverlo.

La decisione

Il TAR ha respinto l'istanza cautelare per carenza di sufficiente fumus boni iuris. In primo luogo, ha ritenuto che il manufatto non sembrasse possedere i requisiti di precarietà, stagionalità e pertinenzialità invocati dai ricorrenti: essendo destinato a deposito del foraggio e ricovero dei mezzi aziendali, risultava funzionale a un uso continuativo e non meramente stagionale. Tale conclusione è stata corroborata dal fatto che, pur essendo stato installato nell'estate del 2025, il tunnel era ancora presente dopo la fine della stagione invernale. In secondo luogo, il Collegio ha rilevato che l'opera era stata realizzata in area sottoposta a vincolo paesaggistico e ricadente nel perimetro di un parco, in assenza di autorizzazione paesaggistica. Richiamando l'orientamento giurisprudenziale consolidato, ha affermato che le opere abusive realizzate in zona vincolata, anche se astrattamente precarie o pertinenziali, sono comunque considerate eseguite in assenza o totale difformità dal titolo, con applicazione della sanzione ripristinatoria quando manchi la previa autorizzazione dell'autorità preposta alla tutela. Infine, ha valorizzato la qualificazione del manufatto come non regolarizzabile e la volontà di rimozione espresse dalla stessa azienda agricola nel procedimento amministrativo. Le spese della fase cautelare sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    "Ordinanza di demolizione e rimessa in pristino"

    Costituisce la base normativa dell'ordinanza comunale di demolizione e rimessa in pristino del manufatto.

  • art. 6, comma 1, lett. e), d.P.R. 380/2001

    Il regime di edilizia libera non è stato ritenuto applicabile, in sede cautelare, perché il manufatto non appariva caratterizzato da precarietà, stagionalità e pertinenzialità e risultava destinato a un uso continuativo.

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare incidentale esaminata dal TAR.

Massime di principio

  • Una struttura destinata stabilmente al deposito del foraggio e al ricovero dei mezzi di un'azienda agricola non può essere qualificata, ai fini dell'edilizia libera, come opera meramente stagionale quando la sua permanenza in loco prosegua oltre il periodo stagionale per il quale se ne assumeva la precarietà.
  • In sede cautelare, la qualificazione di un manufatto come precario richiede una valutazione concreta della sua destinazione e della durata effettiva della permanenza; la persistente presenza dell'opera dopo la fine della stagione indicata costituisce elemento contrario alla natura temporanea.
  • La realizzazione di opere abusive in area sottoposta a vincolo paesaggistico, in assenza della previa autorizzazione paesaggistica, giustifica l'applicazione della sanzione ripristinatoria anche qualora l'opera sia dedotta come precaria o pertinenziale.
  • La qualificazione del manufatto come non regolarizzabile e la dichiarazione del proprietario di volerlo rimuovere costituiscono elementi valutabili dal giudice cautelare nella verifica del fumus boni iuris.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniTitoli abilitativi ediliziAutorizzazione paesaggistica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggio
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezza

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