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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35638/2023 del 20/12/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (cooperativa)

La controversia

La controversia nasce dalla vendita, da parte della cooperativa, dell'alloggio del portiere a un terzo, mentre alcuni soci assegnatari di unità abitative ristrutturate rivendicavano che tale immobile rientrasse tra i beni comuni indivisi trasferiti pro quota ai soci in base agli atti di assegnazione. Il ricorrente chiede l'accertamento della nullità del trasferimento, previo accertamento della comproprietà dei soci sull'immobile, con conseguente rilascio e risarcimento dei danni. La Corte d'appello ha respinto la domanda ritenendo: 1) operante un giudicato esterno formatosi in un precedente giudizio tra il ricorrente e la cooperativa sull'illegittimità dell'iscrizione di beni comuni tra le rimanenze di bilancio, giudicato che avrebbe precluso anche la domanda sulla proprietà dell'alloggio del portiere; 2) in ogni caso, infondata nel merito la pretesa proprietaria dei soci, perché dagli atti di assegnazione non emergeva il trasferimento dell'alloggio del portiere tra i beni comuni. Con il ricorso per cassazione si denuncia violazione di norme costituzionali, dell'art. 2909 c.c., dell'art. 34 c.p.c. e di norme processuali, sostenendo che la Corte territoriale abbia attribuito efficacia di giudicato a mere argomentazioni incidentali di una precedente sentenza, non costituenti accertamento di un diritto reale; inoltre si deduce omessa pronuncia sulla domanda subordinata di nullità della compravendita per violazione dell'art. 1117 c.c., qualora il bene fosse stato comune.

La decisione

La Corte di cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Ritiene che la sentenza d'appello si fondi su due rationes decidendi autonome e ciascuna sufficiente a sorreggere il rigetto: la prima relativa all'efficacia preclusiva del giudicato esterno; la seconda relativa all'infondatezza nel merito della pretesa proprietaria e all'assorbimento della domanda subordinata di nullità. Poiché il ricorso censura in modo efficace solo la prima ratio e non aggredisce specificamente la seconda, difetta l'interesse a coltivare la doglianza. Inoltre, non sussiste il vizio di omessa pronuncia sulla domanda subordinata, essendo stata questa assorbita dalla decisione sulla domanda principale.

Norme richiamate

  • art. 360 c.p.c.

    è il parametro processuale invocato per denunciare violazione di legge e omessa pronuncia; la Corte ribadisce che il vizio ex art. 112 c.p.c. va veicolato come nullità ex n. 4.

  • art. 3 Cost.

    richiamato nel ricorso tra le norme asseritamente violate, senza specifica autonoma applicazione decisoria nella motivazione della Corte.

  • art. 24 Cost.

    richiamato nel ricorso a sostegno della censura sul giudicato e sul diritto di difesa, senza un autonomo sviluppo decisorio della Corte.

  • art. 2909 c.c.

    richiamato per contestare l'efficacia del giudicato esterno; la Corte afferma il principio per cui, se una decisione si fonda su rationes autonome, occorre censurarle tutte.

  • art. 34 c.p.c.

    invocato per negare che affermazioni incidentali su una questione pregiudiziale possano valere come accertamento con efficacia di giudicato, ma la censura è ritenuta inammissibile per difetto di interesse.

  • art. 832 c.c.

    richiamato nel ricorso in tema di proprietà e titolarità dei beni comuni, senza specifica statuizione autonoma della Corte.

  • art. 102 c.p.c.

    richiamato nel ricorso, verosimilmente in relazione al contraddittorio e alla partecipazione dei soci al giudizio, senza specifica decisione autonoma della Corte.

  • art. 112 c.p.c.

    la Corte chiarisce che l'omessa pronuncia sussiste solo in caso di completa omissione del provvedimento; non ricorre quando la domanda sia stata assorbita da una statuizione che la rende superflua.

  • art. 1117 c.c.

    richiamato come possibile base della domanda subordinata di nullità della compravendita, qualora l'immobile fosse parte comune del condominio.

  • art. 327 c.p.c.

    richiamato per precisare la tempestività del ricorso, essendo il giudizio introdotto prima della riforma del 2009.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002

    richiamato nel dispositivo per il profilo del contributo unificato, in conseguenza dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Quando la sentenza impugnata si fonda su più rationes decidendi autonome e ciascuna idonea da sola a sorreggere il dispositivo, il ricorrente deve censurarle tutte; l'omessa impugnazione anche di una sola ratio comporta l'inammissibilità del ricorso per difetto di interesse.
  • Il vizio di omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. non sussiste se il giudice ha implicitamente o esplicitamente assorbito la domanda subordinata in una decisione sulla domanda principale; l'assorbimento improprio esclude la configurabilità di una vera omissione di pronuncia.
  • Il giudicato esterno non può essere utilmente contestato in cassazione se la decisione di merito è sorretta anche da una diversa ratio autonoma non specificamente aggredita, perché la cassazione della prima motivazione non inciderebbe comunque sulla tenuta della sentenza.
  • La censura di violazione di legge non può limitarsi a colpire un passaggio motivazionale isolato quando la sentenza impugnata contiene un fondamento decisionale ulteriore e autonomo, sufficiente da solo a giustificare il rigetto della domanda.

Come è indicizzato

MaterieProprietàImpugnazioni
RamiDiritti realiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiGiudicatoLitisconsorzio necessario

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