Sentenza del 13/09/2017 n. 21238 - Corte di Cassazione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
La controversia riguardava avvisi di accertamento relativi a ILOR, IVA e IRPEF per gli anni 1993 e 1994, fondati anche su documenti acquisiti durante l'accesso presso l'abitazione di un socio non amministratore. Con una precedente sentenza, la Cassazione aveva stabilito l'illegittimità dell'autorizzazione del Procuratore della Repubblica, poiché non indicava i gravi indizi di violazioni fiscali richiesti dagli artt. 33 del D.P.R. n. 600 del 1973 e 52 del D.P.R. n. 633 del 1972. Nel giudizio di rinvio, l'Agenzia contestava sia l'interpretazione dei limiti del rinvio sia la motivazione della CTR sulla legittimità dell'accesso e, inoltre, la valutazione delle percentuali di resa del latte utilizzate per determinare i maggiori ricavi.
La decisione
La Cassazione ha rigettato i primi due motivi dell'Agenzia, confermando che la precedente sentenza aveva già definitivamente accertato l'illegittimità dell'autorizzazione all'accesso e che il giudice del rinvio doveva occuparsi soltanto del merito, relativo alla determinazione dei maggiori ricavi e delle rese del latte. Ha invece accolto il terzo motivo, ritenendo insufficiente la motivazione della CTR: il giudice non aveva spiegato l'origine della resa del 3,50%, non aveva adeguatamente considerato la resa del 20% determinata dalla CTP e non aveva valutato uno studio proveniente da un soggetto pubblico. La sentenza è stata quindi cassata limitatamente a tale profilo e la causa rinviata alla CTR della Campania, in diversa composizione, anche per le spese.
Norme richiamate
D.P.R. n. 600 del 1973, art. 33
L'accesso presso locali adibiti anche o esclusivamente ad abitazione richiede le garanzie e i presupposti previsti dalla legge, inclusa l'indicazione di gravi indizi di violazioni fiscali quando richiesta.
D.P.R. n. 633 del 1972, art. 52
Disciplina gli accessi, le ispezioni e le verifiche ai fini IVA; l'autorizzazione per l'accesso in un'abitazione deve essere adeguatamente motivata e fondata sui gravi indizi richiesti dalla norma.
D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 63, comma 3, e 53, comma 1
Sono state invocate dall'Agenzia in relazione all'ammissibilità e ai limiti del giudizio di rinvio; la censura è stata respinta perché la precedente Cassazione aveva già definito il punto relativo all'illegittimità dell'accesso.
Codice di procedura civile, artt. 383 e 384
Il giudice di rinvio deve attenersi ai principi enunciati dalla Cassazione e decidere le questioni ancora aperte, senza riesaminare i profili già definitivamente risolti dalla sentenza di annullamento.
Codice civile, artt. 2697 e 2727 e seguenti
La determinazione dei maggiori ricavi deve basarsi su elementi probatori e presuntivi adeguatamente valutati e motivati dal giudice.
Massime di principio
- Quando la Cassazione annulla una sentenza enunciando un principio vincolante su una specifica questione, il giudice del rinvio non può riesaminare quella questione, ma deve occuparsi esclusivamente dei profili rimasti aperti.
- L'accesso fiscale presso l'abitazione di un contribuente o socio richiede il rispetto di garanzie rafforzate; un'autorizzazione priva dell'indicazione dei gravi indizi richiesti dalla legge può determinare l'illegittimità dell'accesso e l'inutilizzabilità degli elementi acquisiti.
- La motivazione del giudice tributario deve spiegare l'origine dei dati utilizzati per quantificare maggiori ricavi e deve confrontarsi con tutti gli elementi probatori rilevanti, inclusi studi tecnici o documenti provenienti da enti pubblici.
- Anche quando l'accertamento presenta un problema procedurale, le questioni autonome di merito possono restare da esaminare se la Cassazione le ha rinviate al giudice competente.
- La cassazione con rinvio non equivale necessariamente alla vittoria definitiva di una parte: comporta la riapertura del giudizio sul punto indicato, con una nuova decisione del giudice di merito.
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