Cassazione Civile, Sentenza n. 1780/2025 del 24/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia che aveva confermato un avviso di rettifica doganale relativo alle importazioni 2016, con richiesta di maggiori dazi e sanzioni. Le censure di Adidas riguardavano: (1) la qualificazione come "spese di mediazione" (da includere nel valore doganale) delle somme corrisposte ad Adidas Sourcing Limited anziché come "commissioni d'acquisto" escluse dall'inclusione; (2) l'inclusione dei costi TAC (design, rimanenze, macchinari) ritenuti riferiti a campionari non destinati alla vendita; (3) l'inclusione delle royalties nel valore in dogana in quanto connesse alla vendita e imposte da licenzianti con poteri di controllo; (4) la sproporzione delle sanzioni irrogate (art. 303 TULD) rispetto ai maggiori tributi rilevati e la violazione del principio di proporzionalità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha pronunciato risultati differenziati per i quattro motivi: (1) Primo motivo: accolto. La Cassazione ha ritenuto che la CTR non abbia svolto un'adeguata analisi contrattuale del Buying Agency Agreement per stabilire se Adidas Sourcing Limited fosse agente (commissione di acquisto non soggetta ad aggiunta) o mediatore (spesa di mediazione da aggiungere). Ha disposto il rinvio al giudice di merito per un nuovo esame sulla qualificazione delle somme pagate alla Adidas Sourcing Limited. (2) Secondo motivo: inammissibile. La Corte ha ritenuto che la censura mirasse alla riconsiderazione del giudizio di merito sulla natura delle merci (campioni vs merci destinate alla vendita) e quindi non fosse devoluta al giudice di legittimità. (3) Terzo motivo: rigettato. La Cassazione ha confermato l'orientamento giurisprudenziale e comunitario che le royalties vanno aggiunte al valore doganale se non incluse nel prezzo, se riguardano le merci importate e se il loro pagamento costituisce una condizione della vendita, verificando l'esistenza di un controllo (anche indiretto) del licenziante sui produttori; la CTR aveva svolto valutazione conforme e motivata in tal senso. (4) Quarto motivo: accolto nei termini esposti. La Corte ha richiamato il principio di proporzionalità delle sanzioni sancito dal diritto dell'Unione e la giurisprudenza CJEU, osservando che l'art. 303 TULD, nel prevedere minimi fissi per le sanzioni, può risultare incompatibile con il principio di proporzionalità se non adeguatamente personalizzato. Ha ritenuto che il giudice di merito non si fosse attenuto ai criteri di proporzionalità e deve riesaminare la quantificazione delle sanzioni, valorizzando gli strumenti mitigatori (anche art. 7 d.lgs. 472/1997) ovvero procedere alla disapplicazione parziale laddove necessario. Conclusivamente, la causa è stata in parte accolta: rinvio per nuovo esame sul tema delle commissioni/payments all'agente e sulla valutazione della proporzionalità delle sanzioni; confermata invece la legittimità dell'inclusione delle royalties nel valore doganale per le ragioni esposte.
Norme richiamate
Regolamento CEE n. 2913/1992 (Codice doganale comunitario) - art. 32
"Per determinare il valore in dogana ai sensi dell'articolo 29 si addizionano al prezzo effettivamente pagato o da pagare per le merci importate: ... i) commissioni e spese di mediazione, escluse le commissioni di acquisto; ... c) i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore è tenuto a pagare, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita delle merci da valutare ..."
Stabilisce gli elementi da aggiungere al prezzo di transazione per determinare il valore doganale; distingue tra "commissioni di acquisto" (definite al par.4) ed altre spese di mediazione e prevede l'inclusione di royalties quando costituiscono condizione della vendita.
Regolamento CEE n. 2454/1993 (Disposizioni di attuazione del CDC) - artt. 157, 159, 160
Chiarisce i criteri per l'inclusione dei diritti di licenza: devono riferirsi alle merci, non essere inclusi nel prezzo e costituire condizione della vendita; se pagati a terzi occorre verificare che il venditore o persona a esso legata richieda tale pagamento (esame dei legami e del controllo).
D.P.R. n. 43 del 1973 (Testo Unico delle Leggi Doganali - TULD) - art. 303
"Se i diritti di confine complessivamente dovuti secondo l'accertamento sono maggiori di quelli calcolati in base alla dichiarazione... la sanzione amministrativa..." (previsioni per scaglioni e minimi edittali, con minimo per oltre 4.000 euro pari a 30.000 euro fino a dieci volte l'importo dei diritti).
Regola la quantificazione delle sanzioni per diritti di confine evasi; la Corte ha evidenziato che la fissazione di minimi fissi può entrare in contrasto con il principio di proporzionalità comunitario se non personalizzata.
Regolamento (UE) 952/2013 (Codice doganale dell'Unione - CDU) - art. 71
"...i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore, direttamente o indirettamente, è tenuto a pagare come condizione per la vendita delle merci da valutare..."
Riprende e conferma la disciplina comunitaria moderna circa l'inclusione delle royalties nel valore in dogana; la nuova disciplina amplia la possibilità di includere royalties anche senza un collegamento formale tra venditore e licenziante.
TAXUD/B4/2016 e TAXUD/800/2002 (Commenti/Linee guida della Commissione/Comitato codice doganale)
Documenti di soft law utilizzati come orientamento interpretativo: forniscono elenchi esemplificativi di indicatori per valutare l'esistenza di controllo/legame tra licenziante e venditore e per identificare la condizione di vendita; rilevanti per l'interpretazione applicata dai giudici.
d.lgs. n. 472 del 1997 - art. 7
Strumento mitigatorio da considerare nella personalizzazione delle sanzioni (circostanze che possono portare a riduzione fino al dimezzamento della sanzione); la Corte indica la possibilità di valorizzarlo per garantire proporzionalità.
Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 - art. 127 (richiamato nei criteri di controllo)
Fornisce una nozione più ampia di "controllo" ai fini dell'individuazione del legame tra licenziante e venditore; contribuisce alla valutazione della condizione di vendita per l'inclusione delle royalties.
Massime di principio
- Commissioni d'acquisto vs spese di mediazione: la qualificazione dipende dal contenuto contrattuale e dalla concreta attività svolta. Se l'intermediario agisce in rappresentanza e per conto dell'importatore al momento dell'acquisto (ruolo tipico di agente), le somme possono configurare "commissioni d'acquisto" escluse dall'inclusione; se svolge attività imparziale di intermediazione/mediatorie vanno incluse come spese di mediazione.
- Royalties nel valore doganale: devono essere aggiunte se (i) non sono incluse nel prezzo; (ii) si riferiscono specificamente alle merci importate; (iii) costituiscono una "condizione della vendita". In presenza di terzi beneficiari delle royalties occorre verificare l'esistenza di un legame/controllo (anche indiretto) del licenziante sul venditore o sulla produzione, valutando indicatori contrattuali e fattuali (es. scelta/approvazione del produttore, potere di ispezione, limitazioni di vendita, definizione di design e metodi di produzione).
- Prova e ruolo del giudice di merito: l'accertamento delle circostanze di fatto (contenuto dei contratti, modalità operative, ordini e pagamenti, clausole di licenza) è rimesso al giudice di merito; la Cassazione valuta la corretta interpretazione giuridica e la completezza dell'analisi effettuata dal giudice a quo.
- Campionari vs merci destinate alla vendita: la classificazione dipende dalla sostanza (fatturazione, modalità di sdoganamento, destinazione effettiva). Una fattura che indica merci regolarmente fatturate e pagate e sdoganate come merci indica destinazione alla vendita e non carattere esclusivo di campionari.
- Principio di proporzionalità delle sanzioni doganali: gli Stati devono stabilire sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive. Minimi fissi rigidamente applicati possono violare il principio se impediscono al giudice o all'amministrazione di adattare la sanzione alle circostanze concrete. Il giudice può utilizzare strumenti mitigatori (es. art.7 d.lgs.472/1997) o, se necessario, disapplicare la parte sanzionatoria incompatibile con il diritto UE.
- Per una corretta difesa in casi analoghi: produrre e mettere in evidenza i contratti (Buying Agency Agreement, manufacturing agreement, license agreements), dimostrare chi effettua ordini e pagamenti, qualificare il rapporto agente/mediatore, documentare la natura dei beni (campioni vs prodotti vendibili) e fornire elementi per la valutazione della proporzionalità della sanzione (circostanze attenuanti, buona fede, cooperazione).
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