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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 1745/2025 del 24/01/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

L'Agenzia delle Dogane aveva impugnato la sentenza della CTR di Milano che aveva accolto gli appelli di Adidas e degli altri ricorrenti contro avvisi di accertamento che avevano ritenuto dovuti diritti di licenza (royalties) e altre voci (TAC, commissioni d'acquisto, noli, assicurazione) da aggiungere al valore doganale delle merci importate nel 2015. L'accertamento sosteneva che le royalties pagate alla licenziante del gruppo Adidas, calcolate in percentuale sul fatturato della licenziataria, non erano state incluse nelle dichiarazioni doganali e dovevano concorrere alla formazione del valore in dogana. La CTR aveva escluso che il pagamento delle royalties costituisse "condizione di vendita" e aveva ritenuto assente un controllo tale della licenziante sul produttore da imporre l'inclusione; aveva inoltre escluso la responsabilità degli spedizionieri (rappresentanti indiretti). L'Agenzia ha proposto ricorso per cassazione deducendo plurime violazioni di legge e vizi di omessa pronuncia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato l'eccezione di inammissibilità generale ma ha dichiarato inammissibile il primo motivo per difetto di autosufficienza. Ha invece accolto il terzo motivo (falsa applicazione delle norme sul valore doganale in relazione al controllo del licenziante e alla sussistenza della "condizione di vendita") assorbendo con ciò il secondo e il sesto motivo. Ha altresì accolto il quarto motivo (omessa pronuncia della CTR sulle ulteriori riprese doganali riguardanti commissioni, noli, assicurazioni e TAC) e il quinto motivo (erronea esclusione della responsabilità degli spedizionieri quali rappresentanti indiretti). Conseguentemente la sentenza impugnata è stata cassata e la causa rimessa al giudice del merito per nuovo esame, con indicazione che questi dovrà altresì decidere sulle spese di legittimità.

Norme richiamate

  • Reg. CEE n. 2913/1992 (Codice Doganale Comunitario), art. 32, par. 1, lett. c)

    "i corrispettivi e i diritti di licenza relativi alle merci da valutare, che il compratore è tenuto a pagare, direttamente o indirettamente, come condizione della vendita delle merci da valutare"

    Tali corrispettivi devono essere aggiunti al prezzo se non inclusi e se costituiscono condizione di vendita; la Corte precisa che la condizione sussiste se il venditore o una persona a lui legata richiede il pagamento e ha poteri di controllo tali da subordinare l'importazione al versamento

  • Reg. CEE n. 2454/1993 (DAC), artt. 157, 159, 160

    testo richiamato nella sentenza (condizioni per l'inclusione dei diritti di licenza nel valore doganale)

    Specificano le condizioni per l'inclusione delle royalties: devono riferirsi alle merci da valutare e l'acquirente deve esserne tenuto come condizione della vendita; se pagate a terzi occorre che il venditore o persona a lui legata richieda il pagamento

  • Regolamento interpretativo TAXUD/800/2002 (Commento del Comitato del codice doganale), Commento n. 11 e n. 3

    esemplificazioni e indicatori di controllo (elenco parametri)

    Fornisce indicatori utili (es. scelta del produttore, controllo su produzione/logistica, fissazione prezzi, limitazioni fornitori, divieto di produrre concorrenti) per valutare se esiste un controllo che rende il pagamento delle royalties una condizione di vendita

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, C-173/15 (GE Healthcare)

    riportata nella motivazione (criteri delle tre condizioni cumulative)

    Stabilisce che l'art. 32 lett. c) si applica se (1) le royalties non sono incluse nel prezzo, (2) si riferiscono alle merci da valutare e (3) l'acquirente è tenuto a pagarle come condizione di vendita; chiarisce anche che il legame tra venditore e licenziante può essere di fatto

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia UE, C-529/16 (Hamamatsu) e C-76/19 (Curtis Balkan)

    citazioni giurisprudenziali utilizzate per principi generali

    Confermano che tutti i fattori economicamente rilevanti, compresi i diritti di licenza il cui importo è determinato successivamente o in percentuale sul fatturato, possono concorrere al valore in dogana e richiedono valutazione complessiva dei rapporti giuridici e di fatto

  • Reg. CEE n. 2913/1992 (Codice Doganale Comunitario), art. 201 e art. 220

    richiamati relativamente alla responsabilità del rappresentante indiretto e alle condizioni di esonero

    L'art. 201 prevede la responsabilità solidale del rappresentante indiretto per la dichiarazione resa; l'art. 220 indica possibilità di esonero se il rappresentante prova di aver adempiuto ai doveri di diligenza informativa

  • Codice di procedura civile, artt. 360 e 366 c.p.c.

    richiamati nella motivazione circa i vizi impugnati (violazione di legge, carenze di motivazione, requisiti di autosufficienza del ricorso)

    Regolano i motivi di ricorso per cassazione e i requisiti formali e di autosufficienza dei motivi; la Corte ha escluso l'inammissibilità salvo per il motivo carente di specificazione documentale

Massime di principio

  • Per includere le royalties nel valore doganale devono ricorrere tre condizioni cumulative: non essere incluse nel prezzo, riferirsi alle merci da valutare e costituire una "condizione di vendita" (Corte di Giustizia, C-173/15).
  • La "condizione di vendita" si verifica non solo quando il venditore rifiuta di vendere senza il pagamento, ma anche quando una persona "legata" al venditore esercita un controllo, di fatto o di diritto, capace di subordinare l'importazione al pagamento delle royalties.
  • L'assenza di determinazione dell'importo delle royalties al momento dell'importazione (es. calcolo in percentuale sul fatturato al netto di resi/invenduti) non esclude automaticamente la loro inclusione nel valore doganale; occorre valutare il collegamento con le merci e la condizione di vendita.
  • Per accertare l'esistenza del controllo del licenziante sul produttore/venditore è necessaria una valutazione unitaria di tutti gli elementi contrattuali e di fatto (es. autorizzazione degli stabilimenti, scelta/limitazione dei fornitori, controllo della produzione, fissazione prezzi, potere di ispezione). Nessun singolo indicatore è decisivo da solo.
  • La responsabilità degli spedizionieri/dichiaranti indiretti (rappresentanti indiretti) è solidale con l'importatore per la correttezza della dichiarazione doganale, salvo prova di aver adempiuto con diligenza e informazione; pertanto lo spedizioniere deve conservare e poter documentare l'adozione di controlli idonei.
  • In sede di impugnazione, il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente e specificare gli atti e documenti assunti a fondamento delle doglianze; la mancanza di puntuale indicazione documentale può rendere il motivo inammissibile.
  • Quando la Corte di merito omette di pronunciarsi su punti rilevanti (es. altre riprese doganali oltre alle royalties), la Cassazione può cassare per difetto di pronuncia e rimandare al giudice di merito per valutazione completa.
  • Le linee guida e i commenti tecnici del Comitato del Codice Doganale (TAXUD) rappresentano parametri interpretativi utili per valutare il controllo e la condizione di vendita, benché non siano norme cogenti.

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