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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32365/2023 del 26/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di riparazione per la custodia cautelare subita in un procedimento per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/90), da cui il ricorrente è stato poi definitivamente assolto. Il ricorrente deduceva che sin dall'inizio non sussistevano indizi gravi a giustificazione della custodia cautelare, che l'arresto europeo era stato eseguito sulla base di poche conversazioni tra consanguinei e che le frequentazioni con il fratello e altri erano giustificate da rapporti di parentela; censurava inoltre la mancata spiegazione di come i suoi contatti potessero aver concorso a dar luogo alla misura cautelare e denunciava travisamento degli elementi probatori.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'ordinanza della Corte d'Appello di Brescia che aveva respinto la domanda di riparazione. La Corte territoriale, esercitando l'autonomia propria del giudizio di riparazione ex art. 314 c.p.p., ha ritenuto che il comportamento dell'interessato, sebbene privo di rilevanza penale nella sentenza definitiva, abbia colposamente contribuito all'emissione della misura cautelare: sono state valorizzate intercettazioni ritenute ambigue e indizianti, l'uso di un'auto intestata al fratello capo dell'associazione, conversazioni su prelievi di denaro per le "spese fisse" dell'associazione, consegne di campioni di droga, e altre comunicazioni che collegavano il ricorrente all'attività dell'associazione. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello congrua e non viziata. Di conseguenza il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro tremila.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Disciplina il giudizio di riparazione per ingiusta detenzione. La Corte interpreta la norma nel senso che il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante e secondo un parametro obiettivo, se la condotta del detenuto abbia avuto dolo o colpa grave tale da escludere il diritto all'indennizzo; la colpa rilevante è quella oggettiva, misurata secondo l'id quod plerumque accidit.

  • art. 74 d.P.R. 309/90

    Norma che definisce l'associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, reato originario nel procedimento di merito. Qui è richiamata come contesto fattuale: l'assoluzione penale non impedisce che la condotta materiale del ricorrente abbia comunque formato la base per il provvedimento cautelare e per la valutazione sulla colpa grave ai fini della riparazione.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186/2000

    Richiamata per il principio secondo cui, in assenza di una dichiarazione di assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al ricorrente possono essere applicate le spese e sanzioni processuali.

  • Cass. Sez. 4, n. 9212 del 13/11/2013 (Maltese)

    Giurisprudenza richiamata per affermare l'autonomia del giudice della riparazione rispetto al giudice penale e l'esigenza di una valutazione ex ante della condotta del detenuto ai fini dell'esclusione della riparazione.

  • Cass. Sez. U, n. 43 del 13/12/1995 (Sarnataro)

    Precedente richiamato circa la natura civilistica dell'azione di riparazione e la libertà del giudice della riparazione di valutare il materiale probatorio per verificare l'eventuale causa di esclusione del diritto all'indennizzo.

  • Cass. Sez. 4, n. 49613 del 19/10/2018

    Sostiene che, nei reati associativi, comportamenti indicativi di contiguità con ambienti criminali possono integrare la colpa grave ostativa al diritto alla riparazione.

Massime di principio

  • Il giudice della riparazione valuta autonomamente e "ex ante" se la condotta del detenuto abbia concorso, con dolo o colpa grave, a provocare la misura cautelare: non si tratta di rimettere in discussione l'accertamento penale, ma di verificare se la condotta abbia creato una situazione di prevedibile e doveroso intervento dell'autorità.
  • La colpa grave ai fini della riparazione è un concetto oggettivo: si valuta secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, non secondo la prevedibilità soggettiva del singolo agente.
  • Frequentazioni familiari o rapporti di parentela non escludono automaticamente la contiguità a un sodalizio criminale: se i comportamenti (es. contatti ripetuti, compiti esecutivi, utilizzo di beni intestati ad altri associati) risultano ambigui, possono essere ritenuti indizi efficaci.
  • Intercettazioni o comunicazioni ambigue devono essere adeguatamente contestualizzate o spiegate dall'interessato: la mancata spiegazione può rafforzare l'impressione indiziaria ai fini della valutazione sulla colpa grave.
  • Per ottenere la riparazione chi chiede l'indennizzo deve dimostrare che la sua condotta non poteva oggettivamente procurare l'intervento dell'autorità; viceversa, anche un'assoluzione penale non garantisce automaticamente il risarcimento se è emersa una condotta che, oggettivamente valutata, ha favorito l'adozione della misura cautelare.
  • In sede di impugnazione in Cassazione è necessario affrontare specificamente e con precisione le censure alla motivazione del giudice della riparazione: argomentazioni generiche o aspecifiche aumentano il rischio di inammissibilità del ricorso.
  • Se il ricorso è dichiarato inammissibile e non viene riconosciuta l'assenza di colpa, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.

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