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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24164/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza del Giudice di Pace di Milano del 07/07/2020 che lo aveva condannato a Euro 10.000,00 di multa per il reato previsto dall'art. 14, comma 5-ter, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (inosservanza senza giustificato motivo del provvedimento del Questore di allontanarsi dal territorio dello Stato entro sette giorni). Il ricorrente deduce due motivi: (1) nullità/profilo processuale e vizio di motivazione per l'inefficacia della notifica effettuata presso lo studio del difensore d'ufficio dove era stata eletta domicilio, senza prova di un rapporto effettivo fra imputato e difensore; il G.d.P. avrebbe dovuto disporre la notifica personale o rinviare l'udienza; (2) errata qualificazione soggettiva del reato, perché il giudice ha ritenuto la responsabilità per colpa mentre la norma richiede il dolo.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che la mera elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio, senza prova di un rapporto professionale effettivo o dell'assenso del difensore, non sia idonea a dimostrare la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato (richiamando l'orientamento di legittimità S.U. n.23948/2019 e la pronuncia della Corte Cost. n.31/2017). Ha altresì osservato che il reato contestato richiede il dolo e che il giudice di merito aveva invece fatto riferimento alla colpa. Per questi motivi ha annullato la sentenza impugnata e disposto il rinvio al Giudice di Pace di Milano per un nuovo giudizio ai sensi dell'art. 623 lett. b) c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 - Testo Unico sull'immigrazione, art. 14, comma 5-ter

    La norma incriminatrice (art. 14, comma 5-ter) richiede il dolo come elemento soggettivo; la Corte ha rilevato che il giudice di merito aveva invece applicato la colpa, errore che incide sulla fondatezza della condanna

  • codice di procedura penale, art. 420-bis

    Richiamato dal ricorrente in tema di nullità e regole di notifica; la Corte prende atto dei profili procedurali relativi alla corretta conoscenza del processo

  • codice di procedura penale, art. 420-quater

    Richiamato in relazione a presunte nullità processuali connesse alle notifiche e alla mancata conoscenza dell'imputato

  • codice di procedura penale, art. 335

    Richiamato perché la notifica degli atti era stata effettuata nello studio del difensore dove l'imputato aveva eletto domicilio prima della formale iscrizione nel registro ex art. 335; la Corte valuta l'idoneità di tale elezione a trasmettere conoscenza del processo

  • codice di procedura penale, art. 162, comma 4-bis

    "l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non ha effetto se l'autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione, l'assenso del difensore domiciliatario"

    La disposizione codifica l'esigenza che l'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio sia effettivamente qualificata da un'assunzione di responsabilità del difensore; senza tale assenso l'elezione è priva di efficacia ai fini delle notifiche successive

  • Corte Costituzionale, pronuncia n. 31/2017

    La Corte costituzionale ha richiamato l'esigenza di verificare se sussista un rapporto effettivo tra imputato e difensore domiciliatario per ritenere valida la notifica presso il domiciliatario; tale orientamento è stato richiamato per interpretare le regole sulle notifiche

  • Cassazione, Sezioni Unite, n. 23948 del 28/11/2019 (Ismail Darwish Mhame)

    La giurisprudenza di legittimità afferma che la mera elezione di domicilio presso il difensore di ufficio non basta a dimostrare l'effettiva conoscenza del processo da parte dell'imputato se non è provato un rapporto effettivo; la Corte si è richiamata a questo orientamento

  • codice di procedura penale, art. 623 lett. b)

    Norma invocata per il rinvio al giudice di merito dopo l'annullamento della sentenza per ripetere il giudizio

Massime di principio

  • La mera elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non può automaticamente valere come prova che l'imputato abbia avuto effettiva conoscenza delle notifiche e del processo; è necessaria la prova di un rapporto effettivo o dell'assenso del difensore
  • Dalla legge n. 103/2017 (art. 162 c.p.p., comma 4-bis) deriva che, in assenza dell'assenso del difensore domiciliatario, l'elezione di domicilio è inefficace ai fini delle notifiche successive
  • Nei casi che coinvolgono stranieri o soggetti in condizione di precarietà/irregolarità, le autorità devono porre maggiore attenzione alla concretezza dell'elezione di domicilio e, se occorre, procedere a notifiche personali per evitare nullità
  • Se il giudice di merito imputa un reato ma sbaglia il requisito soggettivo (ad es. applica la colpa invece del dolo richiesto dalla norma), ciò costituisce vizio che può portare all'annullamento della sentenza
  • In presenza di difetti di notifica o di errata qualificazione del dolo, il giudice di legittimità può annullare la sentenza e disporre il rinvio per un nuovo giudizio: il processo dovrà riesaminare sia la sussistenza della conoscenza del procedimento sia l'elemento psicologico del reato
  • Per difensori e autorità procedenti: per rendere efficace un'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio è opportuno ottenere e documentare formalmente l'assenso del difensore e, quando possibile, stabilire un contatto verificabile con l'assistito

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