Sentenza n. 4498/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 5
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Sentenza del TAR Campania, Sez. VII, che aveva annullato l'ordinanza comunale di acquisizione al patrimonio comunale di un'area ulteriore rispetto a quella occupata dall'abuso edilizio, nonché il successivo provvedimento connesso
Esito
Favorevole al resistente (proprietari)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Comune ha impugnato la sentenza di primo grado con un unico motivo, deducendo error in procedendo e in judicando, violazione dell'art. 31 d.P.R. n. 380/2001, motivazione illogica, generica e carente e omessa valutazione di circostanze rilevanti. La controversia riguardava l'inclusione nell'acquisizione al patrimonio comunale della particella 497, pacificamente esterna al fabbricato abusivo. Il Comune sosteneva che l'area, pur materialmente estranea all'abuso, fosse funzionalmente collegata a esso perché destinata a parcheggi e viabilità conseguenti alla realizzazione abusiva. Secondo l'appellante, tale collegamento funzionale avrebbe giustificato l'acquisizione dell'area ulteriore.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha respinto l'appello e confermato la sentenza del TAR. Il giudice ha precisato che la sentenza di primo grado non aveva escluso in astratto la possibilità che l'area esterna al fabbricato fosse funzionalmente riconducibile all'abuso, ma aveva annullato gli atti per difetto di motivazione. Per l'area di sedime dell'opera abusiva l'acquisizione costituisce effetto legale tipico dell'inottemperanza all'ordine di demolizione e non richiede una motivazione specifica diversa dalla constatazione dell'abuso. Diversamente, l'acquisizione di un'area ulteriore richiede una delimitazione puntuale e una motivazione concreta sulle specifiche ragioni di interesse pubblico che rendono necessaria l'acquisizione, in relazione a opere urbanistico-edilizie da realizzare sull'intera area e agli effetti urbanistici dell'abuso. Il provvedimento comunale aveva indicato il presupposto materiale e funzionale del potere, cioè lo stato dell'area e il suo collegamento con l'abuso, ma non aveva esplicitato le ragioni di interesse pubblico e gli specifici interventi necessari per ricondurre l'assetto urbanistico alla destinazione legittima. Sono stati ritenuti irrilevanti, ai fini della decisione, i riferimenti alla difficoltà di perimetrazione e alla natura pertinenziale dell'area, essendo necessaria una riedizione del potere conforme all'effetto conformativo delle pronunce. Il Comune è stato condannato alle spese del grado, liquidate in euro 4.000 oltre accessori.
Norme richiamate
art. 31, comma 3, d.P.R. 380/2001
L'acquisizione gratuita dell'area di sedime dell'opera abusiva consegue tipicamente all'inottemperanza all'ordine di demolizione; l'acquisizione di un'area ulteriore richiede invece una puntuale individuazione e una motivazione specifica sulle ragioni di interesse pubblico e sugli interventi urbanistico-edilizi che la rendono necessaria.
Massime di principio
- L'acquisizione gratuita dell'area di sedime dell'opera abusiva, quale effetto legale tipico dell'inottemperanza all'ordine di demolizione, non richiede una motivazione specifica ulteriore rispetto alla constatazione dell'abuso e all'individuazione dell'area interessata dall'opera.
- L'acquisizione di un'area ulteriore rispetto a quella di sedime non può fondarsi sulla sola estraneità materiale dell'area all'abuso, né sul solo collegamento funzionale, sulla difficoltà di delimitazione o sulla sua inutilità residua per il proprietario: l’amministrazione deve indicare puntualmente le specifiche ragioni di interesse pubblico e gli interventi urbanistico-edilizi necessari in relazione agli effetti dell’abuso.
- Per legittimare l’acquisizione dell’area ulteriore, la motivazione deve esplicitare il nesso tra l’abuso, l’estensione dei suoi effetti urbanistici all’area aggiuntiva e la necessità di intervenire su quest’ultima per ricondurre l’assetto del territorio alla destinazione legittima.
- L’annullamento per difetto di motivazione dell’atto di acquisizione di un’area ulteriore non preclude la riedizione del potere, purché il nuovo esercizio sia conforme all’effetto conformativo della pronuncia giudiziale.
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