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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7327/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva confermato gli arresti domiciliari applicati a Cannalire per estorsione continuata con aggravante del metodo mafioso e per avere agevolato l'associazione mafiosa 'Sacra corona unita'. I motivi di ricorso: 1) nullità dell'interrogatorio di garanzia (art. 293 c.p.p.) per mancato rilascio preventivo delle copie dei verbali di interrogatorio dei coindagati; 2) carenza di autonoma motivazione del GIP (art. 292 c.p.p.), con mera trasposizione della richiesta del pubblico ministero; 3) insufficienza della gravità indiziaria (art. 273 c.p.p. citato dalla difesa) e mancanza di motivazione sull'aggravante mafiosa (art. 416-bis c.p.). La difesa sosteneva inoltre che le intercettazioni non provavano il coinvolgimento dell'imputato e che rapporti conflittuali con il fratello renderebbero implausibile la sua partecipazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che: la censura sulla nullità dell'interrogatorio non fosse deducibile nel giudizio di riesame (che riguarda i presupposti della misura) e che, sul merito, non sussista nullità perché l'interrogatorio richiede il deposito degli atti a fondamento della misura ma non degli interrogatori dei coindagati; la critica sulla mancata autonoma motivazione del GIP era generica e quindi inammissibile; la valutazione della gravità indiziaria operata dal tribunale era logica e coerente, con adeguata esposizione degli elementi e delle intercettazioni rilevanti; l'aggravante mafiosa, sebbene non argomentata in un paragrafo ad hoc, risulta desumibile dal contesto motivazionale e dalle conversazioni riportate. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come titolo dell'istanza di riesame presentata in favore dell'indagato. Il giudizio di riesame verifica i presupposti della misura cautelare, ma le censure che incidono sulla prosecuzione della misura devono essere trattate con gli strumenti procedurali specifici (art. 306 e 310 c.p.p.)

  • art. 293 cod. proc. pen.

    Richiamata dalla difesa per invocare la nullità dell'interrogatorio di garanzia. La Corte ha ritenuto la questione inammissibile nel giudizio di riesame e, sul merito, ha precisato che l'interrogatorio richiede il deposito degli atti su cui si fonda la misura, ma non il deposito degli interrogatori dei coindagati

  • art. 292 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'obbligo di motivazione autonoma del GIP sull'adozione della misura. La Corte ha ritenuto che il tribunale avesse fornito adeguata motivazione e che la censura difensiva fosse generica

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla difesa in ordine alla gravità indiziaria della condotta contestata; la Corte ha valutato che il tribunale aveva svolto un'adeguata esposizione degli elementi indiziari e delle intercettazioni, non ravvisando vizio di motivazione

  • art. 306 cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla Corte quale strumento competente per pronunciare l'estinzione automatica della misura qualora sussistano vizi incidenti sulla sua prosecuzione (distinto dal giudizio di riesame)

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Richiamata come rimedio esperibile avverso le ordinanze del giudice che pronuncia sull'estinzione della misura (collegamento procedurale ai rimedi nei confronti della prosecuzione della misura)

  • art. 416-bis cod. pen.

    Aggravante mafiosa contestata: la Corte ha ritenuto che, benché non vi fosse un paragrafo esplicito dedicato, il complesso della motivazione e le comunicazioni intercettate consentivano di desumere la sussistenza della metodologia mafiosa

Massime di principio

  • Nel giudizio di riesame delle misure cautelari (art. 309 c.p.p.) le censure che incidono sulla regolarità formale dell'interrogatorio di garanzia possono essere inammissibili se avrebbero effetto sulla prosecuzione della misura e richiedono rimedi procedurali specifici (art. 306 e 310 c.p.p.).
  • La Corte di legittimità non sostituisce la valutazione del merito probatorio del giudice di merito: può verificare se la motivazione sia congrua, logica e conforme ai canoni di diritto, ma non riesaminare i fatti per formulare una diversa valutazione delle fonti probatorie.
  • Per essere efficace, la censura sulla carenza motivazionale deve essere specifica: critiche generiche alla mancata valutazione autonoma del GIP rischiano di essere dichiarate inammissibili.
  • L'assenza di un paragrafo esplicito su una aggravante (es. 416-bis) non annulla automaticamente la qualificazione se la sussistenza dell'aggravante risulta comunque desumibile dal contesto motivazionale e dagli elementi puntualmente richiamati.
  • La difesa che contesta la portata delle intercettazioni deve dimostrare che la diversa ricostruzione impedisca logicamente la ritenuta gravità indiziaria; semplici argomentazioni alternative o deduzioni basate su relazioni familiari conflittuali, se non provate, difficilmente inficiano la motivazione del giudice di merito.
  • Chi intende ottenere copia di atti rilevanti per l'interrogatorio deve adottare gli opportuni rimedi procedurali tempestivi: il rilascio post-interrogatorio non determina automaticamente la nullità dello stesso se non emerge un pregiudizio concreto alla difesa.

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