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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5178/2025 del 10/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Soloperto chiedeva la concessione della pena sostitutiva del lavoro di pubblica utilità per la pena detentiva di 1 anno e 6 mesi inflitta in primo grado (sentenza 7/1/2011) e confermata in appello il 7/2/2018. All'entrata in vigore del d.lgs. 150/2022 (30/12/2022) il procedimento era ancora pendente in Cassazione; dopo declaratoria di inammissibilità del ricorso per Cassazione del 29/3/2023 Soloperto ha tempestivamente adito il giudice dell'esecuzione ai sensi dell'art.95 d.lgs.150/2022 per ottenere la sostituzione della pena. Il Tribunale di Napoli, però, aveva declinato la propria competenza disapplicando la disciplina transitoria prevista dall'art.95, ritenendo improcedibile l'istanza.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato, affermando l'applicabilità della disciplina transitoria di cui all'art.95 d.lgs.10 ottobre 2022, n.150 ai procedimenti che alla data di entrata in vigore della riforma erano pendenti dinanzi alla Corte di Cassazione. Ha precisato che, una volta formato il giudicato dopo il giudizio di legittimità, il condannato può presentare al giudice dell'esecuzione l'istanza di sostituzione della pena (ai sensi dell'art.666 c.p.p.) e che l'applicazione della nuova disciplina non è subordinata alla verifica di maggiore favorevolezza rispetto alla previgente normativa. Pertanto l'ordinanza del Tribunale di Napoli è stata annullata e gli atti sono rinviati al Tribunale per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • D.Lgs. 10 ottobre 2022, n.150 (art.95)

    La disposizione transitoria riconosce la possibilità, per i procedimenti che alla data di entrata in vigore della riforma erano pendenti in Cassazione, di adire il giudice dell'esecuzione per ottenere l'applicazione delle pene sostitutive una volta formato il giudicato; la sua applicazione non è subordinata alla verifica di maggiore favorevolezza rispetto alla previgente disciplina.

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Individua il procedimento dinanzi al giudice dell'esecuzione tramite il quale il condannato può chiedere la sostituzione della pena detentiva con una pena sostitutiva (es. lavoro di pubblica utilità).

  • Giurisprudenza citata: Sez.1, n.48579 del 11/10/2023 (Rv. 285684)

    Conferma che la pronuncia del dispositivo della sentenza di appello entro il 30/12/2022 determina la pendenza del procedimento innanzi alla Corte di Cassazione e legittima la successiva istanza al giudice dell'esecuzione per la sostituzione della pena.

  • Giurisprudenza citata: Sez.1, n.33840 del 29/05/2024 (Rv. 286696)

    Afferma che l'applicazione della disciplina introdotta dalla 'riforma Cartabia' ai procedimenti pendenti in Cassazione non richiede un confronto di favorevolezza con la previgente normativa per poter essere applicata dal giudice dell'esecuzione.

Massime di principio

  • Se la pronuncia di appello è intervenuta entro il 30/12/2022 e all'entrata in vigore del d.lgs.150/2022 il procedimento era pendente in Cassazione, il condannato può, una volta formato il giudicato, chiedere al giudice dell'esecuzione la sostituzione della pena ai sensi dell'art.95.
  • La domanda va presentata al giudice dell'esecuzione (art.666 c.p.p.); il giudice non può declinare la competenza sulla base della pretesa incompatibilità della disciplina transitoria.
  • Non è necessario dimostrare che la disciplina nuova sia più favorevole rispetto alla previgente per poterne ottenere l'applicazione nel caso di procedimenti pendenti in Cassazione alla data di entrata in vigore della riforma.
  • Verificare sempre che la pena detentiva rientri nell'ambito delle 'pene detentive brevi' contemplate dalla riforma prima di proporre l'istanza; in caso di diniego ingiustificato è possibile impugnare il provvedimento e chiedere l'annullamento con rinvio.
  • Presentare l'istanza tempestivamente dopo il passaggio in giudicato e conservare la documentazione relativa alla pendenza davanti alla Corte di Cassazione per dimostrare il diritto di applicazione del regime transitorio.

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