Cassazione Penale, Sentenza n. 16518/2023 del 18/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto la sostituzione del commissario "ad acta" con riguardo all'ordinanza del 07/11/2017; il Magistrato di sorveglianza ha dichiarato non luogo a provvedere rilevando che il soggetto, al momento dell'istanza, non era in espiazione di pena definitiva ma assoggettato a misura cautelare. Il ricorrente ha censurato tale decisione denunciando violazione di legge (art. 666, comma 2 c.p.p. e art. 35-bis legge 26 luglio 1975, n. 354), sostenendo che lo stato di carcerazione, ancorché derivante da misura cautelare successiva, renderebbe comunque competente la magistratura di sorveglianza per la tutela dei diritti connessi alla vita detentiva.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che la competenza funzionale della magistratura di sorveglianza richiede l'esistenza di una pena o di una misura di sicurezza in fase di esecuzione; nel caso concreto il ricorrente era sottoposto a misura cautelare e non stava scontando una pena definitiva, mancando dunque il presupposto per la competenza del giudice di sorveglianza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare la somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
art. 666, comma 2 cod. proc. pen.
Invocato dal ricorrente in relazione alla sostituzione del commissario ad acta; la Corte ha ritenuto irrilevante l'articolazione richiesta se manca il presupposto dell'esecuzione della pena che fonda la competenza del magistrato di sorveglianza.
art. 35-bis legge 26 luglio 1975, n. 354
Richiamata dal ricorrente per questioni relative alla vita detentiva; la Corte sottolinea che le disposizioni concernenti l'esecuzione penale sono operative solo se è in corso l'esecuzione di pena o misura di sicurezza.
art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.
Norma sul motivo di ricorso per cassazione (violazione di legge); la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato.
art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.
Richiamato nella motivazione in relazione ai limiti di specificità delle censure di motivazione; usato per spiegare l'inammissibilità dei vizi generici o non specifici.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato come limite alla sintesi delle doglianze nel ricorso per cassazione (richiesta di motivazione sintetica).
Giurisprudenza: Sez. 1, n. 3803 del 15/11/2013 (Musardo)
Citata per affermare che la magistratura di sorveglianza non ha competenza esclusiva su tutte le questioni connesse allo stato di detenzione; la competenza si radica solo se è in corso l'esecuzione di una pena o misura di sicurezza.
Giurisprudenza: Sez. 2, n. 17281 del 08/01/2019 (Delle Cave)
Citata per il principio secondo cui il ricorso per cassazione è inammissibile per manifesta infondatezza se si fonda su errori evidenti di diritto o su questioni già risolte in senso contrario senza nuovi argomenti.
Massime di principio
- La competenza della magistratura di sorveglianza per questioni connesse alla vita detentiva richiede che sia in corso l'esecuzione di una pena definitiva o di una misura di sicurezza; la semplice presenza in carcere per una misura cautelare non è di per sé sufficiente.
- Se una precedente ordinanza ha già avuto ottemperanza e la pena definitiva è stata espiata, il sopravvenire di una custodia cautelare non riconnette automaticamente la questione alla competenza della magistratura di sorveglianza.
- Per pretese risarcitorie o altre domande non direttamente attinenti all'esecuzione di una pena in corso, potrebbero essere competenti giudici ordinari o amministrativi; è necessario valutare la natura sostanziale della domanda (esecuzione pena vs. conseguenze civilistiche).
- In ricorso per cassazione è rischioso fondare le doglianze su interpretazioni contrarie a giurisprudenza consolidata senza portare nuovi elementi o ragioni specifiche: ciò può determinare l'inammissibilità per manifesta infondatezza.
- Nelle istanze che riguardano la tutela di diritti del detenuto è essenziale verificare preliminarmente il presupposto materiale di competenza (inesistenza/ sussistenza dell'esecuzione della pena) e, in caso di dubbio, prospettare alternativamente rimedi esperibili davanti ad altri giudici competenti.
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