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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30307/2024 del 23/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per violazione dell'art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150: la difesa aveva richiesto, durante l'udienza di appello, la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria o con lavoro di pubblica utilità; la Corte d'appello dichiarò la richiesta inammissibile ritenendo che, ai sensi del principio devolutivo (art. 597 c.p.p.), la domanda dovesse essere formulata nei motivi di impugnazione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso in parte. Ha ritenuto che, pur essendo necessaria una specifica richiesta dell'imputato per far decidere il giudice di appello sulle pene sostitutive previste dall'art. 20-bis c.p., tale richiesta possa essere formulata fino alla conclusione dell'udienza di discussione in appello. Perciò ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al diniego delle pene sostitutive e ha rimesso la questione al giudice del rinvio perché, nell'esercizio del suo potere discrezionale, si pronunci in ordine all'istanza tempestivamente avanzata dall'imputato.

Norme richiamate

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Norma transitoria che estende, se più favorevole, l'applicazione delle nuove disposizioni (tra cui le pene sostitutive) ai procedimenti pendenti; non impone un limite temporale o di fase processuale alla richiesta della parte in appello.

  • art. 20-bis c.p.

    Prevede le pene sostitutive delle pene detentive brevi oggetto della valutazione in base alla riforma; la loro applicabilità in appello dipende da richiesta dell'imputato e dalla valutazione discrezionale del giudice.

  • art. 545-bis c.p.p.

    Introduce la procedura bifasica e l'obbligo di consenso dell'imputato per la sostituzione; consente al giudice, dopo la lettura del dispositivo, di acquisire informazioni utili per decidere sulla sostituzione anche in appello.

  • art. 597 c.p.p.

    Principio devolutivo dell'appello: tradizionalmente interpretato come richiedente che le questioni soggette a revisione debbano essere prospettate nel gravame, ma da coordinare con la disciplina transitoria e la nuova procedura bifasica.

  • art. 133 c.p.

    Criteri di determinazione della pena (prognosi di risocializzazione, minor sacrificio della libertà personale) che guidano il giudizio discrezionale del giudice quando valuta l'eventuale sostituzione.

  • art. 585, comma 4 c.p.p.

    Strumento dei motivi nuovi in appello che può essere utilizzato per prospettare la questione della sostituzione quando ancora possibile procedimentalmente.

  • art. 666 c.p.p.

    Richiamato con riferimento alla situazione in cui la cassazione sia pendente al 30/12/2022: la richiesta di sostituzione nel giudizio di esecuzione deve essere formulata entro 30 giorni dall'irrevocabilità, ove previsto.

Massime di principio

  • La richiesta di applicazione delle pene sostitutive da parte dell'imputato è necessaria per autorizzare il giudice ad esaminarne l'applicabilità, ma può essere formulata fino alla conclusione dell'udienza di discussione in appello.
  • Il giudice di appello conserva un potere discrezionale: non è obbligato a proporre d'ufficio la pena sostitutiva e può ritenere insussistenti i presupposti; tuttavia, se la richiesta è tempestivamente avanzata, il rifiuto formale di prenderla in considerazione può determinare l'annullamento e il rinvio.
  • La disciplina transitoria (art. 95 d.lgs. 150/2022) va interpretata nel senso del favor rei: se la nuova normativa è più favorevole al condannato, trova applicazione anche nei procedimenti pendenti, senza imporre barriere di fase processuale.
  • In appello è possibile avvalersi, se necessario, dei motivi nuovi ex art. 585 c.p.p., ma non è l'unica via procedurale: la presentazione orale dell'istanza in udienza è efficace se tempestiva.
  • Quando la vicenda è già in Cassazione al momento dell'entrata in vigore della riforma, la procedura può richiedere l'intervento del giudice dell'esecuzione e il rispetto dei termini specifici (art. 666 c.p.p.).
  • In presenza di contrasto di giurisprudenza, la soluzione praticabile è formulare tempestivamente l'istanza e, se necessario, prospettare il frazionamento dell'organizzazione delle prove/informazioni necessarie (modalità bifasica) perché il giudice possa decidere pienamente informato.

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