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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16711/2026 del 11/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 12/11/2025 che aveva disposto la revoca dell'ordinanza del 10/11/2025, con cui era stata dichiarata la nullità della sentenza irrevocabile del 5/12/2024. La ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione perché il Tribunale aveva deciso de plano, senza fissare l'udienza in camera di consiglio e senza il contraddittorio delle parti, fuori dalle ipotesi ammesse dall'art. 666, comma 2, c.p.p., mentre la questione richiedeva accertamenti e valutazioni discrezionali e non costituiva mera riproposizione né era manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha dichiarato la nullità dell'ordinanza impugnata per violazione del modello procedurale previsto dall'art. 666 c.p.p. (emissione de plano ammessa solo quando l'istanza manchi dei requisiti direttamente stabiliti dalla legge e la loro constatazione non richieda valutazioni cognitive o discrezionali) e per violazione del diritto al contraddittorio (nullità assoluta rilevabile ex artt. 178 e 179 c.p.p.). Ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di Isernia per un nuovo giudizio conforme ai principi enunciati.

Norme richiamate

  • art. 666 c.p.p., comma 2

    deroga alla celebrazione dell'udienza in camera di consiglio con possibilità di decidere de plano quando l'istanza costituisca mera riproposizione di una richiesta già rigettata ovvero sia manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge

    Interpretato in senso restrittivo: il decreto adottato de plano è legittimo solo se la mancanza dei requisiti è immediatamente desumibile dalla legge e non richiede accertamenti di fatto o valutazioni discrezionali

  • art. 178 c.p.p.

    Richiamato quale fondamento della rilevabilità d'ufficio della nullità di ordine generale e assoluta quando sia compromesso il contraddittorio tra le parti

  • art. 179 c.p.p.

    Connesso all'art. 178: la nullità per violazione del contraddittorio determina la nullità del giudizio e del provvedimento ed è rilevabile in ogni stato e grado del procedimento

  • Giurisprudenza menzionata (Sez. 1, n. 32279 del 29/03/2018, Focoso)

    il decreto di inammissibilità per manifesta infondatezza può essere emesso de plano soltanto qualora l'istanza manchi dei requisiti posti direttamente dalla legge e la presa d'atto di tale mancanza non richieda accertamenti di tipo cognitivo né valutazioni discrezionali

    Principio applicato: conferma la necessita' di un vaglio preliminare non discrezionale per l'adozione di provvedimenti de plano; se sono richiesti accertamenti o valutazioni sulla fondatezza la decisione richiede il contraddittorio

Massime di principio

  • Le decisioni 'de plano' nel processo di esecuzione (art. 666 c.p.p.) sono ammesse solo quando la mancanza di requisiti sia immediatamente desumibile dalla legge e non richieda accertamenti di fatto o valutazioni discrezionali.
  • La revoca o la modifica di provvedimenti che incidono su sentenze irrevocabili, se richiedono verifiche o valutazioni, non puo' essere decisa senza fissare l'udienza in camera di consiglio e garantire il contraddittorio; l'omissione determina nullità assoluta rilevabile in ogni stato del processo (artt. 178-179 c.p.p.).
  • La nullità per violazione del contraddittorio comporta l'annullamento del provvedimento impugnato e, di norma, il rinvio al giudice di merito per un nuovo esame con partecipazione delle parti.
  • La Procura o il giudice dell'esecuzione che ritengono infondata una istanza devono valutare se la manifestata infondatezza sia immediatamente accertabile; se non lo e', devono comunque assicurare il contraddittorio prima di pronunciarsi.
  • In situazioni analoghe, la difesa deve sollevare tempestivamente la violazione del contraddittorio e chiedere l'annullamento del provvedimento con rinvio, avendo la Corte costantemente escluso un uso estensivo dei poteri de plano.

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