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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 19220/2023 del 06/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di revocazione dell'ordinanza della Corte di cassazione 19 maggio 2022 n. 16139. La ricorrente lamentava che la Corte avrebbe errato nella percezione dell'oggetto del ricorso per cassazione: avrebbe ritenuto non allegata la sentenza del Tribunale di Roma n. 8463/11 e avrebbe attribuito a quella sentenza l'accertamento in facto (che il budget non era stato superato) mentre, a suo avviso, la sentenza aveva accertato in diritto che l'eventuale superamento del budget non ostava al pagamento dei rimborsi. Inoltre la ricorrente deduceva violazione dell'art. 2909 c.c. (efficacia del giudicato esterno).

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione. Ha ritenuto inammissibile la censura relativa alla mancata allegazione della sentenza 8463/11 per difetto di decisività, poiché l'ordinanza impugnata aveva comunque motivato anche sul contenuto della sentenza così come trascritto nel ricorso e aveva escluso l'esistenza del giudicato esterno. Ha ritenuto inammissibile anche la censura che prospettava un'errata percezione dell'oggetto del contendere, qualificando la presunta inosservanza come un errore di giudizio (non sanabile in revocazione ai sensi dell'art. 395 n.4 c.p.c.). Per la complessità delle questioni, ha disposto la compensazione integrale delle spese tra le parti.

Norme richiamate

  • art. 391 bis c.p.c.

    Norma invocata come base procedurale per la revocazione; la Corte ha esaminato il ricorso alla luce delle regole sulla revocazione degli atti della Corte di cassazione

  • art. 395 n. 4 c.p.c.

    Limita la revocazione agli errori di fatto decisivi; la Corte ha ritenuto che le doglianze prospettate fossero, seppure potenzialmente errori, in realtà errori di giudizio non rientranti nell'ipotesi di revocazione per errore di fatto

  • art. 276 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla necessità di esame preliminare della decisività delle censure; la Corte ha ritenuto la censura sulla mancata allegazione non decisiva rispetto al risultato

  • art. 2909 c.c.

    Norma invocata dalla ricorrente in ordine all'efficacia del giudicato esterno; la Corte ha valutato che la sentenza richiamata non avesse accertato l'identità della questione in termini tali da generare effetto preclusivo rispetto al giudizio oggetto del ricorso

Massime di principio

  • La revocazione di una pronuncia della Corte di cassazione è ammissibile solo per i casi tassativi previsti (es. errore di fatto decisivo ex art. 395 n.4 c.p.c.); contestazioni di valutazione o di interpretazione costituiscono errori di giudizio non sanabili con la revocazione.
  • Chi invoca l'effetto preclusivo o il giudicato esterno deve dimostrare che la pronuncia anteriore ha effettivamente deciso, con identità di causa petendi e thema decidendum, la medesima questione: la semplice somiglianza o una interpretazione estensiva del testo non bastano.
  • L'allegazione della pronuncia anteriore è importante, ma l'assenza di allegazione può risultare irrilevante se il contenuto della sentenza è comunque stato portato all'attenzione del giudice e quest'ultimo lo ha esaminato e ritenuto insufficiente a fondare il giudicato esterno.
  • Se la decisione impugnata si fonda su più autonome ratio decidendi, anche l'errore su una sola di esse può essere non decisivo ai fini della revocazione: va dimostrato che l'errore contestato sia stato determinante per l'esito.
  • In situazioni complesse o con questioni sottili la Corte può compensare integralmente le spese processuali.

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