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Sentenza

Sentenza n. 2622/2026 - Palermo, Sezione 1

Giustizia amministrativa202601762

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Sicilia - Palermo, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Determinazioni comunali di aggiudicazione provvisoria e definitiva e nota di diniego del diritto di prelazione nella vendita di lotti appartenenti al patrimonio disponibile comunale

Esito

DIFETTO DI GIURISDIZIONE

Favorevole al resistente (comune)

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato gli atti con cui il Comune ha posto in vendita alcuni lotti di terreno già di loro proprietà, ceduti in precedenza all’amministrazione a scomputo di oneri urbanistici, e ha negato loro il diritto di prelazione previsto dagli atti comunali e dal bando. Hanno dedotto, in particolare, la mancata indicazione nel bando delle modalità di esercizio della prelazione, la violazione delle previsioni contenute nella modifica delle NTA, nel piano di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare e nel bando di gara, nonché profili di sviamento e illogicità dell’azione amministrativa. Hanno chiesto l’annullamento degli atti, l’accertamento del diritto di prelazione e l’adozione degli atti necessari al suo esercizio. Il TAR ha rilevato d’ufficio, previa comunicazione alle parti, possibili profili di difetto di giurisdizione.

La decisione

Il TAR ha definito il giudizio con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a. e ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, declinando la giurisdizione in favore del giudice ordinario. Secondo il Collegio, la posizione fatta valere non è un interesse legittimo relativo agli atti autoritativi della procedura di alienazione, ma un diritto soggettivo potestativo alla prelazione su un bene appartenente al patrimonio disponibile del Comune. La procedura di dismissione presenta una fase pubblicistica, nella quale l’amministrazione individua i beni, determina il prezzo e svolge la gara, e una fase successiva nella quale, una volta esaurito l’esercizio dei poteri pubblicistici e formulata l’offerta, il diritto di prelazione può essere fatto valere davanti al giudice ordinario. Le censure formalmente rivolte al bando e agli atti di aggiudicazione non modificano il petitum sostanziale, poiché mirano in concreto a ottenere il riconoscimento della prelazione, diritto non degradabile per effetto di provvedimenti amministrativi. Neppure il riferimento del Comune a pregresse vicende edilizie riconduce la controversia alla giurisdizione esclusiva in materia urbanistico-edilizia: tali vicende sono solo indicate come presupposto del diniego, non sono oggetto di contestazione e restano estranee al thema decidendum. Il giudizio può essere riassunto davanti al giudice ordinario ai sensi dell’art. 11 c.p.a. Le spese sono state compensate.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    La sentenza è pronunciata in esito alla camera di consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare, sentite sul punto le parti costituite.

    Ha consentito al TAR di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata nella camera di consiglio cautelare, previo avviso alla parte ricorrente.

  • art. 133, comma 1, lett. f), c.p.a.

    giurisdizione esclusiva [...] in materia di urbanistica ed edilizia

    La disposizione non si applica quando le vicende edilizie sono richiamate soltanto come presupposto del diniego della prelazione e non costituiscono oggetto della controversia.

  • art. 11 c.p.a.

    La declinatoria di giurisdizione consente alla parte di proseguire il giudizio davanti al giudice ordinario nel rispetto delle condizioni previste dalla norma.

  • art. 13 NTA, come modificato dalla deliberazione consiliare n. 38/2020

    un diritto di prelazione in favore dei proprietari che le avevano originariamente cedute

    La previsione è stata considerata quale fonte del diritto soggettivo di prelazione dedotto dai ricorrenti, non come base di un interesse legittimo degradabile.

  • art. 8 l. 590/1965

    prelazione ai sensi dell’art. 8 L. 590/1965

    Il riferimento contenuto nel piano di alienazione è stato ricondotto alla controversia sul diritto di prelazione, la cui spettanza appartiene alla cognizione del giudice ordinario.

Massime di principio

  • Nelle controversie relative all’alienazione di immobili appartenenti al patrimonio disponibile di un ente pubblico, il riparto di giurisdizione deve essere determinato in base al petitum sostanziale, avuto riguardo soprattutto alla causa petendi e all’effettiva situazione giuridica dedotta.
  • La fase di individuazione dei beni da alienare, determinazione del prezzo e svolgimento della procedura di evidenza pubblica è riconducibile all’esercizio di poteri pubblicistici e può coinvolgere interessi legittimi; tuttavia, il diritto soggettivo di prelazione sorge nella fase successiva, quando l’ente abbia esaurito tali poteri e abbia formulato l’offerta in tutte le sue componenti.
  • Il diritto di prelazione, quale diritto soggettivo potestativo, non può essere degradato o affievolito da provvedimenti amministrativi. La controversia che mira sostanzialmente ad accertare la spettanza o il legittimo esercizio della prelazione appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, anche se le censure sono formalmente rivolte contro il bando, l’aggiudicazione o altri atti amministrativi della procedura.
  • Il mero richiamo a pregresse vicende edilizie nella motivazione del diniego della prelazione non radica la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di urbanistica ed edilizia quando tali vicende non siano autonomamente contestate e restino estranee all’oggetto effettivo della controversia.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniGiurisdizione e riparto
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiRiparto di giurisdizionePrincipio di legalità e tipicità

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