Cassazione Penale, Ordinanza n. 01718/2026 del 15/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (giudice)
La controversia
La difesa dell'imputato ha proposto ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. contro la sentenza della Corte di cassazione che aveva dichiarato inammissibile un precedente ricorso. Il ricorrente ha dedotto che la Corte sarebbe incorsa in un errore di fatto: in particolare, non avrebbe riconosciuto la violazione dell'art. 521 c.p.p. per avere attribuito all'imputato una condotta diversa da quella contestata e per avere ritenuto una condotta partecipativa e la sussistenza dell'elemento psicologico. La censura mirava quindi a far valere un preteso travisamento percettivo nella decisione di legittimità.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario. Ha ritenuto che le doglianze non integrassero un errore di fatto rilevante ex art. 625-bis c.p.p., perché il preteso errore derivava in realtà da valutazioni giuridiche su fatti correttamente percepiti. Il ricorrente, infatti, si limitava a contestare il merito della decisione come ingiusta sotto un profilo meramente valutativo, senza indicare un fatto o dato concreto oggetto di errata percezione. Conseguentemente, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3000 alla Cassa delle ammende, in assenza di elementi per escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Norme richiamate
art. 625-bis c.p.p.
Il rimedio straordinario per errore di fatto è esperibile solo quando l'errore derivi da una fuorviata rappresentazione percettiva e non da una valutazione giuridica; è inammissibile se le doglianze investono il giudizio della Corte.
art. 521 c.p.p.
La violazione del principio di corrispondenza tra contestazione e decisione è evocata dalla difesa come oggetto del preteso errore di fatto, ma la Corte non ravvisa un vero errore percettivo rilevante nel caso concreto.
art. 625-bis cod. proc. pen.
Richiamato come base normativa del ricorso straordinario per errore di fatto; la Corte ne ribadisce la natura eccezionale e non utilizzabile per contestare apprezzamenti valutativi.
Massime di principio
- Nel ricorso straordinario per errore di fatto ex art. 625-bis c.p.p. non è deducibile una censura che, sotto la veste dell'errore percettivo, miri in realtà a sollecitare una diversa valutazione giuridica o di merito dei fatti già esaminati.
- L'errore di fatto rilevante ai fini dell'art. 625-bis c.p.p. richiede una falsa percezione di un dato processuale o fattuale decisivo; se la decisione impugnata contiene un apprezzamento valutativo, la doglianza resta fuori dal perimetro del rimedio straordinario.
- La mera deduzione che la decisione sia ingiusta o che abbia interpretato in modo errato la condotta, la partecipazione o l'elemento soggettivo dell'imputato non basta a integrare l'errore di fatto, in assenza dell'indicazione di uno specifico fatto o dato travisato.
- L'inammissibilità del ricorso straordinario comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, salvo assenza di colpa nella causa di inammissibilità, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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