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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 6300/2025 del 17/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza del 07/10/2024 che aveva respinto la richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione n.14/2003 R.S.A. relativo a opere abusive in Nocera Inferiore. Il ricorrente deduce carenza e contraddittorietà di motivazione perché l'ordine colpirebbe un erede non autore dell'abuso (acquisizione per successione), perché sarebbe stato omesso di considerare che l'abuso non era in zona vincolata e che esisteva una domanda di condono del 1986 presentata da terzi; contesta inoltre che il giudice abbia disatteso il valore probatorio dell'ISEE e non abbia verificato l'effettiva impossibilità di reperire un alloggio popolare.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha dichiarato inammissibili il primo e il secondo motivo e ha ritenuto il terzo infondato. Si è confermato che l'ordine di demolizione non è sproporzionato rispetto al diritto all'abitazione: il giudice ha valorizzato la consapevolezza del ricorrente dell'ordine (istanza iniziale del novembre 2021), la mancata tempestiva attivazione per sanare o trovare soluzione alternativa, l'assenza di documentazione adeguata su inabilità al lavoro o condizioni di salute e il fatto che la sola certificazione ISEE non basta a provare l'impossibilità abitativa. La sentenza richiama i criteri di proporzionalità della Corte EDU e la giurisprudenza interna. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato alle spese.

Norme richiamate

  • art. 444 cod. proc. pen.

    La sentenza di applicazione della pena pronunciata ai sensi dell'art. 444 ha disposto la demolizione; l'ordine di demolizione è stato eseguito in esecuzione di quella sentenza irrevocabile.

  • art. 349 cod. pen.

    Reato contestato nella sentenza di condanna originaria (violazione di sigilli), considerato nel quadro della gravità e consapevolezza dell'illegalità dell'opera.

  • legge 28/02/1985, n.47, art.20 lett. b)

    Norma richiamata come capo di imputazione nella sentenza di condanna originaria relativa a illeciti edilizi.

  • legge 05/11/1971, n.1086, artt.13 e 14

    Norme tecniche urbanistico-edilizie richiamate tra i reati che hanno determinato l'ordine demolitorio.

  • legge 02/02/1974, n.64, art.20

    Ulteriore norma edilizia richiamata nella sentenza di merito originaria.

  • art. 666, comma 2, cod. proc. pen.

    Consente al giudice dell'esecuzione di dichiarare inammissibile una istanza ritenuta mera riproposizione di precedente richiesta già decisa; qui la prima ordinanza di rigetto aveva usato tale disposizione ma fu annullata in precedenza dalla Cassazione per mancata valutazione di nuovi elementi.

  • art. 173, comma 1, D.Lgs. 28 luglio 1989 n.271

    Richiesto il rispetto dei limiti di esposizione dei motivi nel ricorso, fermo restando l'adeguatezza della articolazione dei motivi per decidere.

  • DPCM 5 dicembre 2013, n.159 (art.2)

    L'ISEE è lo strumento formale di valutazione della situazione economica per l'accesso a prestazioni sociali agevolate; tuttavia, la Corte ha ritenuto che la sola attestazione ISEE, senza riscontri documentali aggiuntivi, non sia sufficiente a dimostrare lo stato di bisogno ai fini della sospensione dell'ordine demolitorio.

  • Costituzione italiana, artt. 2 e 3

    Richiamati come valori costituzionali collegati al diritto alla dignità e all'eguaglianza, rilevanti nel bilanciamento con l'interesse pubblico alla tutela del territorio.

  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo, art.8 e giurisprudenza Corte EDU (Ivanova e Cherkezov; Kaminskas)

    Il principio di proporzionalità ex CEDU (diritto alla vita privata e familiare e alla abitazione) deve essere valutato bilanciando l'interesse pubblico alla tutela del territorio e l'interesse degli interessati; la Corte ha richiamato i criteri (possibilità di accesso a tribunale, tempo per sanatoria o ricollocazione, condizioni personali) da considerare ma ha confermato che l'inerzia del richiedente non può essere sfruttata a proprio vantaggio.

Massime di principio

  • Il giudice valuta la proporzionalità dell'ordine demolitorio bilanciando l'interesse pubblico alla tutela del territorio con il diritto all'abitazione; occorre valutare consapevolezza dell'illegalità, tempo disponibile per sanare o trovare alternativa e condizioni personali.
  • Gli eredi o aventi causa non sempre hanno diritto a una nuova notifica dell'ordine di demolizione se l'esecuzione era già iniziata nei confronti del condannato; non possono 'lucrare' sull'inerzia del destinatario originario.
  • La mera produzione dell'ISEE non è sufficiente, da sola, a dimostrare una situazione di indigenza tale da giustificare la sospensione: servono elementi probatori puntuali (inabilità al lavoro, presenza di minori, disabilità, documentazione amministrativa sulle richieste di alloggio).
  • Richiedere la sospensione come mera riproposizione di istanze precedentemente rigettate può essere dichiarato inammissibile, salvo che siano prodotti elementi nuovi e rilevanti non esaminati in precedenza.
  • La presentazione tardiva di istanze (es. domanda per alloggio popolare inoltrata molto dopo la conoscenza dell'ordine) può essere valutata negativamente come mancata diligenza nel reperire soluzioni alternative.
  • La presenza di una domanda di condono in atti deve essere dimostrata e collegata all'immobile oggetto dell'ordine; domande di condono presentate da terzi o per immobili diversi non legittimano la sospensione dell'esecuzione.
  • Quando la decisione poggia su più argomentazioni indipendenti, l'eventuale vizio relativo a una sola argomentazione non invalida l'intero provvedimento se restano altre ragioni adeguate a sostenerlo.

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