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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13159/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (finanziatore)

La controversia

La società ricorrente aveva erogato, quale gestore del fondo rotativo istituito dalla legge n. 394/1981 per finanziamenti agevolati alle PMI, un finanziamento agevolato a una società poi fallita. Nel successivo accertamento del passivo del fallimento, il relativo credito di restituzione, pari a euro 113.386,25 oltre interessi, era stato ammesso solo in chirografo. La ricorrente proponeva opposizione sostenendo che il credito dovesse essere ammesso con privilegio ai sensi dell'art. 9, comma 5, del d.lgs. n. 123/1998, trattandosi di somme erogate nell'ambito di un intervento pubblico di sostegno alle attività produttive, poi venuto meno per inadempimento della beneficiaria e risoluzione del contratto di finanziamento. Il tribunale aveva invece negato il privilegio, ritenendo che esso spettasse solo in caso di revoca amministrativa del beneficio e non anche in caso di risoluzione contrattuale ex art. 1456 c.c. Il ricorso per cassazione censurava tale interpretazione della disciplina del privilegio, deducendo violazione dell'art. 9 del d.lgs. n. 123/1998 e, con un secondo motivo, dei criteri ermeneutici di cui all'art. 12 preleggi e degli artt. 2745 e 2741 c.c.; il secondo motivo è stato dichiarato assorbito.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo di ricorso, ha cassato il decreto impugnato e, decidendo nel merito ex art. 384, comma 2, c.p.c., ha ammesso al passivo il credito della ricorrente in via privilegiata ai sensi dell'art. 9, comma 5, del d.lgs. n. 123/1998, riconoscendolo per euro 113.386,25 oltre interessi. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. Le spese di entrambi i gradi sono state integralmente compensate per la novità e controvertibilità della questione al momento dell'introduzione del giudizio.

Norme richiamate

  • art. 9 d.lgs. 31 marzo 1998, n. 123

    comma 1, comma 3, comma 4, comma 5

    Il privilegio per le restituzioni opera non solo in caso di revoca amministrativa, ma anche quando la caducazione del beneficio derivi da vicende del rapporto negoziale, come la risoluzione per inadempimento; la revoca rilevante ai fini del privilegio non ha natura esclusivamente provvedimentale e può essere integrata da atti o fatti che determinino il venir meno del beneficio pubblico.

  • art. 1456 c.c.

    La dichiarazione di risoluzione contrattuale per clausola risolutiva espressa può integrare, sul piano funzionale, il presupposto della revoca rilevante ai fini dell'art. 9 del d.lgs. n. 123/1998.

  • art. 1454 c.c.

    La diffida ad adempiere è richiamata come ulteriore ipotesi idonea a integrare la revoca rilevante ai fini del privilegio.

  • art. 1186 c.c.

    La decadenza dal beneficio del termine, dichiarata dal creditore, è indicata come evento idoneo a integrare la revoca rilevante ai fini del privilegio.

  • art. 2745 c.c.

    Il privilegio trova giustificazione nella causa del credito assistito, radicata nella concessione dell'intervento pubblico di sostegno.

  • art. 2741 c.c.

    È richiamato dal ricorrente in chiave di interpretazione sistematica della prelazione, ma il suo esame è assorbito dall'accoglimento del primo motivo.

  • art. 12 preleggi

    È richiamato nel secondo motivo come criterio ermeneutico, ma tale doglianza è stata assorbita.

  • art. 384, comma 2, c.p.c.

    La Corte, ritenendo non necessari ulteriori accertamenti di fatto, ha deciso nel merito dopo la cassazione del decreto impugnato.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Viene menzionato per la discussione in camera di consiglio e per le memorie depositate.

  • art. 118, comma 2, L.F.

    È richiamato incidentalmente nella memoria del fallimento per comunicare la chiusura della procedura con accantonamento delle somme, senza incidere sull'esito della decisione.

  • legge n. 394/1981

    È indicata come base normativa del fondo rotativo per la concessione di finanziamenti agevolati alle PMI.

Massime di principio

  • Nei finanziamenti agevolati erogati nell'ambito di interventi pubblici di sostegno alle imprese, la disciplina del privilegio sui crediti di restituzione va letta in modo funzionale alla causa pubblicistica dell'erogazione, non in senso meramente formale o limitato alla sola revoca provvedimentale.
  • Il privilegio previsto dall'art. 9 del d.lgs. n. 123/1998 spetta anche quando il beneficio venga meno per vicende del rapporto negoziale privatistico innestato sulla procedura pubblica, come risoluzione per inadempimento, diffida ad adempiere o decadenza dal beneficio del termine, purché tali vicende comportino la caducazione del sostegno pubblico.
  • La revoca rilevante ai fini della prelazione non ha necessariamente contenuto discrezionale o costitutivo: può consistere in un atto di accertamento del venir meno del presupposto legale del beneficio.
  • La tutela privilegiata del credito si giustifica nella causa del credito stesso, che resta connessa all'erogazione di un intervento pubblico destinato allo sviluppo delle attività produttive, finché non intervenga una causa di perdita del beneficio.
  • Quando la questione di diritto è ormai risolta da giurisprudenza consolidata e non occorrono ulteriori accertamenti di fatto, la Corte può cassare la decisione impugnata e pronunciare nel merito sull'ammissione del credito al passivo.

Come è indicizzato

MaterieAccertamento del passivo
RamiFallimentare / Crisi d'impresa
IstitutiOnere della prova

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