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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36580/2023 del 04/09/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di sospensione dell'ordine di demolizione. La ricorrente ha dedotto: (i) che il giudice non avrebbe considerato il rilascio, da parte del Comune di Forio, dell'autorizzazione paesaggistica (det. n. 1180/24.8.2022) che dimostrerebbe l'esistenza dell'opera entro il 31/12/1993 e quindi la condonabilità; (ii) vizio motivazionale per mancata istruttoria effettiva e per presunta illogicità nel ritenere l'opera non ultimata al 31/12/1993, nonostante la documentazione e la domanda di condono del 31/3/1995; (iii) erronea applicazione delle regole sul silenzio della Soprintendenza e invocazione del principio del silenzio-assenso (art.17-bis L.241/1990 e art.146 d.lgs.42/2004); (iv) violazione del principio di proporzionalità perché non valutate adeguatamente le condizioni personali ed economiche della ricorrente e la sua dichiarata volontà di eliminare le opere successive alla domanda di condono per mantenere il manufatto "al grezzo".

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto congrua e non viziata la motivazione del giudice dell'esecuzione che, conformandosi a precedenti accertamenti (tra cui la sentenza n. 4175/2022), ha valutato che il manufatto non era ultimato al 31/12/1993 e che l'ultimazione è avvenuta tra il 31/3/1995 e il 30/5/1995 (sulla base di verbali ispettivi e relazioni tecniche). La Corte ha escluso rilevanza novativa dell'autorizzazione paesaggistica del 24/8/2022, rilevando che, nel procedimento di condono, opera una disciplina speciale (art.32 L.47/1985 richiamato dall'art.39 L.724/1994) che qualifica il decorso del termine della Soprintendenza come "silenzio-rifiuto" impugnabile e non come "silenzio-assenso". Ha inoltre condiviso il quadro motivazionale del giudice sull'assenza delle condizioni che giustificherebbero la sospensione demolitoria (valutazione del principio di proporzionalità alla luce della consapevolezza dell'illegalità e dei ritardi dell'interessata). Per il carattere polemico dell'impugnazione e in assenza di colpa nella determinazione dell'inammissibilità, la Corte ha posto a carico della ricorrente le spese processuali e il versamento di euro 5.000,00 alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Legge 23 dicembre 1994, n. 724 (legge sul condono edilizio)

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la sanatoria di cui alla legge 724/1994 è applicabile solo alle opere ultimate entro il termine fissato (31/12/1993): se l'opera è stata ultimata successivamente, la domanda di condono è destinata a esito negativo.

  • Art. 39, L. n. 724/1994

    Interpretato nel senso che la sanatoria riguarda esclusivamente le opere effettivamente ultimate alla data indicata dalla legge e che non è permesso successivamente intervenire per "rendere" sanabile un manufatto che non risultava ultimato entro il termine.

  • Legge 6 agosto 1985, n. 47

    «il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a vincolo è subordinato al parere favorevole delle amministrazioni preposte alla tutela del vincolo stesso. Qualora tale parere non venga formulato dalle suddette amministrazioni entro centottanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di parere, il richiedente può impugnare il silenzio-rifiuto».

    Nell'ambito della sanatoria per opere su aree vincolate, il legislatore ha previsto un termine più lungo (180 giorni) per il parere della Soprintendenza e il decorso del termine vale come silenzio-rifiuto impugnabile (non come silenzio-assenso); un parere negativo preclude il rilascio del titolo in sanatoria.

  • D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 146

    La norma disciplina l'autorizzazione paesaggistica preventiva e i termini per il parere della Soprintendenza, ma la Corte ha rilevato che la sua disciplina non prevale automaticamente quando esiste una normativa speciale (come la legge sul condono) che impone regole più rigorose; pertanto, l'interpretazione del silenzio-assenso ex art.146 non può essere estesa indistintamente al procedimento di condono.

  • Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 17-bis

    Norma generale sul silenzio-assenso tra amministrazioni; la Corte ha sottolineato che non può trovare applicazione automatica nel procedimento di condono quando la disciplina speciale prevede regole diverse e più stringenti.

  • D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 20, comma 6

    Richiamato come disciplina applicabile per l'acquisizione del parere delle amministrazioni per l'edilizia; la Corte ne utilizza i principi richiamati dall'art.32 L.47/1985 per evidenziare l'effetto del decorso del termine e la vincolatività del parere.

  • Art. 616 cod. proc. pen.

    Norma procedurale utilizzata per disporre l'onere delle spese del procedimento e il versamento alla Cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha applicato l'onere e fissato la somma di euro 5.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

  • Sentenze richiamate (giurisprudenza di legittimità e amministrativa)

    La Corte ha richiamato precedenti orientamenti (es. Sez. 3, n. 4175/2022; Cons. Stato, sent. n.2136/2015; altre sezioni citate) a sostegno del principio che la valutazione in ordine all'epoca di ultimazione dell'opera è questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità se priva di novità e che il regime del silenzio della Soprintendenza nel procedimento di condono è diverso da quello del silenzio-assenso ordinario.

Massime di principio

  • Per le domande di condono ex L. n.724/1994 è decisivo che l'opera risultasse "ultimata" entro il termine stabilito dalla legge (31/12/1993): prove fotografiche, verbali ispettivi e relazioni tecniche che attestino ultimazione successiva rendono la domanda inammissibile.
  • Nel procedimento di sanatoria per opere su aree vincolate il decorso del termine per il parere della Soprintendenza (180 giorni ai sensi dell'art.32 L.47/1985 richiamato dall'art.39 L.724/1994) vale come silenzio-rifiuto impugnabile e non come silenzio-assenso: il Comune non può trasformare il mancato parere in assenso automatico nel contesto del condono.
  • La successiva eliminazione di opere abusive aggiunte dopo il termine utile per la condonabilità non è in genere idonea a rendere sanabile un manufatto che non era ultimato entro il termine previsto: consentire tale pratica equivale ad aggirare il termine finale stabilito dalla legge.
  • Nelle valutazioni sulla sospensione dell'ordine di demolizione (principio di proporzionalità) rilevano la consapevolezza dell'illegalità da parte del trasgressore, i tempi trascorsi tra le decisioni definitive e l'esecuzione e la diligenza dimostrata per reperire soluzioni abitative alternative; età avanzata, povertà e condizioni familiari sono rilevanti ma non automaticamente risolutive.
  • Le contestazioni di merito relative a fatti accertati (stato di ultimazione dell'opera, riscontri tecnici/ispettivi) sono difficilmente riesaminabili in Cassazione se non emergono elementi di novità o errori di diritto evidenti: l'impugnazione deve puntare a censure di diritto fondate e non replicare i fatti già valutati.
  • Il tono eccessivamente polemico o offensivo negli atti difensivi può essere valutato negativamente e portare, insieme alla inammissibilità, all'addebito di somme a titolo di ammenda o spese: è importante mantenere un linguaggio professionale e circostanziato nei ricorsi.

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