Cassazione Penale, Ordinanza n. 27109/2025 del 24/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, ritenendo i motivi non specifici perché meramente reiterativi di quelli già prospettati in appello e già respinti. Conseguentemente ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Esito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di appello di Bologna del 16/10/2024, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione. In particolare, hanno contestato la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la prima fase dell'azione dovesse essere riqualificata come furto e la fase successiva come tentata rapina propria, anziché come rapina impropria. La Corte di cassazione ha rilevato che i motivi riproducevano sostanzialmente le doglianze già formulate in appello, già disattese, e che pertanto erano generici e solo apparenti. Ha inoltre condiviso la valutazione del giudice di merito secondo cui la condotta violenta posta in essere per recuperare i beni sottratti e consolidare l'impossessamento integra rapina impropria.
Massime di principio
- Nel giudizio di cassazione non sono ammissibili motivi che si limitino a riproporre pedissequamente le doglianze già dedotte in appello, senza confrontarsi in modo argomentato con la motivazione della sentenza impugnata.
- La censura per violazione di legge o vizio di motivazione deve contenere una critica specifica e ragionata alla decisione di merito; in difetto, il motivo è solo apparente e determina l'inammissibilità del ricorso.
- Ai fini della qualificazione del fatto come rapina impropria, è sufficiente che la violenza sia posta in essere per recuperare la res sottratta o per consolidare l'impossessamento del bene.
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