Cassazione Penale, Sentenza n. 23536/2024 del 12/06/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 09/05/2023 che aveva rigettato, in gran parte, il reclamo proposto da Riccardo Sibio contro il provvedimento del 27/10/2022 del Magistrato di sorveglianza di Siena. Il ricorrente deduceva violazione di legge per mancato espletamento di una perizia e violazione del diritto di difesa, sostenendo di essere stato detenuto in condizioni inumane e degradanti anche per i periodi per cui il reclamo era stato rigettato.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La Corte ha ritenuto congrua e logica la motivazione del Tribunale di sorveglianza che aveva ritenuto le doglianze contraddette dalle relazioni dell'autorità penitenziaria e priva di elementi a sostegno dell'ipotesi di errore tecnico o falsità ideologica delle attestazioni. È stato altresì affermato che non sussisteva necessità di disporre accertamenti tecnici (perizia) e che le censure in Cassazione erano generiche e ripetitive delle stesse già esaminate dal giudice di merito.
Norme richiamate
art. 35-ter ord. pen.
Norma che disciplina il rimedio per le lesioni derivanti da condizioni di detenzione: la Corte ricorda che le allegazioni del detenuto, se adeguatamente determinate e dimostrata l'esistenza e la decorrenza della detenzione, godono di una presunzione relativa di veridicità e impongono all'Amministrazione penitenziaria l'onere di fornire elementi contrari.
art. 3 CEDU
Principio vietante trattamenti inumani o degradanti: la Corte osserva che non è sufficiente considerare solo la superficie della cella (es. superiore a 3/4 mq.) per escludere la violazione; devono valutarsi anche ulteriori condizioni che possano rendere degradante il trattamento.
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (precedenti citati nella sentenza)
Sez. 1, n. 16116 del 27/01/2021, Rv. 281356 - 01; Sez. 1, n. 30030 del 11/09/2020, Rv. 279793 - 01; Sez. 1, n. 23362 del 11/05/2018, Rv. 273144 - 01
I precedenti stabiliscono i criteri applicativi per i rimedi ex art. 35-ter ord. pen.: valutazione complessiva delle condizioni detentive oltre la sola misura della cella; presunzione relativa di veridicità delle allegazioni del detenuto e conseguente onere probatorio a carico dell'Amministrazione; necessità motivata per disporre accertamenti tecnici.
Massime di principio
- Nel giudizio ex art. 35-ter ord. pen. le dichiarazioni del detenuto, se puntualmente riferite a fatti determinati e comprovata la detenzione, beneficiano di una presunzione relativa di veridicità che obbliga l'Amministrazione a produrre elementi contrari.
- La verifica della compatibilità delle condizioni detentive con l'art. 3 CEDU non si esaurisce con il mero controllo della metratura della cella; vanno considerate tutte le circostanze concrete (igiene, affollamento, durata, stato di salute, ecc.).
- La richiesta di perizia tecnica va disposta solo se il giudice del merito individua una concreta necessità motivata: deduzioni generiche o ripetute affermazioni non sostanziano di per sé l'obbligo di accertamenti tecnici.
- Il sindacato di legittimità della Corte di Cassazione è circoscritto a verificarne la logica, la coerenza e la conformità ai canoni legali della motivazione resa dal giudice di merito; critiche generiche già esaminate dal merito sono normalmente inammissibili o infondate.
- In caso di rigetto del ricorso per le condizioni di detenzione, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali; è quindi importante allegare e documentare elementi probatori concreti e specifici per contrastare le attestazioni dell'Amministrazione penitenziaria.
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