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Sentenza

Sentenza n. 1458/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 3

Giustizia amministrativa202309666

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: sentenza del TAR Puglia, Sezione staccata di Lecce, n. 478/2023, che aveva respinto il ricorso contro l'ordinanza comunale di demolizione di opere edilizie abusive

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La controversia riguarda opere edilizie realizzate agli inizi degli anni Novanta senza titolo abilitativo, in zona agricola e sottoposta a vincolo paesaggistico. Una parte delle opere era stata oggetto di concessione edilizia in sanatoria nel 1999, mentre per le restanti opere il Comune di Gallipoli aveva adottato nel 2022 un'ordinanza di demolizione. L'attuale proprietaria ha appellato la sentenza del TAR deducendo, con il primo motivo, omessa pronuncia ed error in iudicando per non avere il giudice valorizzato la conoscenza dell'abuso da parte dell'amministrazione sin dal 1994 e gli atti amministrativi successivi, tra cui una denuncia di inizio attività, un'autorizzazione edilizia e un provvedimento relativo all'agibilità di opere connesse all'immobile. Secondo l'appellante, tale condotta amministrativa e il lungo tempo trascorso avrebbero ingenerato un affidamento incolpevole sulla permanenza dei manufatti, imponendo una motivazione rafforzata sull'interesse pubblico alla demolizione. Con il secondo motivo ha dedotto ulteriore omessa pronuncia, carenza di istruttoria e di partecipazione procedimentale, nonché violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità, in considerazione del tempo trascorso, del fatto che gli abusi erano stati realizzati dal dante causa e della necessità di ponderare il sacrificio imposto alla proprietaria. Con il terzo motivo ha dedotto violazione dell'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001 e dei principi di tipicità e tassatività delle sanzioni, sostenendo che l'ordinanza fosse generica perché non descriveva adeguatamente le opere abusive e non indicava con precisione l'area eventualmente acquisibile al patrimonio comunale. L'appellante aveva inoltre chiesto il rinvio della trattazione in ragione della riferita presentazione di una nuova istanza di sanatoria.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto l'istanza di rinvio, rilevando che il rinvio nel rito amministrativo ha carattere eccezionale, tanto più nelle udienze di smaltimento dell'arretrato, e che una nuova istanza di sanatoria, anche se presentata, non avrebbe inciso direttamente sulla legittimità degli atti da valutare secondo la situazione esistente al momento della loro adozione. Ha poi respinto congiuntamente i primi due motivi di appello. L'ordine di demolizione di opere abusive è un atto vincolato, subordinato alla sola verifica dei presupposti di fatto e di diritto, e non richiede una motivazione specifica sull'interesse pubblico alla demolizione né una ponderazione degli interessi privati o degli eventuali controinteressati. Il protrarsi dell'inerzia amministrativa non determina un legittimo affidamento alla conservazione dell'abuso e la demolizione può essere ordinata anche a distanza di molti anni, anche nei confronti dell'attuale proprietario non responsabile della realizzazione dell'abuso e anche quando il trasferimento non abbia finalità elusive. La tardiva conoscenza o repressione dell'abuso non rende legittime le opere né illegittima la successiva ordinanza demolitoria. Per la medesima ragione non sono stati ritenuti necessari una particolare istruttoria partecipata o una motivazione aggiuntiva fondata su ragionevolezza e proporzionalità; la consistenza degli abusi escludeva inoltre il richiamo alle modifiche di lieve entità. È stato respinto anche il terzo motivo. L'acquisizione gratuita dell'area al patrimonio comunale per mancata ottemperanza all'ordine di demolizione costituisce una sanzione autonoma e distinta. L'eventuale mancata o imprecisa indicazione dell'area acquisibile non incide sulla legittimità dell'ordinanza di demolizione, ma può essere contestata nel successivo giudizio contro il provvedimento di acquisizione. Ai fini della demolizione è sufficiente un'analitica descrizione delle opere abusive, tale da consentirne la spontanea rimozione. L'appello è stato quindi respinto, con condanna dell'appellante alle spese di lite, liquidate in 3.000 euro oltre accessori.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 1-bis, c.p.a.

    del tutto eccezionali le ipotesi di rinvio della trattazione dei ricorsi

    Il rinvio della trattazione è ammesso solo in presenza di ragioni eccezionali, con particolare rigore nelle udienze finalizzate allo smaltimento dell'arretrato.

  • art. 31 d.P.R. 380/2001

    l'acquisizione gratuita al patrimonio dell'ente per inottemperanza all'ordine di demolizione costituisce una sanzione autonoma

    L'ordinanza di demolizione e il successivo provvedimento di acquisizione gratuita sono misure sanzionatorie distinte; la mancata indicazione dell'area acquisibile non determina l'illegittimità dell'ordine di demolizione e può essere contestata in occasione dell'impugnazione dell'atto di acquisizione.

  • art. 2, comma 60, l. 662/1996

    È richiamato in relazione alla denuncia di inizio attività presentata dall'appellante per la realizzazione di un cancello.

  • art. 4, comma 7, l. 493/1993

    È indicato quale disposizione modificata dall'art. 2, comma 60, della l. 662/1996, in relazione alla denuncia di inizio attività.

Massime di principio

  • L'ordine di demolizione di opere edilizie realizzate senza titolo è un atto vincolato, la cui legittimità dipende dalla sussistenza e dall'accertamento dell'abuso; non richiede una motivazione specifica sulle ragioni di pubblico interesse ulteriori rispetto al ripristino della legalità edilizia.
  • Il decorso del tempo e l'inerzia dell'amministrazione non fanno sorgere, in capo al responsabile dell'abuso o all'attuale proprietario, un legittimo affidamento alla conservazione dell'opera abusiva e non impongono una motivazione rafforzata dell'ordinanza di demolizione.
  • La demolizione può essere ordinata anche nei confronti dell'attuale proprietario che non abbia realizzato l'abuso, poiché l'obbligo di ripristino ha natura reale e prescinde dalla responsabilità personale nella realizzazione dell'opera, salvo che il trasferimento abbia finalità elusive dell'obbligo.
  • La legittimità dell'atto repressivo edilizio deve essere valutata con riferimento alla situazione esistente al momento della sua adozione; la presentazione successiva di una nuova istanza di sanatoria non incide direttamente sul giudizio di legittimità dell'ordinanza già impugnata.
  • L'ordinanza di demolizione deve descrivere analiticamente le opere abusive, così da consentirne la spontanea rimozione, ma non deve necessariamente indicare la superficie occupata e l'area di sedime eventualmente acquisibile, poiché tali elementi riguardano il distinto e successivo provvedimento di acquisizione gratuita.
  • L'omessa o imprecisa indicazione dell'area acquisibile al patrimonio comunale non determina l'illegittimità dell'ordinanza di demolizione; la relativa contestazione deve essere proposta contro il successivo provvedimento di acquisizione.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniDecisione e riti specialiAppello
RamiEdiliziaProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizioneAcquisizione gratuita al patrimonio comunale
IstitutiLegittimo affidamentoDiscrezionalità amministrativa e tecnicaEfficacia ed esecutorietàEffetto conformativo e riedizione del potere

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