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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14079/2025 del 09/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

ricorso per cassazione articolato in più motivi: (i) doglianza circa la valutazione della prova e l'applicazione dei principi delle Sezioni Unite in relazione alla verifica analitica delle condizioni di sussistenza del reato e delle statuizioni civili; (ii) censura per mutata qualificazione giuridica del fatto, denunciando violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza (da truffa ex art. 640 c.p. a reato ex art. 218 legge fallimentare); (iii) travisamento della prova e mancata considerazione di mezzi istruttori (testimonianze e documenti); (iv) contestazione della mancata rinnovazione dell'istruttoria in appello; (v) impugnazione della provvisionale per eccessività. I motivi invocavano violazioni di norme di codice di procedura penale (tra cui artt. 516, 521, 522, 603, 606 c.p.p.) e nullità o manifesta illogicità della motivazione.

La decisione

la Corte di cassazione ha rigettato il ricorso: ha ritenuto infondati i vari motivi proposti. In particolare la Corte ha stabilito che la Corte d'appello aveva adeguatamente motivato l'accertamento dello stato di dissesto della societa' (elemento oggettivo e soggettivo del reato), aveva compiuto un esauriente apprezzamento della responsabilità ai fini delle statuizioni civili e non si era sottratta all'obbligo motivazionale. La riqualificazione del fatto nel reato di cui all'art. 218 L.F. è stata ritenuta legittima perché il capo di imputazione originario conteneva gli elementi del delitto fallimentare; non vi fu violazione del diritto di difesa. Il rigetto ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e la liquidazione delle spese del grado in favore delle parti civili indicate; la censura sulla provvisionale è stata dichiarata inammissibile.

Norme richiamate

  • art. 218 legge fallimentare

    delitto di ricorso abusivo al credito: configurabile quando la condotta decettiva dell'imprenditore mira a dissimulare lo stato di dissesto/insolvenza; dopo la riforma (l. 262/2005) non è più sussidiario rispetto alla truffa e ha valore di specialità rispetto a quest'ultima (art. 15 c.p.)

  • art. 640 cod. pen.

    truffa; la Corte ha ritenuto che, per i fatti contestati, il disvalore della truffa sia assorbito dal delitto fallimentare di cui all'art. 218 L.F., quindi la riqualificazione non altera la sostanza fattuale contestata

  • art. 530, comma 2 cod. proc. pen.

    richiamato nei principi di diritto: la decisione delle Sezioni Unite chiarisce i rapporti tra proscioglimento/assoluzione e sopravvenuta causa estintiva o non punibilità e i limiti della cognizione del giudice penale in presenza di questioni civili

  • artt. 516, 521, 522 cod. proc. pen.

    principio di correlazione tra accusa e sentenza: la modifica della qualificazione giuridica è consentita purché il fatto storicamente contestato contenga gli elementi ricostruttivi della fattispecie ritenuta in sentenza e non venga pregiudicato il diritto di difesa

  • art. 603 cod. proc. pen. (e comma 1)

    rinnovazione dell'istruttoria in appello: istituto eccezionale; il giudice d'appello ha discrezionalità a ritenere la rinnovazione superflua se il materiale probatorio in atti è già idoneo a decidere

  • art. 606, comma 1, lett. c), d), e) cod. proc. pen.

    motivi di cassazione relativi al travisamento della prova, violazione di norme processuali e manifesta illogicità della motivazione: la Corte richiede specificità e non una mera rielaborazione delle risultanze; non è consentito il sindacato libero della motivazione non viziata dalle ipotesi di cui all'art. 606

  • art. 546, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    richiamato dal ricorso e censurato come generico; la Corte ha ritenuto la doglianza infondata o generica, non consentendo la rilettura delle prove in sede di legittimità

  • art. 15 cod. pen.

    principio di specialità tra reati: la Corte sottolinea che l'art. 218 L.F. è speciale rispetto alla truffa e assorbe il disvalore della truffa nel caso di dissimulazione dello stato di dissesto

Massime di principio

  • Quando in primo grado è stata pronunciata condanna al risarcimento, il giudice d'appello deve dare un'apprezzabile e motivato esame della responsabilità penale dell'imputato: la statuizione civile non può limitarsi alla mera mancanza di prova dell'innocenza.
  • La riqualificazione giuridica del fatto è legittima se il nucleo fattuale dell'imputazione originaria contiene gli elementi della fattispecie nuova: non costituisce violazione del diritto di difesa salvo che la nuova fattispecie sia eterogenea rispetto alla contestazione originaria.
  • La rinnovazione dell'istruttoria in appello è un rimedio eccezionale e discrezionale: il giudice può rifiutarla se ritiene che il materiale probatorio già in atti consenta una decisione motivata.
  • In Cassazione non è ammessa una libera riesamina delle prove; sono rilevanti i vizi di travisamento della prova, la utilizzazione di prova inesistente o l'omesso esame di fatto decisivo quando ciò configuri manifesta illogicità.
  • Le doglianze generiche che chiedono una nuova lettura delle risultanze istruttorie sono inammissibili in sede di legittimità; occorre censurare specifici profili di violazione di legge o manifesta illogicità.
  • Le questioni relative all'eccessività della provvisionale non sono deducibili con il ricorso per cassazione ove la statuizione non sia ancora passata in giudicato.
  • Per i reati fallimentari come l'art. 218 L.F., l'accertamento dello stato di dissesto richiede motivazione puntuale su indicatori economico-finanziari: la Corte riterrà adeguata la motivazione quando emergano elementi oggettivi e coerenti sulla situazione patrimoniale e finanziaria.

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