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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 9953/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

AE impugnava la decisione della CTR sostenendo che la vendita a prezzo di costo fosse una condotta antieconomica e contestando la valutazione probatoria dei verificatori (prima doglianza). Inoltre censurava, ai sensi dell'art. 36 d.lgs. 546/1992, la motivazione della CTR ritenuta apparente e contraddittoria rispetto alla ritenuta inammissibilità del motivo di appello relativo all'applicazione di una percentuale media di ricarico dell'8% sulle giacenze presumibilmente vendute (seconda doglianza).

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i motivi del ricorso inammissibili. Sul primo profilo ha ritenuto che la CTR avesse compiutamente esaminato le prove e motivato logicamente che la vendita a prezzo di costo costituiva una prassi commerciale legittima dei concessionari, con plausibile giustificazione per l'ottimizzazione delle giacenze e con conoscenza del produttore; pertanto AE tentava una rivalutazione dei fatti non consentita in Cassazione. Sul secondo profilo ha ritenuto inammissibile la censura per due ragioni: (a) AE non ha rispettato il principio di autosufficienza del ricorso non indicando e producendo il contenuto del ricorso di primo grado che avrebbe dovuto dimostrare la contestazione originaria sulla percentuale di ricarico; (b) ove la CTR abbia dichiarato inammissibile la questione e abbia comunque svolto argomentazioni sul merito 'ad abundantiam', l'impugnazione del merito è priva di interesse e, quindi, inammissibile. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato per inammissibilità e prevale la tesi della resistente.

Norme richiamate

  • art. 85 TUIR (d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917)

    richiamato tra le norme contestate dall'Agenzia in relazione alla qualificazione fiscale dei fatti economici; la Corte non ha rilevato violazione normativa, ritenendo corretto l'accertamento di fatto svolto dal giudice di merito

  • artt. 5 e 11 d.lgs. 15 dicembre 1997, n. 446

    citati dall'Agenzia come norme generali di ordine impositivo; la pronuncia ha ritenuto che le contestazioni dedotte non superassero il vaglio di merito già svolto dalla CTR

  • artt. 19 e 21 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633

    richiamati in relazione a profili IVA collegati alle operazioni contestate; la Corte non ha riscontrato violazioni di corretta applicazione di tali norme, avendo la CTR motivato la legittimità della prassi commerciale

  • art. 2697 cod. civ.

    norma sulla prova in tema di fatti giuridici; evocata dall'Agenzia ma la Corte ha dato rilievo alla valutazione di attendibilità compiuta dal giudice di merito

  • art. 2729 cod. civ.

    richiamato in tema di presunzioni legali e onere della prova; la Corte ha ritenuto che la CTR abbia adeguatamente valutato le prove e le giustificazioni commerciali

  • art. 360 cod. proc. civ.

    art. 360, primo comma, n. 3 e n. 4

    norma invocata per i motivi di ricorso in cassazione; la Corte ha dichiarato inammissibili le censure in quanto tendevano alla rinnovata valutazione del fatto (n.3) e perché mancava interesse o autosufficienza nella censura del merito (n.4)

  • art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546

    richiamato dall'Agenzia per contestare la motivazione della CTR; la Corte ha ritenuto la censura inammissibile avendo la CTR correttamente deciso la questione di ammissibilità e le eventuali argomentazioni di merito svolte 'ad abundantiam' non costituivano oggetto utile di impugnazione

  • principio di autosufficienza del ricorso per cassazione (giurisprudenza)

    Cass. S.U. n. 8950 del 18/03/2022 e altre pronunce citate

    la Corte ha applicato il principio secondo cui il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente: il ricorrente deve indicare e, se necessario, produrre gli atti di primo grado necessari per dimostrare le censure; il mancato adempimento rende la censura inammissibile

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non ammette ricorsi che, di fatto, mirino a una rivalutazione di fatto compiuta dal giudice di merito: le questioni attinenti alla valutazione delle prove sono di competenza esclusiva del giudice di merito e sono sindacabili in Cassazione solo se emerge un vizio di diritto o una manifesta illogicità non meramente ricognitiva
  • In materia fiscale, la prova che una prassi commerciale (es. vendite a prezzo di costo) sia legittima può essere fondata su elementi quali la prassi commerciale consolidata, la conoscenza del produttore e meccanismi compensativi come premi legati alle vendite; se il giudice di merito motiva in tal senso, la valutazione è difficilmente ribaltabile in Cassazione
  • Il ricorrente in Cassazione deve rispettare il principio di autosufficienza: indicare e, se necessario, allegare gli atti di primo grado che comprovino le censure. L'assenza di tali indicazioni rende il motivo inammissibile
  • Se il giudice di merito si dichiara incompetente o dichiara inammissibile una questione e, comunque, aggiunge considerazioni sul merito 'ad abundantiam', l'unica parte impugnabile è la statuizione pregiudiziale; un appello che richieda il sindacato del merito in tali condizioni è privo di interesse e inammissibile
  • In casi simili, chi contesta accertamenti tributari basati su presunzioni o ricarichi deve documentare in primo grado l'eccezione e conservarne evidenza nel fascicolo, così da poterla efficacemente richiamare in grado di appello e, se necessario, in Cassazione

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