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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 9863/2023 del 13/04/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Richiesta di risarcimento danni (Euro 110.942,13 circa) per una caduta avvenuta il 1° maggio 2010 su un sentiero/rampa comunale per la presenza di uno strato di ghiaino franos o non aderente al terreno; il ricorrente denunciava la responsabilità del Comune ai sensi dell'art. 2051 c.c. (responsabilità per la cosa in custodia) e, in subordine, dell'art. 2043 c.c. (responsabilità extracontrattuale). Proceduralmente: domanda iniziale rifiutata dal Tribunale di Verona; appello dell'attore rigettato dalla Corte d'Appello di Venezia (28/05/2019) che ritenne il ghiaino modesto e ben visibile e il rischio prevedibile; il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi fondati su presunte viziosità di motivazione, errata applicazione degli artt. 2051 e 2043 c.c., mancato assolvimento dell'onere della prova da parte del custode e mancata valutazione dell'esistenza di insidia/trabocchetto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato la valutazione di merito secondo cui l'evento era eziologicamente riconducibile alla condotta imprudente del danneggiato: il sentiero era sterrato, in lieve pendenza, dotato di staccionata, il ghiaino era modesto e ben visibile e l'incidente avvenuto in pieno giorno; pertanto è stato escluso il nesso di causalità fra la cosa e il danno e, conseguentemente, l'applicabilità dell'art. 2051 c.c. e dell'art. 2043 c.c. La Corte ha ritenuto irrilevante l'onere probatorio del custode una volta che il giudice di merito ha accertato l'esclusiva responsabilità del danneggiato. Il ricorrente è stato condannato alle spese di giudizio in favore del resistente e a versare l'aggiuntivo contributo unificato previsto dalla normativa vigente.

Norme richiamate

  • art. 2051 cod. civ.

    Norma sulla responsabilità per la cosa in custodia (responsabilità oggettiva). Nel caso la Corte ha escluso la responsabilità de quo perché ha ritenuto che l'evento fosse esclusivamente causato dal comportamento imprudente del danneggiato; una volta accertata l'esclusiva eziologia imputabile al danneggiato, la regola sull'onere del custode di provare il caso fortuito non trova applicazione.

  • art. 2043 cod. civ.

    Norma generale sulla responsabilità extracontrattuale. La Corte ha escluso l'applicabilità perché non è stata ravvisata un'insidia o trabocchetto (pericolo occulto e non prevedibile) e perché l'evento è stato ricondotto alla condotta imprudente del danneggiato, interrompendo il nesso causale con la cosa o con una condotta del custode.

  • art. 1227 cod. civ.

    Richiamato quale principio che riconosce rilevanza eziologica alla difformità del comportamento della vittima rispetto al parametro oggettivo della diligenza; la Corte ha usato il principio per affermare che la condotta non diligente del danneggiato può essere causa esclusiva del danno.

  • art. 360, comma 1, nn. 3 e 4 cod. proc. civ.

    Norme che individuano i motivi di cassazione (vizio di motivazione, violazione di norme di diritto). Sono state invocate dal ricorrente e valutate dalla Corte, che le ha ritenute infondate rispetto ai fatti accertati dal giudice di merito.

  • art. 132 n. 4 cod. proc. civ.

    Richiamato in rapporto alla censura sulla motivazione (presunta apparente o insufficiente) dell'atto di impugnazione o della decisione: la Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'appello fosse adeguata e non contraddittoria.

  • d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater (introdotto dall'art. 1, comma 17, L. 24 dicembre 2012, n. 228)

    Normativa procedurale che richiede, in talune ipotesi di impugnazione, il versamento di un ulteriore contributo unificato; la Corte ha dato atto dell'obbligo di versamento da parte del ricorrente essendo il ricorso proposto dopo la data di efficacia della norma.

Massime di principio

  • Se il pericolo era visibile e prevedibile (es. modesta presenza di ghiaia su percorso sterrato in discesa, in pieno giorno), il comportamento dell'utente può essere ritenuto imprudente e interrompere il nesso causale con la cosa, escludendo la responsabilità del custode ai sensi dell'art. 2051 c.c.
  • Per far valere la responsabilità ex art. 2043 c.c. (o integrare l'art. 2051), non è necessario provare un'"insidia" in termini terminologici, ma occorre dimostrare che il pericolo fosse imprevedibile o non evitabile con ordinaria diligenza; se il rischio è connesso alla natura del percorso e chiaramente percepibile, la pretesa risarcitoria difficilmente prevale.
  • L'onere probatorio del custode (es. provare il caso fortuito) trova applicazione solo se il nesso eziologico non è stato già attribuito dal giudice di merito al comportamento della vittima; una valutazione positiva di colpa della vittima assorbe la contestazione sull'onere della prova del custode.
  • Le valutazioni di fatto del giudice di merito (visibilità, quantità del materiale, pendenza, presenza di presidi di sicurezza, ora del giorno) sono riservate e difficilmente sindacabili in cassazione salvo vizio di diritto o manifesta illogicità.
  • In situazioni simili è utile raccogliere prove documentali e testimoniali: foto dell'area e delle condizioni al momento dell'evento, rapporti di manutenzione del Comune, testimonianze su visibilità e quantità del materiale, certificazioni mediche sull'evento e sulla meccanica della caduta.
  • La qualificazione del pericolo come "insidia/trabocchetto" richiede dimostrare che il pericolo fosse occulto e non percepibile con l'ordinaria diligenza; l'assenza di tale carattere rafforza la difesa del custode.
  • In sede di impugnazione è importante contestare in modo preciso e motivato le risultanze di fatto (non solo affermare genericamente l'insufficienza della motivazione), indicando quali elementi probatori il giudice avrebbe omesso di valutare o valutato erroneamente.

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