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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34407/2026 del 24/09/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (imputato)

La controversia

Il Tribunale di Paola, con sentenza del 16 settembre 2025, ha assolto l'imputato perché il fatto non sussiste dall'accusa di minaccia a pubblico ufficiale ai sensi dell'art. 336 c.p. La contestazione riguardava frasi rivolte a carabinieri che, dopo averlo condotto in caserma, stavano redigendo il verbale di sequestro amministrativo del suo veicolo per una violazione del codice della strada: «mi dovete lasciare andare», «non vi preoccupate che poi ci vedremo» e «fate quello che dovete fare che dopo ci penso io». Il Tribunale aveva escluso che le minacce fossero finalizzate a costringere i militari a compiere atti contrari ai doveri d'ufficio, a omettere atti o comunque a influire sulla loro attività, rilevando che la condotta non aveva inciso sull'attività svolta. Il Procuratore generale ha chiesto l'annullamento per vizio di motivazione e violazione di legge, sostenendo che le frasi, per il loro contenuto intimidatorio e per il contesto in cui erano state pronunciate, integrassero il reato.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha precisato che, nell'art. 336 c.p., il compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio o l'omissione di un atto non costituiscono elementi oggettivi necessari: rilevano come finalità specifica dell'agente, sicché il reato può consumarsi anche se l'atto o l'omissione perseguiti non si sono ancora realizzati. Tuttavia, una reazione genericamente minatoria, priva della concreta e specifica prospettazione di un danno ingiusto idonea a turbare il pubblico ufficiale nell'esercizio delle sue funzioni, non integra il delitto. Nel caso concreto le frasi erano generiche, non univocamente riferibili alla minaccia di un danno ingiusto — potendo alludere, ad esempio, a un'iniziativa legale — e non risultavano immediatamente dirette a impedire l'attività dei militari. L'assoluzione pronunciata dal Tribunale resta pertanto ferma.

Norme richiamate

  • art. 336 c.p.

    Nel delitto di cui all'art. 336 cod. pen. l'atto contrario ai doveri di ufficio non fa parte dell'elemento oggettivo del reato, ma di quello soggettivo e più precisamente del dolo specifico che attiene alla finalità che l'agente si propone con il suo comportamento.

    Il compimento di un atto contrario ai doveri d'ufficio o l'omissione dell'atto non sono elementi oggettivi del reato, ma costituiscono la finalità specifica perseguita dall'agente; il delitto può consumarsi anche se l'attività o l'omissione cui tende la minaccia non è ancora stata realizzata.

Massime di principio

  • Nel delitto di cui all'art. 336 c.p., il fine di costringere il pubblico ufficiale a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio, a omettere un atto dell'ufficio o comunque a incidere sulla sua attività appartiene al dolo specifico e non richiede che l'atto o l'omissione perseguiti si siano già verificati.
  • Non integra il delitto di cui all'art. 336 c.p. una reazione genericamente minatoria che esprima soltanto sentimenti ostili, se non contiene la prospettazione sufficientemente concreta e specifica di un danno ingiusto idonea a turbare il pubblico ufficiale nell'assolvimento dei compiti istituzionali.
  • La valutazione della minaccia deve considerare il contenuto e il contesto delle espressioni: frasi ambigue, non univocamente riferibili alla prospettazione di un danno ingiusto e non immediatamente dirette a impedire l'attività del pubblico ufficiale, non sono sufficienti a integrare il reato.

Come è indicizzato

MaterieResistenza e oltraggio a pubblico ufficiale
RamiReati contro la PA

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