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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5030/2023 del 06/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Sassari che aveva accolto il reclamo ex art. 35-bis Ord. pen. proposto dal detenuto Francesco Pesce, il quale contestava la decisione dell'Amministrazione penitenziaria di non consentirgli la visione di canali televisivi diversi da quelli indicati nella Circolare dipartimentale 2 ottobre 2017. I ricorrenti sostenevano che la materia riguarda le modalità di esercizio del diritto (prerogative discrezionali dell'Amministrazione) e non un diritto soggettivo riconosciuto, e che l'eventuale deroga alla parità di trattamento per i detenuti sottoposti al regime 41-bis è giustificata da esigenze di controllo dei flussi informativi esterni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il primo motivo (assorbente) e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata e l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Sassari. La Corte ha stabilito che il rimedio giurisdizionale previsto dagli artt. 35-bis e 69, comma 6, lett. b), Ord. pen. tutela solo posizioni giuridiche soggettive qualificabili come "diritto" che siano lese da condotte amministrative e che determinino un "attuale e grave pregiudizio". Le scelte relative alle modalità di fruizione (quali la scelta dei canali televisivi) rientrano nella discrezionalità organizzativa dell'Amministrazione e, salvo che le misure siano manifestamente irragionevoli o sostanzialmente inibitorie della fruizione del diritto, non sono sindacabili in sede giurisdizionale. La giurisprudenza della Corte aveva già qualificato come "reclamo generico" le doglianze sulla fruizione dei canali televisivi; pertanto il Tribunale di sorveglianza ha ecceduto i propri poteri.

Norme richiamate

  • art. 35-bis Ordinamento penitenziario

    Il rimedio ex art. 35-bis ammette tutela solo per posizioni giuridiche soggettive qualificate come "diritto" e originanti un attuale e grave pregiudizio; non copre le mere modalità di esercizio dei diritti soggettivi che rientrano nella discrezionalità amministrativa

  • art. 69, comma 6, lett. b) Ordinamento penitenziario

    Indica le materie per le quali il magistrato di sorveglianza può intervenire: occorre verificare la sussistenza di una situazione di diritto soggettivo correlata alla condotta amministrativa; in assenza di ciò il reclamo è generico e va respinto

  • art. 41-bis Ordinamento penitenziario

    Regime di detenzione differenziato applicato al detenuto; consente misure più restrittive per esigenze di ordine e sicurezza, e può giustificare limitazioni organizzative nella gestione dei flussi informativi

  • art. 35, comma 1, n. 5) Ordinamento penitenziario

    Prevede il reclamo generico non ammissibile davanti al magistrato di sorveglianza quando la materia non rientra nelle ipotesi di tutela giurisdizionale previste dalla legge

Massime di principio

  • Il magistrato di sorveglianza può sindacare solo la lesione di diritti soggettivi qualificabili come tali; le contestazioni riguardanti le "modalità" di esercizio dei diritti (es. quale offerta televisiva sia fornita) sono generalmente rimesse alla discrezionalità amministrativa e configurano un reclamo generico se non dimostrano un effettivo diritto violato
  • La disciplina del regime 41-bis autorizza misure organizzative più restrittive per esigenze di sicurezza e controllo dell'informazione; tali misure sono lecite se rispettano i canoni di ragionevolezza e proporzionalità
  • Il detenuto che voglia ottenere tutela giurisdizionale deve dimostrare l'esistenza di una posizione giuridica attiva non comprimibile dalla detenzione e l'esistenza di un 'attuale e grave pregiudizio' derivante dalla condotta amministrativa
  • Le decisioni tecniche e organizzative dell'Amministrazione penitenziaria non sono sindacabili in sede giurisdizionale se non emergono irragionevolezza manifesta o un'effettiva inibizione della fruizione del diritto
  • Prima di decidere sul merito, la magistratura di sorveglianza deve qualificare il reclamo: se risulta generico ai sensi dell'art. 35, comma 1, n. 5), deve essere dichiarata la mancata giurisdizione e respinto il reclamo

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