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Sentenza

Sentenza n. 11948/2026 - Roma, Sezione 1T

Giustizia amministrativa202606070

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. I terSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di conversione del permesso di soggiorno da motivi di studio a lavoro subordinato o attesa occupazione

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego della Questura di Roma, fondato sull'inidoneità del titolo conseguito presso una scuola di alta formazione privata, consistente in un Master in Food and Beverage Management della durata di un anno e con 60 crediti ECTS, svolto in partnership con un'università spagnola. L'Amministrazione ha ritenuto che tale titolo non fosse un master universitario riconosciuto dal Ministero dell'Università e della Ricerca e non integrasse quindi il requisito previsto dall'art. 39-bis.1 del d.lgs. 286/1998. Il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 39-bis.1 del d.lgs. 286/1998, il legittimo affidamento derivante dal precedente rilascio, da parte del Consolato italiano a Beirut, del visto per studio finalizzato alla frequenza del medesimo corso, nonché difetto di istruttoria e travisamento dei fatti, per avere la Questura omesso di valutare concretamente il livello, la durata, i contenuti e i crediti del percorso formativo, limitandosi a rilevare l'assenza della scuola da un elenco ministeriale. L'Amministrazione ha eccepito l'inammissibilità dell'impugnazione per mancata notifica e mancato ritiro del provvedimento.

La decisione

Il TAR ha respinto l'eccezione formale dell'Amministrazione, ritenendo sufficiente, ai fini della tempestiva impugnazione, la piena conoscenza del provvedimento da parte dell'interessato ai sensi dell'art. 41 c.p.a.; ha valorizzato i principi di ragionevole durata del processo ed effettività della tutela. Nel merito ha accolto la censura di violazione dell'art. 39-bis.1 del d.lgs. 286/1998. La Questura ha applicato la disposizione in modo irragionevole e formalistico, senza verificare in concreto se il percorso frequentato costituisse una formazione superiore o di alta formazione assimilabile, per livello e impegno, a un master universitario. La norma mira a favorire la permanenza in Italia degli stranieri che abbiano completato un percorso formativo superiore, valorizzandone l'inserimento nel mercato del lavoro nazionale. È stato quindi annullato il diniego, con obbligo dell'Amministrazione di procedere a una nuova istruttoria e di riesaminare motivatamente l'istanza, verificando il possesso delle condizioni per il rilascio di un permesso per lavoro subordinato o attesa occupazione. La doglianza sul legittimo affidamento è stata assorbita. L'Amministrazione è stata condannata al pagamento di 1.000 euro per spese di giudizio, oltre spese generali, accessori e, se dovuto, contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 39-bis.1 d.lgs. 286/1998

    La disposizione deve essere interpretata in coerenza con la finalità di favorire la permanenza in Italia degli stranieri che abbiano completato un percorso di formazione superiore e il loro inserimento nel mercato del lavoro. La Questura deve valutare in concreto livello, durata, contenuti e crediti del percorso, verificando se sia assimilabile a un master universitario, senza arrestarsi a un criterio meramente formale.

  • art. 41 c.p.a.

    La piena conoscenza del provvedimento da parte dell'interessato è sufficiente ai fini dell'impugnazione, anche in assenza di prova della notifica o del ritiro dell'atto.

  • art. 60 c.p.a.

    La causa può essere definita con sentenza in forma semplificata quando, previo avviso alle parti, il giudizio è maturo per la decisione.

  • artt. 24 e 111 Cost.

    I principi di effettività della tutela giurisdizionale e di ragionevole durata del processo impongono di non attribuire rilievo ostativo a un'eccezione meramente formale quando l'interessato abbia comunque avuto piena conoscenza dell'atto.

  • art. 93 c.p.c.

    Le spese liquidate a favore della parte vittoriosa possono essere distratte in favore del difensore dichiaratosi antistatario.

Massime di principio

  • Ai fini della conversione del titolo di soggiorno dopo il completamento di un percorso formativo superiore, l'Amministrazione non può limitarsi a verificare formalisticamente l'inclusione dell'ente formatore in un elenco ministeriale, ma deve valutare concretamente il livello, la durata, i contenuti e i crediti del corso per stabilire se esso sia assimilabile a un master universitario secondo la ratio dell'art. 39-bis.1 del d.lgs. 286/1998.
  • L'istruttoria sulla conversione del permesso di soggiorno deve verificare nel merito la sussistenza delle condizioni oggettive e soggettive richieste dalla legge; un diniego fondato esclusivamente sull'assenza di un requisito formale, senza apprezzamento sostanziale del percorso formativo, è illegittimo per violazione della disposizione applicabile e per insufficienza dell'istruttoria.
  • La piena conoscenza del provvedimento amministrativo da parte del destinatario consente l'impugnazione ai sensi dell'art. 41 c.p.a., anche quando l'Amministrazione deduca la mancata notifica o il mancato ritiro dell'atto.
  • L'annullamento del diniego di conversione non comporta il rilascio automatico del titolo di soggiorno, ma impone alla Questura una nuova istruttoria e una decisione motivata sul possesso delle condizioni di legge.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTermini e notificazione del ricorso
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaProporzionalità e ragionevolezzaLegittimazione e interesse a ricorrereEffetto conformativo e riedizione del potere

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