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Concentrazione

Provvedimento AGCM C12354 n. 29627 del 13/04/2021

TELECOM ITALIA/RAMI DI AZIENDA BT ITALIA

AGCMC12354

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

TIM acquisisce da BT Italia i rami PA, SMB e Atlanet, subentrando in numerosi contratti di telecomunicazione, soprattutto con pubbliche amministrazioni. L’AGCM ha individuato possibili criticità nei mercati dei servizi di telecomunicazione al dettaglio su rete fissa per la clientela affari e, in particolare, per la PA: TIM è già integrata verticalmente e dominante nell’accesso wholesale, mentre l’operazione elimina BT quale concorrente effettivo e porta la quota congiunta nel segmento PA oltre il 55%. L’Autorità ha quindi avviato l’istruttoria ai sensi degli artt. 6, comma 1, e 16, comma 4, della legge n. 287/1990; non sono state adottate misure correttive in questa fase.

Telecom Italia acquisisce tre rami d’azienda di BT Italia attivi verso PA, PMI e nei call center: avvio dell’istruttoria per possibili effetti anticoncorrenziali

TIM / rami d’azienda BT Italia: acquisizione e avvio dell’istruttoria

Il provvedimento riguarda l’acquisizione da parte di Telecom Italia S.p.A. (TIM) di tre rami d’azienda di BT Italia S.p.A., denominati Ramo PA, Ramo SMB e Ramo Atlanet. L’operazione è stata comunicata il 22 gennaio 2021 ed è stata esaminata dall’AGCM ai sensi della legge n. 287/1990, anche sulla base delle osservazioni e delle informazioni richieste ai principali operatori del settore.

Parti e struttura dell’operazione

TIM è la capogruppo del Gruppo TIM, attivo nei servizi di telecomunicazione fissa e mobile, sia all’ingrosso sia al dettaglio. Il gruppo detiene inoltre partecipazioni in operatori infrastrutturali, tra cui INWIT e Flash Fiber. Nel 2020 il Gruppo TIM ha realizzato un fatturato mondiale di 15,805 miliardi di euro, di cui 12,905 miliardi in Italia.

BT Italia, controllata da British Telecommunications Plc, opera principalmente nella fornitura di servizi di comunicazione a imprese e pubbliche amministrazioni. I tre rami ceduti avevano realizzato nel 2019 un fatturato complessivo interamente italiano compreso nell’intervallo riservato di circa 31-100 milioni di euro.

Il perimetro trasferito comprende:

  • il Ramo PA, relativo alla progettazione, vendita, gestione e contract management di servizi di telecomunicazione, prevalentemente su rete fissa, destinati a pubbliche amministrazioni centrali e locali;
  • il Ramo SMB, relativo alla promozione, vendita e gestione di servizi di telecomunicazione, principalmente su rete fissa, rivolti a piccole e medie imprese;
  • il Ramo Atlanet, relativo a servizi di contact e call center, principalmente a supporto del Ramo SMB e considerato dalle parti sostanzialmente captive.

Il trasferimento include contratti con clienti e fornitori, accordi relativi a raggruppamenti temporanei di imprese, rapporti di lavoro, contratti con agenti e alcuni beni materiali e immateriali necessari allo svolgimento delle attività.

Clausole di non concorrenza

Il contratto prevede clausole di non concorrenza, qualificate dalle parti come restrizioni accessorie, limitate al territorio italiano. BT si obbliga a non fornire servizi retail di telecomunicazione su rete fissa e mobile, inclusi i servizi di connettività, né servizi IT, a pubbliche amministrazioni e PMI con meno di 100 dipendenti servite nei dodici mesi precedenti la stipula del contratto. È inoltre previsto il divieto di detenere partecipazioni superiori al 5% in società attive nelle medesime attività, salvo le eccezioni contrattuali.

La durata è:

  • due anni per il divieto relativo ai servizi IT;
  • cinque anni per il divieto relativo ai servizi di telecomunicazione fissa e mobile.

Dopo il secondo anno dal closing, BT può partecipare a gare per servizi multidisciplinari qualora BT Italia, da sola o con operatori non telco, sia già aggiudicataria del contratto, purché la componente telecomunicazioni non superi il 15% del valore complessivo del contratto. L’AGCM ha espressamente rinviato all’istruttoria la valutazione dell’accessorietà delle clausole.

Qualificazione giuridica e obbligo di notifica

L’operazione è qualificata come concentrazione ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera b), della legge n. 287/1990, poiché comporta l’acquisizione di parti di un’impresa.

Ricorrono anche i presupposti dell’obbligo di comunicazione preventiva previsto dall’art. 16, comma 1, della legge n. 287/1990: il fatturato nazionale complessivo delle imprese interessate supera 504 milioni di euro e il fatturato nazionale individuale di almeno due imprese supera 31 milioni di euro.

Ramo PA e contratti pubblici trasferiti

Il Ramo PA comprende circa 340 contratti derivanti da gare pubbliche, rappresentativi di oltre il 90% del valore dei contratti oggetto di trasferimento. Tra i principali figurano:

  • 115 contratti esecutivi derivanti dalla gara Consip SPC2 per i servizi di connettività del Sistema Pubblico di Connettività, con scadenze nel 2023;
  • un contratto relativo alla gara SPC1, in proroga tecnica;
  • quattro contratti derivanti dalla gara S-RIPA2, relativa alla rete internazionale della PA e a servizi di sicurezza, VoIP, comunicazione evoluta e servizi professionali, alcuni con scadenza nel 2024;
  • tre contratti derivanti dalla gara TF5 per i servizi di telefonia fissa alle pubbliche amministrazioni, con scadenze nel 2021;
  • 47 ulteriori contratti con Comuni, fondazioni, istituzioni, aziende sanitarie e altri clienti pubblici, con scadenze comprese tra il 2020 e il 2025.

Le tre principali gare considerate hanno una base d’asta complessiva di circa 3,5 miliardi di euro. TIM aveva partecipato a tali gare, ma non era risultata aggiudicataria; BT era invece risultata aggiudicataria dei relativi lotti o accordi quadro.

Mercati rilevanti

L’AGCM richiama innanzitutto il mercato nazionale dei servizi di accesso all’ingrosso alla rete fissa a banda larga e ultra-larga. Tale mercato comprende i servizi che consentono agli operatori di servire i clienti finali tramite l’accesso alla rete locale fissa. Secondo i precedenti dell’Autorità, TIM detiene una posizione dominante in tale mercato a monte; inoltre, dispone di una rete in fibra ottica capillarmente diffusa nella sezione primaria, con copertura di almeno l’83% delle unità.

A valle, l’operazione interessa i servizi di telecomunicazione al dettaglio su rete fissa, comprendenti fonia e connettività a banda larga e ultra-larga. L’AGCM distingue tradizionalmente la clientela residenziale da quella affari e, nel caso specifico, ritiene necessario considerare separatamente la clientela rappresentata dalla pubblica amministrazione, tenuto conto delle peculiarità della domanda, delle procedure di approvvigionamento e del quadro normativo applicabile.

I mercati dei servizi su rete fissa per la clientela affari e per la PA sono considerati di dimensione geografica nazionale, in ragione dell’estensione delle reti, della disciplina regolamentare nazionale e della presenza degli stessi operatori sull’intero territorio.

Restano invece aperte le definizioni merceologiche e geografiche dei mercati relativi a:

  • servizi di telecomunicazione al dettaglio su rete mobile;
  • rivendita ai clienti finali di prodotti hardware e software;
  • manutenzione di prodotti hardware e software;
  • servizi di call center.

In tali ambiti, l’apporto incrementale dei rami BT è generalmente inferiore all’1%; inoltre, TIM detiene quote inferiori al 20% nei mercati della rivendita e manutenzione hardware/software e del call center, caratterizzati dalla presenza di numerose imprese specializzate.

Quote di mercato e indicatori strutturali

Nel mercato tradizionale dei servizi di telecomunicazione retail su rete fissa per la clientela affari, nel 2019 TIM deteneva il 55,5% del volume d’affari e BT Italia il 4,7%. La quota rappresentata dai rami SMB e PA ceduti era stimata nell’1-2% del mercato complessivo rilevato da AGCOM. Gli altri principali operatori erano Fastweb con il 19,6%, Vodafone con il 6,1%, Wind Tre con il 3,6% e Colt con il 2,3%.

Nel mercato specifico dei servizi retail su rete fissa per la PA, nel periodo 2018-primo semestre 2020:

  • TIM deteneva quote comprese tra il 45-50% e il 55-60%;
  • il Ramo PA di BT rappresentava quote comprese tra il 5-10% e il 10-15%;
  • la quota congiunta TIM-BT avrebbe raggiunto circa il 55-60%;
  • Fastweb rappresentava circa il 25-35%;
  • gli altri operatori raggiungevano complessivamente percentuali contenute.

Nel mercato complessivo per la clientela affari, l’indice HHI sarebbe passato da 3.542 a 3.699 punti, con un incremento di 157 punti. Nel mercato della PA, l’HHI sarebbe aumentato da 3.656 a 4.450 punti nel 2019, con un incremento di 794 punti, e da 3.287 a 4.368 punti nel primo semestre 2020, con un incremento di 1.081 punti. L’Autorità richiama gli Orientamenti della Commissione europea sulle concentrazioni orizzontali, secondo cui un HHI già elevato e un incremento superiore a 150 punti possono costituire indicatori di possibili effetti restrittivi.

Valutazione degli effetti concorrenziali

L’AGCM rileva che TIM è l’unico operatore verticalmente integrato dotato di una rete di accesso fissa capillarmente estesa sull’intero territorio nazionale. L’accesso alla rete locale costituisce un input necessario per offrire servizi retail alla clientela finale; gli operatori alternativi dipendono quindi, almeno per la copertura nazionale, dall’offerta wholesale di TIM.

A questo vantaggio infrastrutturale si aggiunge la posizione storica di TIM quale operatore di riferimento per numerose pubbliche amministrazioni nazionali e locali. La combinazione tra dominanza a monte, integrazione verticale, elevata quota a valle e acquisizione di un concorrente effettivo ha indotto l’Autorità a ravvisare un possibile rischio di costituzione o rafforzamento di una posizione dominante.

Nel segmento della clientela affari, l’operazione elimina BT quale concorrente diretto di TIM e determina un incremento dell’HHI superiore alla soglia indicativa richiamata dall’Autorità. Nel segmento PA, le criticità appaiono più accentuate perché il Ramo PA consente a TIM di subentrare in contratti derivanti da gare di rilievo nazionale nelle quali TIM aveva partecipato senza risultare aggiudicataria.

BT risultava un concorrente significativo nelle gare pubbliche: considerando il valore a base d’asta, TIM e BT avevano partecipato in concorrenza a gare rappresentative di circa il 67% del valore complessivo delle procedure alle quali TIM aveva partecipato. In tutti e tre i casi considerati, BT era risultata aggiudicataria del lotto o dell’accordo quadro. L’acquisizione può quindi ridurre la pressione competitiva esercitata da BT nelle gare future e trasferire a TIM la relativa base contrattuale e conoscenza dei clienti.

L’Autorità considera anche la partecipazione di BT a raggruppamenti temporanei con altri operatori, tra cui Vodafone nella gara TF5. Il subentro di TIM potrebbe quindi indebolire ulteriormente il quadro competitivo anche rispetto alle configurazioni collaborative attraverso cui BT aveva ottenuto alcuni contratti.

Barriere all’ingresso ed effetti sulle gare future

Gli operatori sentiti dall’AGCM hanno evidenziato le peculiarità del segmento PA rispetto alla clientela business privata. Tali peculiarità riguardano soprattutto:

  • l’obbligo di ricorrere a gare e procedure competitive disciplinate da una normativa articolata;
  • la necessità di strutture commerciali specializzate nella partecipazione e gestione delle gare;
  • gli elevati requisiti di solidità finanziaria, garanzia e referenza;
  • i tempi lunghi di pagamento da parte della PA;
  • la rilevanza della capillarità della rete;
  • il limitato margine di negoziazione sulle caratteristiche tecniche richieste.

Sono state inoltre segnalate barriere derivanti dagli investimenti infrastrutturali necessari e dai costi fissi sostenuti dagli operatori alternativi. La domanda pubblica tende a privilegiare operatori di grandi dimensioni e, nelle procedure di rinnovo, il fornitore uscente può beneficiare degli investimenti e dei costi di setup già sostenuti.

L’AGCM valuta l’operazione anche in prospettiva dinamica, considerando il prossimo rinnovo delle gare SPC2, TF5 e S-RIPA2 e il processo di digitalizzazione e innovazione tecnologica della PA. Subentrando a BT, TIM diventerebbe fornitore uscente per un numero significativo di amministrazioni, potendo beneficiare di minori costi di migrazione, setup e gestione amministrativa rispetto ai nuovi entranti. La copertura della domanda pubblica riconducibile a TIM potrebbe così superare il 55% in valore.

Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dal patto di non concorrenza, che impedirebbe a BT di partecipare per cinque anni a gare relative ai servizi di telecomunicazione interessati, riducendo la possibilità che BT eserciti nuovamente pressione concorrenziale nei rinnovi e nelle gare future.

L’Autorità considera inoltre possibile un effetto leva connesso alla gara SPC2: TIM, subentrando a BT, entrerebbe nel novero dei fornitori aggiudicatari e potrebbe offrire i propri servizi anche alle amministrazioni facoltizzate, nonché concorrere per amministrazioni che, in presenza di determinate condizioni, possono cambiare fornitore. Tale vantaggio deriverebbe dall’operazione e non da una precedente aggiudicazione ottenuta da TIM attraverso il confronto competitivo.

Mercati privi di criticità apprezzabili

Per i servizi di telecomunicazione retail su rete mobile, la rivendita di hardware e software, la manutenzione hardware e software e i servizi di call center, l’AGCM ritiene che l’operazione non appaia suscettibile di produrre effetti restrittivi. La conclusione si fonda sulle quote detenute da TIM, sull’apporto incrementale marginale dei rami BT e sulla presenza di un contesto competitivo sufficientemente dinamico.

Esito procedurale

L’AGCM ha ritenuto che l’operazione potesse determinare, ai sensi dell’art. 6, comma 1, della legge n. 287/1990, la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati dei servizi di telecomunicazione al dettaglio su rete fissa per la clientela affari e/o per la pubblica amministrazione, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza.

Conseguentemente, ai sensi dell’art. 16, comma 4, della legge n. 287/1990, l’Autorità ha deliberato l’avvio dell’istruttoria nei confronti di TIM e BT Italia. Il termine per la conclusione è stato fissato in 45 giorni dalla data della delibera, fatti salvi i tempi necessari per acquisire il parere dell’AGCOM ai sensi dell’art. 1, comma 6, lettera c), n. 11, della legge n. 249/1997. Il provvedimento non contiene un’autorizzazione, un divieto o misure correttive definitive: tali profili avrebbero dovuto essere valutati nell’ambito della successiva istruttoria.

Punti principali

Operazione e parti

TIM acquisisce da BT Italia i rami d’azienda PA, SMB e Atlanet. Il Ramo PA riguarda servizi di telecomunicazione a pubbliche amministrazioni; il Ramo SMB servizi rivolti principalmente a PMI; il Ramo Atlanet servizi di contact e call center, prevalentemente captive a supporto del ramo SMB.

Soglie e qualificazione

L’operazione costituisce una concentrazione ai sensi dell’art. 5, comma 1, lettera b), della legge n. 287/1990, in quanto comporta l’acquisizione di parti di un’impresa. È soggetta a comunicazione preventiva ex art. 16, comma 1, poiché sono superate le soglie di 504 milioni di euro di fatturato nazionale complessivo e di 31 milioni di euro di fatturato nazionale individuale per almeno due imprese interessate.

Mercati rilevanti

L’AGCM considera il mercato nazionale dell’accesso wholesale alla rete fissa a banda larga e ultra-larga, a monte, e i mercati retail dei servizi di telecomunicazione su rete fissa per la clientela affari e per la pubblica amministrazione. Sono inoltre interessati, senza criticità apprezzabili, i servizi mobili, la rivendita e manutenzione di hardware e software e i servizi di call center.

Quote e concentrazione

Nel mercato complessivo dei servizi retail su rete fissa per la clientela affari, TIM deteneva nel 2019 il 55,5% e BT il 4,7%; l’apporto dei rami SMB e PA ceduti era stimato nell’1-2%. Nel mercato specifico per la PA, TIM deteneva nel triennio 2018-2020 quote comprese tra il 45-50% e il 55-60%, mentre il Ramo PA di BT rappresentava tra il 5-10% e il 10-15%, con quota congiunta pari circa al 55-60%.

Criticità e avvio istruttoria

L’operazione elimina BT quale concorrente diretto di TIM, anche nelle gare pubbliche in cui BT aveva partecipato e talvolta prevalso su TIM. L’HHI nel mercato business passa da 3.542 a 3.699 punti (+157), mentre nel mercato PA passa da 3.656 a 4.450 punti nel 2019 (+794) e da 3.287 a 4.368 nel primo semestre 2020 (+1.081). L’AGCM ha pertanto avviato l’istruttoria ex art. 16, comma 4, per verificare la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante ai sensi dell’art. 6, comma 1.

Come è indicizzato

Materiecontrollo concentrazioniacquisizione del controllomercato rilevantequote di mercatotelecomunicazioni

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