Sentenza n. 1883/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'annullamento del decreto di diniego del visto di ingresso in Italia per motivo di studio emesso dall'Ambasciata Italiana in Brazzaville (Congo) in data 15.09.2025 e notificato il 23.09.2025.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del visto di ingresso in Italia per motivi di studio, emesso dall’Ambasciata d’Italia a Brazzaville
Esito
Favorevole al ricorrente (studente straniero)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto per studio, motivato dall’Amministrazione sulla base della mancata giustificazione della scelta del corso universitario e della asserita non conoscenza dei relativi contenuti, dell’incoerenza del corso rispetto al precedente percorso accademico e del rischio migratorio desunto anche dalla presenza di un parente in Italia. Sono stati dedotti profili di illegittimità attinenti soprattutto alla motivazione e alla valutazione degli elementi posti a fondamento del diniego. Il giudizio era stato preceduto dall’accoglimento dell’istanza cautelare; l’ordinanza cautelare è rimasta inottemperata, circostanza valorizzata dal Collegio ai sensi dell’art. 64, comma 4, c.p.a.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Ha ritenuto fondate le censure motivazionali, anche considerando l’inottemperanza all’ordinanza cautelare e il quadro non univoco emergente dal rapporto della sede diplomatica. In particolare, ha reputato meritevoli di ulteriore approfondimento, previo nuovo colloquio, sia gli elementi relativi al curriculum degli studi sia le circostanze concernenti la presenza di un parente in Italia. Il Collegio ha inoltre affermato che la valutazione del rischio migratorio deve fondarsi su indici fattuali oggettivi, chiari e concomitanti, tali da superare il vaglio di ragionevolezza. I profili di censura non esaminati sono stati assorbiti. Il Ministero è stato condannato al pagamento di € 1.500,00 oltre accessori per spese e competenze di giudizio.
Norme richiamate
art. 60 c.p.a.
decisione della causa mediante sentenza in forma semplificata
Consente di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, ricorrendone i presupposti e sentite le parti.
art. 64, comma 4, c.p.a.
ordinanza cautelare rimasta inottemperata
L’inottemperanza all’ordinanza cautelare è stata valorizzata nella valutazione della causa e dei relativi elementi istruttori.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata
Ha costituito la base normativa per disporre l’oscuramento delle generalità della parte.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata
Richiamati unitamente alla disciplina nazionale a fondamento dell’oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Il diniego di visto per motivi di studio è illegittimo quando la motivazione relativa alla scelta del corso, alla coerenza con il percorso accademico pregresso e al rischio migratorio non consente di ricostruire univocamente l’iter logico seguito dall’Amministrazione e richiede ulteriori verifiche istruttorie.
- La valutazione del rischio migratorio deve fondarsi su indici fattuali oggettivi, chiari e concomitanti, idonei a superare un concreto vaglio di ragionevolezza; la mera presenza di un parente in Italia, considerata isolatamente, non è sufficiente a fondare il diniego.
- Quando gli elementi relativi al curriculum di studi e ai legami familiari in Italia risultano non univoci, l’Amministrazione deve procedere a un ulteriore approfondimento istruttorio, anche mediante nuovo colloquio, prima di negare il visto.
- L’inottemperanza dell’Amministrazione a un’ordinanza cautelare può essere valorizzata dal giudice nella decisione di merito ai sensi dell’art. 64, comma 4, c.p.a.
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