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Sentenza

Sentenza n. 62/2026 - C.g.a.r.s, Sezione 1

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, sede di Palermo, Sezione Seconda, n. 1633/2024, resa tra le parti

Giustizia amministrativa202401425

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
CGARSSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Diniego di autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di un percorso carrabile privato di collegamento tra il fabbricato e la strada pubblica, con annessa area di parcheggio

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (proprietaria)

Prevale il privato

La controversia

La proprietaria chiedeva l’autorizzazione paesaggistica per realizzare, all’interno del proprio fondo, un percorso carrabile di circa 74 metri e un parcheggio, senza opere fisse o rilevanti movimenti di terra, mediante terra stabilizzata. La Soprintendenza negava l’autorizzazione ritenendo l’intervento incompatibile con l’art. 41 delle N.T.A. del Piano Paesaggistico della Provincia di Agrigento, applicabile a un’area sottoposta a livelli di tutela 2 e 3, poiché integrante l’apertura di una nuova strada o pista e comportante trasformazioni paesaggistiche. In primo grado la ricorrente deduceva: a) l’erronea equiparazione dell’accesso carrabile privato all’apertura di una strada; b) l’irragionevolezza delle prescrizioni ove interpretate come preclusive dell’accesso al fondo; c) la violazione del principio del dissenso costruttivo e l’omessa valutazione di soluzioni alternative. Il TAR dichiarava in parte irricevibile il ricorso, ritenendo immediatamente lesive le prescrizioni del Piano approvato nel 2021, e lo respingeva per il resto. In appello la proprietaria contestava sia la declaratoria di irricevibilità sia l’interpretazione sostanziale dell’art. 41 N.T.A., sostenendo che la prescrizione riguardasse le strade pubbliche o aperte al pubblico e non un mero accesso privato al fabbricato, nonché evidenziando l’assenza di un accesso percorribile e l’esito della verificazione, che aveva qualificato il progetto come tecnicamente ed economicamente vantaggioso e paesaggisticamente meno invasivo.

La decisione

Il CGARS ha ritenuto passato in giudicato il capo della sentenza di primo grado relativo all’estromissione della Presidenza della Regione Siciliana, non essendo stato impugnato. Ha invece accolto il primo motivo d’appello, escludendo l’irricevibilità del ricorso originario: l’art. 41 N.T.A. non era immediatamente lesivo, poiché la sua portata rispetto alle strade private interne non era chiara e definitiva, e la lesione si era concretizzata solo con il diniego applicativo della Soprintendenza. Ha accolto anche i motivi relativi all’interpretazione del Piano e all’omessa valutazione dell’intervento. In applicazione di un’interpretazione conforme e del principio di conservazione degli atti, ha ritenuto che il divieto di realizzare nuove strade e piste riguardasse le strade pubbliche o aperte al pubblico, non anche una strada interna privata, realizzata con modalità non impattanti. Il percorso progettato non aumentava il carico urbanistico, non favoriva la circolazione pubblica e, secondo la verificazione, non comportava un significativo impatto paesaggistico o rilevanti movimenti di terra. Il diniego era quindi illegittimo perché fondato sull’erronea assimilazione del percorso privato a una nuova strada o pista vietata dal Piano. Il Collegio ha inoltre rilevato che non era possibile impedire in assoluto al proprietario l’accesso al proprio fondo, poiché ciò avrebbe determinato una sostanziale espropriazione, e ha richiamato i principi di proporzionalità e del minimo mezzo. L’appello è stato integralmente accolto, con riforma della sentenza del TAR e annullamento del diniego. L’Amministrazione dovrà riesaminare l’istanza conformandosi alla sentenza; resta da valutare autonomamente la compatibilità paesaggistica del parcheggio privato e la sua coerenza con gli interessi pubblici dell’area. L’Assessorato è stato condannato alle spese del doppio grado, liquidate in complessivi 4.000 euro, oltre accessori e rifusione dei contributi unificati.

Norme richiamate

  • art. 41 N.T.A. del Piano Paesaggistico della Provincia di Agrigento

    “realizzare nuove costruzioni e l’apertura di strade e piste”

    La disposizione deve essere interpretata nel senso di vietare le strade pubbliche o aperte al pubblico e non le mere strade interne private, purché realizzate con modalità paesaggisticamente non impattanti.

  • art. 100 c.p.c.

    “per proporre una domanda o contraddire alla stessa è necessario avervi un interesse”

    L’interesse a ricorrere richiede una lesione concreta, attuale e personale dell’interesse sostanziale e l’utilità effettiva derivante dall’eventuale annullamento; nel caso concreto la lesione si è attualizzata con il diniego applicativo.

  • art. 34, comma 3, c.p.a.

    Richiamato quale conferma normativa della necessità che l’interesse alla decisione sussista secondo i requisiti di concretezza e attualità.

  • art. 35, comma 1, lett. b) e c), c.p.a.

    Richiamato quale ulteriore conferma della rilevanza processuale delle condizioni dell’azione e dell’interesse a ricorrere.

  • art. 24, comma 1, Cost.

    “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”

    Richiamato a fondamento del principio secondo cui l’accesso alla tutela giurisdizionale presuppone una lesione concreta e attuale e una tutela giudiziale idonea a soddisfare l’interesse sostanziale.

Massime di principio

  • Le prescrizioni contenute in atti generali o pianificatori devono essere impugnate immediatamente solo quando producano una lesione diretta, concreta, attuale e definitiva; se la lesione si concretizza soltanto con il provvedimento applicativo, l’atto generale può essere impugnato congiuntamente a quest’ultimo.
  • Il divieto di immediata impugnazione delle disposizioni generali va interpretato restrittivamente, in funzione dell’effettività della tutela, poiché l’obbligo di impugnazione immediata non può gravare sul destinatario quando la portata lesiva della prescrizione non sia chiara fino all’adozione dell’atto applicativo.
  • Una prescrizione paesaggistica che vieta l’apertura di nuove strade e piste può essere interpretata, ove compatibile con il testo e con la finalità della disciplina, come riferita alle strade pubbliche o aperte al pubblico e non a un percorso interno privato destinato esclusivamente all’accesso al fondo.
  • Il diniego di autorizzazione paesaggistica è illegittimo quando assimila automaticamente un accesso carrabile privato a una nuova strada o pista vietata dal piano, senza considerare la destinazione esclusivamente privata dell’opera, l’assenza di incremento del carico urbanistico e il suo concreto impatto paesaggistico.
  • Nell’esercizio del potere paesaggistico l’amministrazione deve adottare una misura proporzionata e il minimo mezzo necessario alla tutela del bene, senza precludere in assoluto l’accesso del proprietario al proprio fondo quando l’intervento progettato sia necessario e non significativamente impattante.
  • L’annullamento del diniego impone all’amministrazione il riesame dell’istanza secondo l’effetto conformativo della sentenza; la compatibilità della strada privata non comporta automaticamente l’approvazione delle opere accessorie, come un parcheggio, che devono essere valutate autonomamente sotto il profilo paesaggistico e degli interessi pubblici coinvolti.

Come è indicizzato

MaterieAutorizzazione paesaggisticaVincoli e piani paesaggisticiLegittimazione e interesse a ricorrereAppello
RamiBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
IstitutiLegittimazione e interesse a ricorrereProporzionalità e ragionevolezzaEffetto conformativo e riedizione del poterePonderazione degli interessi e interesse pubblico

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