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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24990/2025 del 08/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 12/10/2024 del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la richiesta di sospensione e/o revoca dell'ingiunzione a demolire opere abusive eseguita dal Pubblico Ministero in esecuzione di sentenza penale irrevocabile (sentenza del 7/03/2002, irrevocabile 15/03/2005) per il reato previsto dall'art. 44 lett. b) del d.P.R. n. 380/2001. Il ricorrente deduce: (1) errore di diritto e motivazione illogica perché l'esecuzione della demolizione sarebbe incompatibile con l'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale e con la sua successiva destinazione pubblicistica, circostanza che sarebbe resa irrilevante dall'occupazione dell'immobile da parte di Angela Tammaro; (2) violazione del principio affermato dalla Corte EDU nella sentenza "Ivanova", posto che l'immobile è abitato indisturbatamente da oltre dieci anni dalla Tammaro e dalla sua famiglia.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di interesse a impugnare e, comunque, per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che l'interesse processuale ai sensi dell'art. 568, comma 4, cod. proc. pen. deve essere concreto e attuale: l'acquisizione al patrimonio comunale ha fatto venir meno il diritto di proprietà o altro diritto reale del condannato, per cui il ricorrente non ha dimostrato alcun vantaggio pratico reale derivante dalla revoca o sospensione dell'ordine di demolizione. La Corte ha inoltre precisato che la mera occupazione ultradecennale non consolida la posizione giuridica dell'occupante e anzi rafforza il carattere abusivo; che la determinazione del responsabile amministrativo non sostituisce la deliberazione espressa del Consiglio comunale circa l'interesse pubblico al mantenimento dell'immobile; e che l'ordine del Pubblico Ministero è esecuzione di una sentenza penale irrevocabile, per cui il condannato non può beneficiare dell'inerzia. Per tali ragioni il ricorso è dichiarato inammissibile e il ricorrente è condannato alle spese processuali e al versamento di una somma di Euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende (applicazione dell'art. 616 cod. proc. pen. con utilizzo della facoltà prevista dall'art. 1, comma 64, legge n. 103/2017).

Norme richiamate

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 44 lett. b)

    citato come norma integrativa del reato per cui il ricorrente era stato condannato

    La norma individua la fattispecie penale relativa agli abusi edilizi contestati; la sentenza penale fondata su tale norma è stata considerata irrevocabile e base dell'ordine di demolizione eseguito dal PM

  • codice di procedura penale, art. 568, comma 4

    previsto e richiamato nella motivazione sulla necessità di interesse concreto e attuale all'impugnazione

    Per essere ammissibile l'impugnazione deve produrre un vantaggio pratico diretto per l'impugnante; l'assenza di tale interesse determina l'inammissibilità

  • d.P.R. n. 380 del 2001, art. 31, comma 5

    richiamato quanto alla necessità di deliberazione consiliare per la resistenza di interessi pubblici

    L'eventuale opposizione alla demolizione per ragioni di interesse pubblico richiede una deliberazione esplicita del Consiglio comunale; non è sufficiente una semplice determina dirigenziale o la mera acquisizione al patrimonio

  • codice di procedura penale, art. 616

    citato relativamente alle conseguenze per ricorso inammissibile in quanto ascrivibile a colpa del ricorrente

    Prevede l'onere delle spese e la possibilità di applicare sanzioni pecuniarie al ricorrente in caso di inammissibilità colposa del ricorso

  • legge n. 103 del 2017, art. 1, comma 64

    richiamata per la facoltà di aumentare la sanzione oltre il massimo edittale

    Consente al Collegio di fissare una somma maggiorata (qui Euro 3.000) a carico del ricorrente in relazione alle ragioni dell'inammissibilità

  • sentenza Corte EDU "Ivanova"

    menzionata dal ricorrente quale principio da applicare

    La Corte di legittimità ha ritenuto che l'eventuale principio evocato non sia stato specificamente e adeguatamente dimostrato nel caso concreto: la mera occupazione ultradecennale non è sufficiente a consolidare diritti contro l'ordine di demolizione, salvo che non emerga un interesse concreto e attuale del ricorrente

Massime di principio

  • L'acquisizione dell'immobile al patrimonio comunale estingue l'interesse giuridico del precedente proprietario o titolare di diritti reali a ottenere la revoca o la sospensione di un ordine di demolizione: il ricorso è ammissibile solo se il ricorrente dimostra un vantaggio pratico, concreto e attuale derivante dalla revoca/sospensione.
  • La mera occupazione protratta nel tempo (anche ultradecennale) non consolida diritti a mantenere opere abusive né giustifica di per sé la sospensione o la revoca della demolizione; il decorso del tempo può anzi rafforzare il carattere abusivo dell'intervento.
  • Per far valere interessi pubblici contrari alla demolizione è necessaria una deliberazione esplicita del Consiglio comunale che indichi la prevalenza di tali interessi; non è sufficiente una semplice determina dirigenziale o l'acquisizione al patrimonio senza atto consiliare specifico.
  • L'ordine di demolizione disposto dal Pubblico Ministero come esecuzione di una sentenza penale irrevocabile non è eludibile con deduzioni basate su inerzie proprie dell'autore dell'abuso: la correctio temporis non giova al condannato che abbia avuto tempo per cercare soluzioni alternative.
  • In sede di impugnazione è essenziale specificare e dimostrare l'interesse concreto e attuale e non limitarsi a censure teoriche o generiche: l'assenza di tale prova espone alla dichiarazione di inammissibilità e a sanzioni economiche.

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