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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4625/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza della Corte di Appello di Salerno che aveva rigettato l'incidente di esecuzione promosso da Romina Alfano contro l'ordine di demolizione contenuto nella sentenza penale definitiva (17.2.2015, passata in giudicato 27.5.2016). La ricorrente sosteneva che le opere da demolire dovessero limitarsi a 178 mc del manufatto A2 (piccola porzione del primo piano) mentre il G.E. e la Corte avevano ritenuto abusive e da demolire le volumetrie indicate dal consulente (A2 due piani per 706 mc e A3 piano terra per 368 mc, totale 1.074 mc). La ricorrente deduceva inoltre che l'istanza di sanatoria presentata al Comune di Angri (21.11.2016) fosse accoglibile per effetto del PUC vigente (delibera 13.10.2016) che, a suo dire, consentiva gli interventi richiesti e quindi avrebbe legittimato le opere.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità. Ha riaffermato il principio che il giudice dell'esecuzione può esaminare e sindacare il titolo in sanatoria, ma può sospendere o revocare l'ingiunzione di demolizione solo se esiste un titolo di sanatoria legittimo o è ragionevolmente prevedibile che la P.A. adotterà a brevissimo termine un provvedimento incompatibile con l'abbattimento. Nel caso di specie la Corte distrettuale aveva correttamente ritenuto insussistente la cosiddetta doppia conformità (conformità urbanistica sia al momento della realizzazione sia al momento della domanda di sanatoria). Ha inoltre rilevato che il parere comunale favorevole del 12.6.2017 era subordinato a condizioni (demolizione di volumetrie e ripristino della destinazione agricola) e quindi non costituisce titolo legittimante. La Suprema Corte ha richiamato la giurisprudenza e la Corte Costituzionale che escludono la legittimazione postuma sostanzialista di opere originariamente abusive. Per queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.P.R. 380/2001 (Testo Unico Edilizia), art. 36

    art. 36 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    La sanatoria può estinguere il reato edilizio solo se ricorrono tutte le condizioni previste dall'art. 36, in particolare la conformità dell'opera alla disciplina urbanistica sia al momento della realizzazione sia al momento della presentazione della domanda (doppia conformità).

  • D.P.R. 380/2001, art. 44

    art. 44 D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

    Richiamato in relazione all'estinzione del reato di cui all'art. 44 lett. b) per effetto di una sanatoria valida; la Corte ha precisato che la mera conformazione successiva non estingue il reato se manca la doppia conformità.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Norma applicata per condannare la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso per aspecificità.

  • PUC del Comune di Angri

    Delibera di adozione del 13.10.2016

    Il richiamo al contenuto del PUC non è sufficiente a superare la valutazione sulla doppia conformità se non viene dimostrata la normativa vigente al momento della realizzazione dell'opera; il PUC attuale non legittima automaticamente opere realizzate in epoca anteriore se manca la conformità originaria.

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 1/2013

    Corte Cost. sent. n. 1 del 2013

    Conferma che la sanatoria è limitata agli abusi formali e non può essere interpretata in senso sostanzialista per regolarizzare opere in contrasto con la disciplina urbanistica al momento della realizzazione.

  • Consiglio di Stato, Sez. 4, n. 4838/2007

    Cons. St. Sez. 4 n. 4838 del 17/09/2007

    Ha ritenuto illegittima la cosiddetta sanatoria giurisprudenziale impropria; tale orientamento è richiamato per escludere legittimazioni postume di opere originariamente non conformi.

Massime di principio

  • Il giudice dell'esecuzione può verificare la validità di un titolo in sanatoria ma può sospendere o revocare l'ordine di demolizione solo se esiste un titolo legittimo o se è prevedibile un provvedimento amministrativo incompatibile con la demolizione in tempi brevissimi.
  • La sanatoria edilizia richiede la cosiddetta 'doppia conformità': conformità urbanistica sia al momento della realizzazione dell'opera sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria; in mancanza non estingue il reato.
  • Un parere o un permesso condizionato non costituisce titolo abilitativo legittimo e non estingue la responsabilità penale ex art. 44 DPR 380/2001.
  • Le modifiche degli strumenti urbanistici intervenute dopo la realizzazione dell'opera non legittimano automaticamente opere precedentemente abusive; la giurisprudenza e la Corte Costituzionale escludono letture sostanzialiste della norma sulla sanatoria.
  • Nel proporre ricorsi per cassazione in materia esecutiva è necessario indicare con precisione i punti di critica e produrre argomentazioni concrete sulla normativa applicabile al momento del fatto; la genericità/aspecificità determina l'inammissibilità.

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