Cassazione Penale, Sentenza n. 16142/2026 del 04/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano le conferme di condanna per reati di sfruttamento di lavoratori (art. 603-bis c.p.) e per dichiarazione fraudolenta (art. 2 d.lgs. n. 74/2000). Le censure principali erano: vizio di motivazione nella valutazione dello "stato di bisogno" delle persone offese e nell'uso della loro "condizione di stranieri" come indizio; mancata prova della consapevolezza, in capo agli imputati, dello stato di bisogno (elemento soggettivo/dolo); criticità nella valutazione della attendibilità delle dichiarazioni auto/etero-accusatorie rese da DI CORRADO Angelo e Bruno (in particolare inversioni di versione e mancanza di autonomia del contributo di Bruno); carenza di riscontri estrinseci sulla retrocessione delle somme e sul contenuto di specifiche fatture contestate (es. fattura M.A. CONSULTING per DIEFFE GROUP); mancato approfondimento sul ruolo e sulla consapevolezza di HASAJ Sema quale amministratore di diritto e su eventuale ruolo di amministratore di fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato nel complesso le statuizioni della Corte d'Appello di Venezia. Ha ritenuto che: a) la Corte territoriale abbia adottato un'interpretazione rigorosa dell'art. 603-bis, delimitando correttamente le categorie di vittime rilevanti; b) il richiamo alla "condizione di stranieri" va letto unitamente a molteplici elementi probatori concreti (paghe percepite inferiori ai valori ufficiali, numero di ore effettive vs. quelle indicate, richieste di retrocessione in denaro, necessità di inviare rimesse alle famiglie, e altri riscontri extracontabili) che nel loro complesso dimostrano lo stato di bisogno e la consapevolezza degli imputati; c) le dichiarazioni dei DI CORRADO, pur con alcune modifiche dichiarative, sono risultate attendibili in ragione dei riscontri documentali e delle incongruenze riscontrate nelle fatture; d) riguardo alla fattura contestata, l'assenza di spiegazioni convincenti da parte degli imputati e i prelievi in contanti in momenti compatibili con retrocessioni sono indizi fondati; e) la responsabilità dell'amministratore di diritto (HASAJ Sema) è sostenuta dal quadro probatorio e dalla giurisprudenza consolidata che impone doveri di vigilanza. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 603-bis cod. pen.
La Corte ha richiamato la distinzione tra le fattispecie: per l'art. 603-bis, comma 1, n.1 (intermediazione) è richiesto dolo specifico; per il n.2 (utilizzatore che sottopone a condizioni di sfruttamento) è sufficiente dolo generico: cioè la coscienza e volontà di approfittare dello stato di bisogno. La "condizione di stranieri" non basta da sola, ma va valutata insieme ad elementi concreti quali richieste di retrocessione, paga concreta inferiore a quella apparente, orario effettivo ecc.
art. 2 d.lgs. n. 74/2000
La norma relativa alla dichiarazione fraudolenta è stata applicata in relazione all'emissione di fatture per operazioni inesistenti; la Corte ha valutato la serie di indizi (genericità delle fatture, incongruità oggettiva, prelievi in contanti successivi ai pagamenti) come riscontro alla confessione e alle autocritiche dei collaboratori DI CORRADO.
Sez. 4, n. 3554 del 18/01/2022 (giurisprudenza citata)
Richiamata per confermare il principio sulla diversa intensità del dolo richiesto dalle diverse fattispecie di art. 603-bis: precisione che ha sorretto la valutazione della Corte d'Appello sulla consapevolezza dell'approfittamento dello stato di bisogno.
Sez. 2, n. 6734 del 30/01/2020 (giurisprudenza citata)
Richiamata per il principio secondo cui, una volta assolta l'accusa dalla pubblica accusa mediante presunzioni o massime di esperienza, incombe sull'imputato l'onere di allegare elementi concreti a confutazione delle stesse (vicinanza della prova).
Sez. F, n. 42897 del 09/08/2018 (giurisprudenza citata)
Richiamata in tema di responsabilità dell'amministratore di diritto per reati tributari: l'accettazione della carica comporta doveri di vigilanza e può integrare responsabilità anche quando l'amministratore sia prestanome.
Massime di principio
- Per integrare il reato di sfruttamento ex art. 603-bis non basta la mera condizione di straniero: occorre valutare il quadro concreto (paga effettiva, richieste di retrocessione, numero di ore effettive, precarietà e necessità economiche) che dimostri lo stato di bisogno e l'approfittamento da parte del datore.
- La consapevolezza della situazione di bisogno (elemento soggettivo) può essere desunta da comportamenti e prassi aziendali (es. richieste di retrocessione, organizzzione salariale fittizia, paghe "globali" che in concreto sono inferiori), non solo da una dichiarazione esplicita.
- Le dichiarazioni collaboranti o autocriticanti (anche se con revisioni o "inversioni di rotta") restano valutabili e possono essere ritenute attendibili se supportate da riscontri estrinseci (documentazione extracontabile, incongruenze nelle fatture, movimenti di cassa coerenti con retrocessioni).
- In reati tributari legati a fatture per operazioni inesistenti, l'assenza di spiegazioni documentali da parte del destinatario della fattura e prelievi/bonifici compatibili con retrocessioni costituiscono indizi significativi; l'onere di provare il contrario grava sull'imputato per la vicinanza alla prova.
- L'amministratore di diritto ha doveri di vigilanza; la sua posizione può integrare responsabilità penale anche se è solo prestanome quando emerga che la sua omissione o il suo ruolo ha agevolato la commissione del reato.
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