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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 11581/2026 del 28/04/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Gli attori avevano chiesto la declaratoria di illegittimità di parti di una costruzione realizzata da B CO su due particelle in Comune di Roseto degli Abruzzi per violazione del piano di recupero, delle autorizzazioni e delle norme sulle distanze (art. 9 d.m. 1444/1968, NTA PRG e art. 873 c.c.), con ordine di ripristino o demolizione e risarcimento danni. In primo grado il Tribunale rigettò le domande; in appello parte degli attori ottenne l'ordine di arretrare/demolire il piano seminterrato oltre il rispetto della distanza di 5 m dal confine e liquidazione di risarcimenti. La società ricorse in Cassazione con tre motivi, denunciando errori nell'applicazione delle norme sui piani particolareggiati e sulle distanze, nella valutazione tecnico-planimetrica della CTU e nell'errata qualificazione del danno come "in re ipsa".

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i primi due motivi (confermando i principi secondo cui le deroghe alle distanze sono ammesse solo se previste da piani particolareggiati con previsioni planovolumetriche che concernano un gruppo di edifici e se l'opera rispetta la conformazione planivolumetrica prevista; e che la deroga per autorimesse vale solo per manufatti interamente al di sotto del piano di campagna). Ha invece accolto il terzo motivo: ha ritenuto erronea la conclusione della Corte d'appello che il danno derivante dalla violazione delle distanze sussista "in re ipsa" e che non dovesse essere provato dal danneggiato. Di conseguenza la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d'Appello di L'Aquila, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità, perché venga ridefinita la statuizione sulle pretese risarcitorie e connessi profili.

Norme richiamate

  • d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9

    "Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche"

    Le distanze tra fabbricati dettate dal d.m. 1444/1968 possono essere derogate solo se la deroga è prevista in piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche che riguardino un insieme unitario di edifici; la deroga vale solo se l'opera rispetta la conformazione planivolumetrica prevista.

  • legge 17 agosto 1942, n. 1150, artt. 13 e 16

    Il piano particolareggiato è uno strumento attuativo che può avere funzione integrativa/variativa rispetto al PRG; può disciplinare in dettaglio l'assetto urbanistico e, se previsto correttamente, giustificare deroghe alle regole generali.

  • art. 873 c.c.

    Norma civile sulle distanze legali tra costruzioni: se le condizioni derogatorie previste dagli strumenti urbanistici non ricorrono, le distanze civili si applicano e la violazione può rilevare come intervento abusivo ai fini dell'ordine di ripristino.

  • art. 872 c.c., secondo comma

    Rilevante per i rimedi contro le opere che ledono le distanze; la Corte ne ha valutato la corretta applicazione alla fattispecie in combinato con l'art. 873 c.c.

  • art. 1226 c.c.

    Disciplina la liquidazione equitativa del danno; la Corte ha richiamato che la liquidazione equitativa richiede comunque l'allegazione e la prova di elementi utili alla quantificazione del danno.

  • d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, art. 2-bis

    Conferma la vincolatività delle distanze legali anche per Regioni e Province autonome e che le deroghe sono ammesse solo se inserite in strumenti urbanistici che conformino un assetto complessivo e unitario.

  • legge n. 122/1989 (richiami ad art. 9/122/1989)

    Riferimento normativo sulla disciplina delle autorimesse e degli interrati: la giurisprudenza richiede che le autorimesse godano di deroghe solo se realizzate interamente al di sotto del piano di campagna.

  • art. 360 c.p.c.

    Norma processuale che disciplina i motivi di ricorso per cassazione; richiamata per la censura sul vizio di motivazione e travisamento dei fatti in relazione alle decisioni di merito.

Massime di principio

  • Le deroghe alle distanze legali previste dal d.m. 1444/1968 sono legittime solo se contenute in piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche che riguardano una pluralità di edifici e definiscano compiutamente i rapporti spazio-dimensionali; la deroga decade se l'opera realizzata non rispetta la conformazione planivolumetrica prevista.
  • I provvedimenti tecnici/verbali comunali o atti amministrativi non sostituiscono il piano particolareggiato: non possono da soli creare un regime derogatorio alle distanze sancite dallo strumento urbanistico generale.
  • La deroga alle distanze per garage/autorimesse (normativa speciale) si applica soltanto se i locali sono realizzati interamente al di sotto del piano di campagna; un "seminterrato" rialzato rispetto al piano di campagna non rientra nella deroga.
  • La violazione delle norme sulle distanze non determina automaticamente ("in re ipsa") il diritto al risarcimento del danno: il danno deve essere allegato e provato dall'attore, anche mediante presunzioni e perizia, e la quantificazione equitativa richiede elementi di prova utili a misurare il pregiudizio.
  • In caso di rimozione o adeguamento dell'opera abusiva, il risarcimento va valutato tenendo conto della temporaneità e dell'effettiva lesione subita (non necessariamente il pieno deprezzamento di mercato), e la misura deve essere correlata all'effettività del pregiudizio provato.
  • Per difendersi o chiedere tutela in casi analoghi è fondamentale acquisire documentazione planivolumetrica ufficiale (tavole del piano particolareggiato), verbali di rilievo tecnico, perizie che attestino la corrispondenza tra opera realizzata e progetto approvato e stime specifiche del danno effettivo.

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