Sentenza n. 3617/2026 - Napoli, Sezione 6
per l'annullamento del silenzio - inadempimento formatosi sulla istanza presentata al Comune di Procida, in data 22.09.2025, tesa ad ottenere la conclusione del procedimento teso all'emissione dei provvedimenti repressivi delle opere abusive perpetrate dai contro interessati, il tutto ai sensi dell'art. 2 della L. 241/1990, ed in base al potere di vigilanza di cui all'art. 27 t.u. 380/2001; di tutti gli atti, connessi, conseguenti, presupposti e preparatori.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio-inadempimento del Comune di Procida sull'istanza del 22 settembre 2025 volta a sollecitare l'esercizio dei poteri repressivi in materia edilizia
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietario confinante)
Prevale il privato
La controversia
Il ricorrente ha denunciato l'inerzia del Comune rispetto a un'istanza con cui chiedeva l'esercizio dei poteri di vigilanza e repressione su opere asseritamente abusive realizzate sulla particella confinante, consistenti nell'ampliamento di un muro, nell'apertura di un varco carrabile e nel riempimento e nella modifica del terreno per realizzare un'area destinata a parcheggio. Ha dedotto la violazione dell'art. 2 l. 241/1990, dell'art. 117 c.p.a. e dell'art. 97 Cost., per la mancata conclusione del procedimento con un provvedimento espresso, nonché la violazione dell'art. 27 d.P.R. 380/2001, per il mancato esercizio del potere-dovere comunale di vigilanza sull'attività edilizia. Ha inoltre prospettato che la trasformazione del fondo sarebbe incompatibile con la destinazione urbanistica a verde agricolo e che l'accesso carrabile avrebbe aggravato una servitù di passaggio, in violazione dell'art. 1067 c.c.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso. Ha riconosciuto la legittimazione del proprietario confinante in ragione della vicinitas, ritenendo che la sua posizione sia differenziata rispetto a quella del quisque de populo e gli consenta di pretendere dall'amministrazione una verifica sui presunti abusi edilizi. Ha ritenuto che l'istanza fosse circostanziata e facesse sorgere l'obbligo del Comune di concludere il procedimento ai sensi dell'art. 2, comma 1, l. 241/1990, anche in collegamento con il potere-dovere di vigilanza previsto dall'art. 27 d.P.R. 380/2001. L'amministrazione era tenuta a verificare la consistenza materiale dei fatti denunciati e la loro qualificazione giuridica, adottando un provvedimento espresso e motivato, anche eventualmente di archiviazione, senza che il giudice potesse anticipare il contenuto della decisione amministrativa. È stato quindi dichiarato illegittimo il silenzio-inadempimento ed è stato ordinato al Comune di provvedere entro 60 giorni dalla comunicazione amministrativa o dalla notificazione della sentenza, se anteriore. Il Comune è stato condannato alle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori.
Norme richiamate
art. 2 l. 241/1990
Le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento mediante l'adozione di un provvedimento espresso.
L'amministrazione deve concludere con un provvedimento espresso e motivato il procedimento avviato da un'istanza circostanziata relativa a presunti abusi edilizi.
art. 27 d.P.R. 380/2001
Attribuisce al dirigente o al responsabile dell'ufficio comunale competente il potere-dovere di vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia nel territorio; tale dovere impone di esaminare una denuncia circostanziata e di esternare le conclusioni raggiunte.
art. 31 c.p.a.
Consente al proprietario confinante, titolare di una posizione differenziata fondata sulla vicinitas, di proporre l'azione avverso il silenzio dell'amministrazione sull'istanza di repressione di abusi edilizi.
art. 117 c.p.a.
È richiamato quale base processuale dell'azione contro il silenzio-inadempimento.
art. 97 Cost.
È richiamato a sostegno dell'obbligo di buon andamento e di conclusione espressa dell'azione amministrativa.
art. 1067 c.c.
È indicato dal ricorrente quale parametro della dedotta aggravazione della servitù di passaggio, questione posta a fondamento della denuncia degli interventi.
Massime di principio
- Il proprietario di un immobile confinante o prossimo a un'opera edilizia ritenuta abusiva, in ragione della vicinitas e degli effetti diretti che l'intervento può produrre sulla sua sfera giuridica, dispone di una legittimazione differenziata per chiedere all'amministrazione l'esercizio dei poteri di vigilanza e repressione edilizia e per agire contro il silenzio sull'istanza.
- A fronte di un'istanza circostanziata del proprietario confinante, l'amministrazione comunale ha l'obbligo di esaminare i fatti denunciati, verificarne l'esistenza materiale e la qualificazione giuridica e concludere il procedimento con un provvedimento espresso e motivato, anche di archiviazione.
- La discrezionalità dell'amministrazione nell'avvio o nell'adozione delle misure sanzionatorie edilizie non esclude il dovere di valutare una denuncia specifica e di comunicare all'istante le ragioni dell'eventuale mancata adozione di provvedimenti repressivi.
- Nel giudizio avverso il silenzio il giudice assicura l'adozione di una decisione amministrativa espressa e motivata, ma non predetermina il contenuto della decisione finale quando residuano istruttoria e valutazioni di competenza dell'amministrazione.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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