Cassazione Civile, Ordinanza n. 26518/2023 del 14/09/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)
La controversia
La controversia nasce dal parziale diniego di rimborso dell'IVA relativa all'anno 2015 chiesto da una società bancaria. Il diniego era stato motivato dall'omessa produzione della documentazione idonea a dimostrare l'esistenza del credito. La società, soccombente in primo e secondo grado, ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: con i primi due ha denunciato violazione di norme del d.P.R. n. 633 del 1972 e dello Statuto del contribuente, oltre che di norme costituzionali, sostenendo che l'Amministrazione non potrebbe contestare l'esistenza del credito IVA oltre il termine di decadenza previsto per l'accertamento, pena una disparità irragionevole rispetto ai crediti utilizzati in compensazione; con il terzo ha dedotto vizio motivazionale e violazione dell'art. 2697 c.c., lamentando che la CTR non avesse considerato che la documentazione richiesta riguardava un'eccedenza IVA formatasi tra il 1988 e il 2002 e poi riportata a nuovo fino alla domanda di rimborso del 2016, con conseguente maturazione della decadenza.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i motivi, aderendo all'orientamento delle Sezioni Unite secondo cui, in tema di rimborso dell'eccedenza detraibile IVA, l'Amministrazione finanziaria può contestare l'esistenza del credito esposto in dichiarazione anche dopo la scadenza dei termini per l'accertamento o la rettifica, se non ha emesso alcun provvedimento nei termini. La CTR aveva correttamente applicato tale principio e la motivazione non era apparente. Sono state reputate manifestamente infondate anche le questioni di legittimità costituzionale e superflua la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE. Le spese sono state compensate integralmente per la novità temporale del principio applicato; è stato inoltre dato atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 30 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Richiamato insieme alle altre norme sull'IVA per sostenere il motivo di ricorso; la Corte, seguendo le Sezioni Unite, afferma che il rimborso dell'eccedenza detraibile non rende intangibile il credito solo perché esposto in dichiarazione.
art. 38-bis d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Norma invocata sulla disciplina del rimborso IVA; la Corte ne conferma la lettura secondo cui il credito può essere verificato e contestato dall'Amministrazione anche oltre il termine di accertamento.
art. 54 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Richiamato nel ricorso in tema di controllo e rettifica; la Corte ribadisce che la decadenza dal potere di accertamento non impedisce la contestazione del credito inesistente chiesto a rimborso.
art. 57 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
La decadenza prevista dalla norma riguarda il potere di accertamento/rettifica dell'imposta dovuta, ma non preclude la contestazione del diritto al rimborso di un credito IVA non dovuto.
art. 8 L. 27 luglio 2000, n. 212
Invocato per sostenere i limiti all'azione amministrativa; la Corte esclude che esso imponga il riconoscimento tacito del credito per inerzia dell'Ufficio.
art. 10 L. 27 luglio 2000, n. 212
Richiamato come parametro di correttezza e affidamento; la Corte esclude la violazione del legittimo affidamento per il mero mancato esercizio del potere di rettifica.
art. 3 Cost.
La Corte esclude che il sistema produca disparità irragionevoli tra credito chiesto a rimborso e credito riportato a nuovo o compensato, poiché in entrambi i casi il credito resta contestabile dal Fisco.
art. 53 Cost.
La decisione valorizza la capacità contributiva: la dichiarazione non costituisce titolo stabile del diritto al rimborso se il credito non esiste realmente.
art. 97 Cost.
L'amministrazione deve contestare i crediti inesistenti per assicurare la corretta riscossione dell'IVA e il buon andamento/imparzialità dell'azione amministrativa.
art. 23 Cost.
La Corte richiama la riserva di legge per affermare che il sistema non può trasformare la dichiarazione in titolo costitutivo di un credito inesistente.
art. 2697 c.c.
Invocato nel terzo motivo; resta fermo l'onere del contribuente di provare i fatti costitutivi del credito chiesto a rimborso.
art. 112 c.p.c.
Richiamato nel motivo sul vizio motivazionale; la Corte non ravvisa omissione di pronuncia o motivazione apparente.
art. 115 c.p.c.
Richiamato nel motivo; la Corte non ritiene violato il principio di disponibilità delle prove.
art. 36 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Richiamato per contestare la motivazione della sentenza di merito; la Corte ritiene la motivazione della CTR sufficientemente esistente e coerente.
art. 53 d.lgs. 31 dicembre 1992, n. 546
Richiamato nel terzo motivo; non emerge una violazione idonea a fondare l'accoglimento.
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
Norma sul motivo di ricorso per violazione di legge, utilizzata per censurare l'interpretazione delle norme IVA e costituzionali.
art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.
Norma sul vizio motivazionale invocata; la Corte esclude l'omesso esame decisivo e l'apparenza della motivazione.
art. 380-bis.1 c.p.c.
Richiamato per il deposito della memoria in Cassazione.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
La Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 6, commi 2 e 5, L. 27 luglio 2000, n. 212
Richiamato nel passo delle Sezioni Unite citato dalla Corte: l'inerzia dell'Amministrazione non equivale a riconoscimento implicito del credito.
Massime di principio
- In materia di rimborso dell'eccedenza detraibile IVA, il credito esposto in dichiarazione non diventa incontestabile per il solo fatto che siano decorsi i termini di accertamento o rettifica; l'Amministrazione può sempre verificarne l'effettiva esistenza quando il credito non derivi da sottostima dell'imposta dovuta.
- La decadenza dal potere di accertamento dell'Ufficio riguarda l'imposta maggiore eventualmente dovuta dal contribuente, ma non impedisce la contestazione di un credito IVA chiesto a rimborso che non risulti effettivamente sussistente.
- Il mancato esercizio del potere di controllo da parte dell'Amministrazione non produce alcun effetto accertativo implicito del credito e non può essere equiparato a un riconoscimento tacito del diritto al rimborso.
- Il contribuente che riporti a nuovo il credito o ne chieda il rimborso resta tenuto a fornire la prova dei fatti costitutivi del credito stesso; l'onere probatorio non si trasferisce sull'Amministrazione per il solo decorso del tempo.
- Non vi è irragionevole disparità di trattamento tra credito IVA chiesto in compensazione e credito chiesto a rimborso, poiché in entrambi i casi resta salva la contestazione dell'esistenza del credito da parte del Fisco.
- Il sistema è coerente con capacità contributiva, neutralità dell'IVA e buon andamento amministrativo, perché mira a evitare il riconoscimento e il pagamento di crediti inesistenti.
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