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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32783/2024 del 21/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha dedotto la violazione dell'art. 545-bis c.p.p., sostenendo che il giudice d'appello omise di dare avviso alle parti circa la possibilità di sostituire la pena detentiva (pena inferiore a 4 anni) con le pene sostitutive di cui alla legge n. 689/1981, e che tale avviso fosse dovuto anche in assenza di specifica istanza dell'imputato.

La decisione

La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato l'applicabilità dell'art. 545-bis e della riforma (d.lgs. n. 150/2022) ai processi pendenti, ma ha chiarito che la sostituzione della pena detentiva con pene sostitutive resta una valutazione discrezionale del giudice ancorata ai criteri dell'art. 133 c.p. e che, nei procedimenti d'appello, la richiesta dell'imputato per le pene sostitutive deve essere avanzata (al più tardi) in udienza di discussione: in mancanza di esplicita istanza non sussiste l'obbligo del giudice di avvertire l'imputato né di motivare la mancata applicazione delle pene sostitutive. Il ricorso è stato quindi rigettato e il ricorrente condannato alle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309

    Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti); le sentenze di merito hanno ritenuto provata la finalità di spaccio in relazione alla quantità e al confezionamento della sostanza.

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Quando è stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni e non è stata ordinata la sospensione condizionale, subito dopo la lettura del dispositivo, il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena detentiva con una delle pene sostitutive di cui all'articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne dà avviso alle parti

    Prevede un 'dispositivo a struttura bifasica' per l'avviso alle parti; la Corte tuttavia interpreta che l'effettiva applicazione delle pene sostitutive rimane discrezionale e che, in appello, l'obbligo dell'avviso non scatta in assenza di richiesta dell'imputato.

  • art. 53 e ss. legge 24 novembre 1981 n. 689

    Disciplina le sanzioni sostitutive storiche; la riforma ne ha ampliato la rilevanza collegandole alla parte generale del codice penale; la Corte richiama tale disciplina come fonte delle pene sostitutive applicabili.

  • art. 58 legge 689/1981

    Il giudice, nei limiti fissati dalla legge e tenuto conto dei criteri indicati nell'articolo 133 del codice penale, se non ordina la sospensione condizionale della pena, può applicare le pene sostitutive della pena detentiva quando risultano più idonee alla rieducazione del condannato e quando, anche attraverso opportune prescrizioni, assicurano la prevenzione del pericolo di commissione di altri reati. La pena detentiva non può essere sostituita quando sussistono fondati motivi per ritenere che le prescrizioni non saranno adempiute dal condannato.

    Attribuisce al giudice un potere discrezionale di applicare pene sostitutive, subordinato ai criteri di rieducazione e prevenzione e alla valutazione della futura osservanza delle prescrizioni.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Elenca le nuove tipologie di pene sostitutive previste dalla riforma (semilibertà, detenzione domiciliare, lavoro di pubblica utilità, pena pecuniaria sostitutiva) e le include nel sistema sanzionatorio del codice penale.

  • art. 95 d.lgs. n. 150/2022

    Disposizione transitoria che estende l'applicazione delle modifiche legislative introdotte dalla riforma Cartabia ai procedimenti già pendenti alla data di entrata in vigore della riforma, rendendo applicabili anche ai processi in appello le nuove norme sulle pene sostitutive.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri di determinazione della pena e della personalità del condannato che il giudice deve valutare anche quando esamina l'opportunità di sostituire la pena detentiva con una pena alternativa; funge da parametro per l'esercizio della discrezionalità.

  • art. 27 Costituzione

    Richiama il principio che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, principio che giustifica la valorizzazione delle pene sostitutive per pene detentive brevi.

Massime di principio

  • La disciplina sulle pene sostitutive introdotta dalla riforma Cartabia è applicabile ai processi pendenti in appello per effetto dell'art. 95 d.lgs. 150/2022.
  • L'avviso previsto dall'art. 545-bis c.p.p. e la possibilità di applicare pene sostitutive non trasformano il diritto del condannato: la sostituzione rimane una valutazione discrezionale del giudice, ancorata ai criteri dell'art. 133 c.p.
  • In grado d'appello l'imputato deve porre espressa istanza per ottenere l'esame della sostituzione della pena; in assenza di richiesta l'obbligo del giudice di avvertire e di motivare la mancata applicazione non trova applicazione.
  • Per aumentare le probabilità di ottenere una pena sostitutiva, l'imputato dovrebbe formulare tempestivamente (al più tardi in udienza di discussione) una richiesta motivata e accompagnata da elementi che attestino idoneità alla rieducazione (es. lavoro, legami familiari, assenza di pericolo di reiterazione).
  • Il giudice può escludere la sostituzione quando vi siano fondati motivi di ritenere che le prescrizioni non saranno rispettate o quando la personalità del condannato e le modalità del fatto rendono inidonee le misure alternative.

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