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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47332/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

L'Avvocatura generale impugna l'ordinanza della Corte d'appello di Roma che aveva accolto la domanda di riparazione per ingiusta detenzione avanzata dall'istante per la custodia cautelare disposta il 30/12/2019 dal GIP. L'Avvocatura deduce violazione dell'art. 314, comma 1, c.p.p. e vizio di motivazione sostenendo che la Corte non avrebbe valutato il nesso di causalità tra l'esercizio della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia e l'adozione della misura cautelare, ossia che il silenzio dell'imputato avrebbe potuto integrare una condotta colposa idonea a escludere il diritto alla riparazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività (depositato oltre il termine dei 15 giorni previsto dall'art. 585, comma 1, lett. a), c.p.p.) e ha osservato che le censure erano manifestamente infondate. Ha rilevato che, dopo la modificazione normativa introdotta dal D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 188, l'esercizio della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia non pregiudica più il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione. A seguito della declaratoria di inammissibilità il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 314, comma 1, cod. proc. pen.

    La norma regola il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e, secondo la Corte, va interpretata alla luce della modifica normativa (D.Lgs. n.188/2021) che esclude che l'esercizio della facoltà di non rispondere pregiudichi il diritto all'indennizzo

  • art. 4, comma 1, lett. b), D.Lgs. 8 novembre 2021, n. 188

    La modifica normativa ha impedito che il silenzio dell'indagato nell'interrogatorio di garanzia sia considerato causa colposa che escluda l'indennizzo per ingiusta detenzione

  • art. 585, comma 1, lett. a), cod. proc. pen.

    Fissa il termine di 15 giorni per proporre ricorso; la Corte ha dichiarato l'inammissibilità per il deposito oltre tale termine

Massime di principio

  • L'esercizio del diritto di non rispondere nell'interrogatorio di garanzia non deve più essere considerato, dopo il D.Lgs. n.188/2021, come comportamento colposo tale da escludere il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione.
  • I termini processuali per proporre ricorso in Cassazione sono perentori: il mancato rispetto del termine di 15 giorni previsto dall'art. 585 c.p.p. comporta di norma l'inammissibilità del ricorso, anche se il motivo potrebbe avere rilievo sostanziale.
  • Chi impugna una decisione che riconosce la riparazione deve formulare censure specifiche sulla motivazione del provvedimento impugnato; contestazioni generiche o fondate su presupposti errati (es. ritenere automaticamente colposo il silenzio) sono destinate a essere rigettate.
  • Quando lo Stato eccepisce l'esclusione del diritto alla riparazione per presunta colpa dell'indagato, è necessario dimostrare concretamente il nesso di causalità tra la condotta dell'indagato e l'adozione della misura cautelare.
  • In casi analoghi è prudente per la parte che impugna rispettare i termini e, se possibile, anticipare in sede di motivazione elementi che dimostrino il nesso causalmente rilevante tra comportamento dell'indagato e misura restrittiva, pena l'inammissibilità o il rigetto del ricorso.

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