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Sentenza

Sentenza del 06/04/2018 n. 295 - Comm. Trib. Prov. Torino

IRES Transfer pricing - Patto di manleva - Applicazione del criterio CUP - Condizioni

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La controversia riguardava l’applicazione del transfer pricing ai sensi dell’art. 110, comma 7, del DPR 917/1986. L’Ufficio aveva ritenuto che il patto di manleva, quale contratto atipico liberamente disciplinato dalle parti, fosse astrattamente idoneo a generare una commissione per il concedente. Tuttavia, aveva quantificato tale commissione attraverso una media aritmetica tra i compensi richiesti da quattro istituti di credito per garanzie prestate a terzi, riferite a importi significativamente inferiori, e quelli richiesti da un consorzio fidi per garanzie concesse a imprese aventi caratteristiche economiche non comparabili con quelle delle parti. Il ricorrente ha contestato l’inidoneità di tali comparabili e l’assenza di una corretta applicazione del criterio CUP.

La decisione

La pretesa dell’Ufficio è stata ritenuta non adeguatamente fondata nella determinazione del prezzo. Anche ammettendo che il patto di manleva potesse astrattamente comportare il pagamento di una commissione, il parametro utilizzato non era idoneo perché riferito a transazioni e soggetti non comparabili. Il prezzo individuato dall’avviso di accertamento rappresentava infatti la remunerazione di servizi trasferiti in operazioni diverse da quella oggetto di contestazione. Ne consegue l’accoglimento della censura del contribuente e l’esclusione, o comunque la necessità di rideterminazione, della maggiore pretesa fondata su tale parametro.

Norme richiamate

  • Art. 110, comma 7, del DPR 917/1986 (TUIR)

    I componenti del reddito derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, che direttamente o indirettamente controllano l'impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l'impresa, sono valutati in base alle condizioni e ai prezzi che sarebbero stati pattuiti tra soggetti indipendenti operanti in condizioni di libera concorrenza.

    La norma impone di determinare il prezzo secondo il principio di libera concorrenza, utilizzando comparabili effettivamente omogenei per natura del servizio, importo, rischio, caratteristiche delle parti e condizioni contrattuali. Non è sufficiente richiamare prezzi praticati in operazioni genericamente simili, ma non comparabili in concreto.

Massime di principio

  • Nel transfer pricing, l’applicazione del criterio CUP richiede comparabili sostanzialmente omogenei con la transazione esaminata; differenze rilevanti negli importi garantiti, nei soggetti coinvolti, nei rischi e nelle condizioni contrattuali possono rendere il confronto inattendibile.
  • La semplice esistenza di commissioni applicate da banche o consorzi fidi non dimostra automaticamente il valore normale di una commissione relativa a un patto di manleva infragruppo.
  • La media aritmetica di prezzi provenienti da transazioni eterogenee non è sufficiente, soprattutto quando i comparabili riguardano servizi, livelli di rischio e controparti economicamente differenti.
  • L’Amministrazione finanziaria deve motivare in modo concreto la comparabilità delle operazioni utilizzate e spiegare eventuali aggiustamenti necessari per neutralizzare le differenze.
  • Un contratto atipico può astrattamente giustificare un corrispettivo, ma la sua quantificazione deve essere verificata sulla base delle effettive funzioni svolte, dei rischi assunti, dei vantaggi ottenuti e delle condizioni che sarebbero state pattuite tra soggetti indipendenti.

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