Sentenza n. 10873/2026 - Roma, Sezione 3B
per l'ottemperanza della Sentenza Tribunale di Roma n. 2396/2023 pubblicata il 08/03/2023 RG n. 11206/2022 passata in giudicato.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 2396/2023, relativa al riconoscimento della fascia stipendiale 3-9 e alle differenze retributive
Esito
Favorevole al ricorrente (dipendente pubblico)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha proposto giudizio di ottemperanza deducendo che il Ministero dell'Istruzione e del Merito non aveva dato esecuzione alla sentenza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, n. 2396/2023, passata in giudicato. La sentenza civile aveva accertato il diritto della dipendente, previa disapplicazione dell'art. 2 del CCNL del 4 agosto 2011 nella parte in cui limitava la clausola di salvaguardia ai soli dipendenti assunti a tempo indeterminato, al mantenimento del maggior valore stipendiale, al pagamento delle differenze retributive maturate dal 1° febbraio 2017, quantificate in euro 4.159,84 lordi oltre accessori, e alla corresponsione per il futuro degli emolumenti sulla base della fascia stipendiale 3-9. L'Amministrazione si è costituita con atto di stile, senza fornire chiarimenti o indicazioni sull'avvenuta esecuzione del giudicato.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso ritenendo comprovato l'inadempimento dell'Amministrazione, che non aveva fornito elementi idonei a dimostrare la corretta esecuzione della sentenza. Richiamando il principio sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore, il giudice ha affermato che il diritto riconosciuto dal titolo giudiziale e i relativi presupposti non sono sindacabili nel giudizio di ottemperanza. Ha quindi ordinato al Ministero e all'amministrazione scolastica di dare esecuzione al giudicato entro 60 giorni dalla notificazione o comunicazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inerzia, ha nominato commissario ad acta il direttore generale dell'amministrazione resistente competente per materia, con facoltà di delega e senza compenso, stabilendo che questi operi entro 60 giorni dalla scadenza del termine assegnato all'Amministrazione, previa richiesta della ricorrente. L'Amministrazione è stata inoltre condannata alle spese del giudizio, liquidate in euro 800,00 oltre accessori, nonché al rimborso del contributo unificato.
Norme richiamate
art. 114 c.p.a.
Costituisce la base processuale del giudizio di ottemperanza, consentendo al giudice amministrativo di ordinare l'esecuzione del giudicato e di nominare, in caso di persistente inerzia, un commissario ad acta.
art. 2 CCNL 4 agosto 2011
limita il mantenimento del maggior valore stipendiale in godimento “ad personam” fino al conseguimento della nuova successiva fascia retributiva ai soli assunti a tempo indeterminato
La sentenza del giudice ordinario, il cui esecuzione è stata richiesta, aveva disapplicato tale limitazione nella parte ritenuta lesiva del diritto della dipendente.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, quando il ricorrente deduce l'inadempimento di un'obbligazione risultante da un titolo giudiziale e l'amministrazione non fornisce chiarimenti o elementi sull'avvenuta esecuzione, la pretesa può essere accolta sulla base della regola di riparto dell'onere della prova tra creditore e debitore.
- In sede di ottemperanza il giudice deve dare esecuzione al contenuto del giudicato e non può rimettere in discussione i presupposti del diritto già accertato dal giudice della cognizione.
- L'ordine di esecuzione del giudicato può essere accompagnato dalla fissazione di un termine per l'adempimento e dalla nomina preventiva di un commissario ad acta, destinato a intervenire senza compenso in caso di persistente inerzia dell'amministrazione.
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