Sentenza n. 1839/2026 - Catanzaro, Sezione 1
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: informazione antimafia interdittiva adottata dal Prefetto di Catanzaro l’8 ottobre 2021, i relativi atti istruttori e, con motivi aggiunti, il provvedimento dell’impresa controinteressata del 18 febbraio 2022 che disponeva la risoluzione della convenzione e la fuoriuscita dell’impianto dal contratto di dispacciamento
Esito
Favorevole al resistente (prefettura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
L’impresa ha impugnato l’informazione antimafia interdittiva dell’8 ottobre 2021, adottata quale aggiornamento ai sensi dell’art. 91, comma 5, d.lgs. 159/2011, nonché la nota di trasmissione e gli atti istruttori presupposti, compreso il parere del Gruppo interforze antimafia. Con motivi aggiunti ha contestato anche il provvedimento del 18 febbraio 2022 con cui l’impresa controinteressata aveva disposto la risoluzione di diritto della convenzione e la conseguente fuoriuscita dell’impianto dal contratto di dispacciamento. Il testo non espone i singoli vizi di legittimità dedotti. Nel corso del giudizio, con memoria del 13 luglio 2026, la ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione.
La decisione
Il TAR non ha esaminato nel merito le censure contro l’interdittiva, gli atti istruttori e il provvedimento consequenziale. Ha preso atto della dichiarazione espressa di sopravvenuta carenza di interesse e ha dichiarato il ricorso improcedibile ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. Il Collegio ha ritenuto che, in assenza di repliche o di diverse richieste delle controparti, la parte ricorrente conservi la disponibilità dell’azione sino alla decisione e che il giudice debba conformarsi alla dichiarazione, senza decidere il merito né sostituirsi alla valutazione dell’interesse ad agire. Spese compensate.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
il Collegio, per le esposte ragioni, debba prendere atto della dichiarazione di parte ricorrente e pronunciarsi in rito ai sensi dell’art. 35, co. 1, lett. c), c.p.a.
La dichiarazione della parte ricorrente di non avere più interesse alla decisione comporta la pronuncia di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
in caso di espressa dichiarazione di parte ricorrente di non aver più alcun interesse alla decisione del ricorso, il giudice non può decidere la controversia nel merito, né procedere d’ufficio, né sostituirsi nella valutazione dell’interesse ad agire, ma può solo adottare una pronuncia in conformità alla dichiarazione resa
La dichiarazione espressa di sopravvenuta carenza di interesse vincola la decisione processuale, se non vi sono repliche o diverse richieste delle controparti: il giudice non può procedere d’ufficio a una decisione di merito e deve prendere atto della dichiarazione.
Massime di principio
- Quando la parte ricorrente dichiara espressamente di non avere più interesse alla decisione e non risultano repliche o diverse richieste delle controparti, il giudice amministrativo deve prendere atto della dichiarazione e dichiarare il ricorso improcedibile, senza decidere il merito né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire.
- Nel processo amministrativo la parte ricorrente conserva la disponibilità dell’azione sino a quando la causa è trattenuta in decisione e può determinare, con la dichiarazione di sopravvenuta carenza di interesse, una pronuncia processuale di improcedibilità.
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