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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40265/2025 del 16/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza che lo ha ritenuto responsabile di ricettazione (capo a) e resistenza a pubblico ufficiale (capo b). Contestava: 1) la mancata riqualificazione del reato di ricettazione in furto, sostenendo che la Corte d'appello non ha valutato adeguatamente gli elementi probatori e la mancata disponibilità di arnesi da scasso; 2) la conseguente mancata applicazione della condizione di procedibilità (querela) se si fosse trattato di furto; 3) l'erronea qualificazione della condotta come resistenza, poiché l'imputato si sarebbe soltanto divincolato senza usare forza idonea a neutralizzare l'azione degli agenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi due motivi sono stati ritenuti aspecifici perché la difesa non ha fornito un confronto critico e circostanziato con il nucleo argomentativo della decisione impugnata (in particolare la valutazione sull'inaffidabilità della giustificazione dell'imputato circa l'origine della refurtiva). La richiesta di derubricazione in furto era generica e priva di indicazioni probatorie che dimostrassero la riconducibilità del possesso al furto. Anche il terzo motivo è stato ritenuto inammissibile per mancato confronto critico e perché contrasta con la giurisprudenza consolidata: la Corte ha condiviso la valutazione dei giudici di merito che l'imputato "strattonava e si divincolava con forza", configurando una violenza impropria idonea a integrare l'art. 337 c.p. Conseguentemente, il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).

Norme richiamate

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Limita i motivi impugnabili in cassazione; il ricorso era formulato nei limiti previsti ma i motivi sono stati ritenuti aspecifici in violazione dei requisiti richiesti.

  • art. 591, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Applicato nel senso che il motivo di ricorso è inammissibile se non offre un confronto critico e specifico con le ragioni della sentenza impugnata, evitando la generica reiterazione di censure già valutate.

  • art. 337 cod. pen.

    La Corte ha interpretato la norma confermando che la condotta consistente nello "strattonare e divincolarsi con forza" può integrare il reato di resistenza a pubblico ufficiale (violenza 'impropria'), mentre il mero divincolarsi passivo non è sufficiente.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Pronunciata la condanna alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilità del ricorso.

Massime di principio

  • Per ottenere la derubricazione da ricettazione a furto è necessario fornire indicazioni probatorie circostanziate che colleghino il possesso della refurtiva alla commissione del furto; la mera coincidenza temporale non è sufficiente.
  • In cassazione i motivi devono confrontarsi criticamente e puntualmente con il nucleo argomentativo della decisione impugnata; la mancata contestualizzazione e l'assenza di argomentazioni specifiche determinano l'inammissibilità per aspecificità.
  • La ricettazione è configurabile quando chi è trovato in possesso di refurtiva non fornisce una spiegazione attendibile della provenienza; l'onere di articolare spiegazioni credibili ricade sulla difesa se intende evitare la configurazione del reato.
  • Il comportamento di divincolarsi può non integrare il reato di resistenza se è mera opposizione passiva; invece, lo strattonare o l'impiego di forza diretto a neutralizzare l'azione dell'agente e a guadagnare la fuga rientra nell'art. 337 c.p.
  • Chi propone ricorso in cassazione rischia la condanna per spese e ammende se il ricorso è dichiarato inammissibile; è pertanto essenziale selezionare e motivare con precisione le censure impugnatorie.

Testo integrale

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