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Sentenza

Sentenza n. 309/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del diniego del rilascio di visto lavoro operato da VFS GLOBAL, Agenzia cui il Consolato Marocchino (Consolato Generale d'Italia - Casablanca) ha affidato la gestione delle domande atte al rilascio del suddetto documento afferente il Visto di ingresso per motivi di lavoro presso lo Stato italiano.

Giustizia amministrativa202509219

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che il ricorrente aveva manifestato, mediante l'atto depositato il 27 ottobre 2025, il venir meno dell'interesse alla decisione. La causa è stata definita in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Le spese di giudizio sono state compensate per giusti motivi. È stato inoltre disposto l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di appuntamento ai fini del rilascio di un visto di ingresso per motivi di lavoro presso la sede diplomatica consolare italiana di Casablanca, indicato anche come diniego del rilascio del visto

Esito

IMPROCEDIBILITA

Favorevole al resistente (ministero)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego di appuntamento funzionale alla presentazione o alla gestione della domanda di visto per lavoro, adottato dalla sede diplomatica consolare di Casablanca e gestito tramite VFS Global. Il Ministero si è costituito resistendo al ricorso. La causa, chiamata alla camera di consiglio per la discussione cautelare, è stata definita con sentenza in forma semplificata ai sensi dell'art. 60 c.p.a. Poiché il ricorrente ha depositato il 27 ottobre 2025 un atto dal quale risultava venuto meno il proprio interesse alla decisione, non sono stati esaminati nel merito i vizi dedotti contro il diniego.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    ex art. 60 cod. proc. amm.

    Consente la definizione della causa con sentenza in forma semplificata, ricorrendone i presupposti, anche nella camera di consiglio fissata per la trattazione cautelare.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse è ricondotta alla verifica del venir meno dell'interesse alla decisione; il testo non richiama espressamente il comma, ma la statuizione è coerente con tale disciplina.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196

    Costituisce il presupposto indicato dal giudice per l'oscuramento delle generalità della parte, a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016

    Sono richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, quale base della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, nel corso del giudizio amministrativo, il ricorrente deposita un atto dal quale risulta il venir meno dell'interesse concreto e attuale alla decisione, il ricorso deve essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esame dei motivi di illegittimità dedotti.
  • La causa può essere definita con sentenza in forma semplificata nella camera di consiglio fissata per la trattazione cautelare quando ricorrono i presupposti dell'art. 60 c.p.a. e le parti sono sentite sul punto.
  • In caso di improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse, le spese di giudizio possono essere compensate quando il giudice ravvisi giusti motivi.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoDecisione e riti specialiEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesse

Testo integrale

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