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Sentenza

Sentenza n. 4567/2026 - Roma, Sezione 5Q

per l'annullamento del diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato emesso dall'Ambasciata d'Italia a New Delhi;

Giustizia amministrativa202514344

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato emesso dall’Ambasciata d’Italia a New Delhi

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, lamentando, secondo quanto richiamato dalla sentenza, un difetto di istruttoria. Nel corso del giudizio il Ministero ha documentato che, all’esito di un procedimento di riesame, l’Ambasciata ha rilasciato il visto richiesto.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., ritenendo che il sopravvenuto rilascio del visto avesse determinato il pieno soddisfacimento della pretesa azionata. La definizione è avvenuta con sentenza semplificata ex art. 60 c.p.a., previa audizione delle parti. Le spese sono state poste a carico dell’Amministrazione, in ragione della soccombenza virtuale riferita al difetto di istruttoria dedotto dal ricorrente, e liquidate in euro 1.000,00, oltre accessori e rimborso del contributo unificato se versato.

Norme richiamate

  • art. 60 c.p.a.

    ex art. 60 cod. proc. amm.

    Consente la definizione del giudizio con sentenza semplificata in camera di consiglio, previa informazione alle parti.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    il sopravvenuto rilascio del visto in favore del ricorrente ha determinato il pieno soddisfacimento della pretesa fatta valere in giudizio

    La cessazione della materia del contendere è dichiarata quando, nel corso del giudizio, sopravviene un provvedimento che soddisfa integralmente la pretesa azionata.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità

    Giustifica l’oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679

    a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata

    Richiamati quale ulteriore fondamento della tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Quando, durante il giudizio di annullamento, l’amministrazione adotta un provvedimento sopravvenuto che soddisfa integralmente la pretesa del ricorrente, il giudice deve dichiarare la cessazione della materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a.
  • Il rilascio, in sede di riesame, del titolo amministrativo precedentemente negato determina il pieno soddisfacimento della pretesa e rende non necessaria la decisione di merito sull’originario diniego.
  • In caso di cessazione della materia del contendere, le spese possono essere poste a carico dell’amministrazione sulla base della soccombenza virtuale, valutando la fondatezza della censura dedotta, quale il difetto di istruttoria.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSopravvenuta carenza di interesseDifetto di istruttoria

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