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Sentenza

Sentenza n. 534/2026 - Brescia, Sezione 1

Giustizia amministrativa202600132

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lombardia - Brescia, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: revoca del nulla osta al lavoro subordinato rilasciato dalla Prefettura di Bergamo

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento del 31 ottobre 2025 con cui la Prefettura di Bergamo aveva revocato il nulla osta al lavoro subordinato rilasciato il 23 maggio 2025, su istanza del legale rappresentante di un’impresa di costruzioni. Nel corso del giudizio, il ricorrente ha dichiarato di non avere più interesse alla decisione di merito perché la Prefettura, il 25 marzo 2026, aveva emesso un nuovo nulla osta in suo favore. Il TAR ha comunque rilevato, ai fini della regolazione delle spese, che il ricorso era fondato: la motivazione della revoca non consentiva di comprendere le ragioni del provvedimento ed era contraddittoria rispetto alla condotta successiva dell’Amministrazione, la quale, dopo le osservazioni endoprocedimentali, aveva preannunciato un esito favorevole, dapprima implicitamente chiedendo al datore di lavoro di confermare la disponibilità all’assunzione e poi espressamente mediante PEC del 29 settembre 2025.

La decisione

Il TAR ha dichiarato cessata la materia del contendere ai sensi dell’art. 34, comma 5, c.p.a., poiché il nuovo nulla osta emesso dalla Prefettura aveva soddisfatto l’interesse sostanziale del ricorrente e fatto venir meno l’utilità della decisione sull’impugnazione della precedente revoca. L’Amministrazione è stata condannata alla rifusione delle spese di lite, in quanto il ricorso era fondato. In particolare, il giudice ha ravvisato nella revoca un difetto di motivazione e una contraddittorietà rispetto alle determinazioni e alle comunicazioni con cui la Prefettura aveva prospettato il mantenimento del nulla osta. La liquidazione delle spese è stata ridotta tenendo conto del fatto che, dopo la notifica del ricorso, l’Amministrazione aveva spontaneamente riveduto la propria determinazione. Le spese sono state liquidate in euro 1.500,00, oltre rimborso forfettario del 15%, CPA e IVA se dovuta.

Norme richiamate

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    La cessazione della materia del contendere è stata dichiarata perché il nuovo nulla osta rilasciato dall’Amministrazione ha soddisfatto l’interesse sostanziale del ricorrente, rendendo inutile la decisione sull’atto originariamente impugnato.

  • art. 60 c.p.a.

    La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata, previa audizione delle parti in camera di consiglio.

Massime di principio

  • La cessazione della materia del contendere ricorre quando, nel corso del giudizio, un nuovo provvedimento amministrativo soddisfa integralmente l’interesse sostanziale perseguito dal ricorrente e rende priva di utilità la decisione sull’atto impugnato.
  • Ai fini della regolazione delle spese, il giudice può valutare la fondatezza originaria del ricorso anche quando dichiara cessata la materia del contendere.
  • Una revoca amministrativa è viziata da difetto di motivazione quando non consente di comprendere le ragioni poste a fondamento della decisione.
  • La motivazione del provvedimento è illegittima anche per contraddittorietà quando l’Amministrazione, dopo le osservazioni dell’interessato, abbia preannunciato un esito favorevole e adotti poi un provvedimento sfavorevole senza chiarire le ragioni del mutamento.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaMotivazione del provvedimentoEstinzione, perenzione e improcedibilitàDecisione e riti speciali
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcedimento amministrativoProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di motivazioneEccesso di potereSopravvenuta carenza di interesseBuona fede e correttezza della PA

Testo integrale

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