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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19287/2026 del 27/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado riducendo la pena ma confermando la responsabilità per il reato di rapina impropria (art. 628, comma 2, c.p.). Il ricorrente ha dedotto: (i) nullità assoluta della sentenza per mancata assistenza dell'interprete nella fase di discussione dell'udienza abbreviata, con violazione degli artt. 24 e 11 Cost., art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e artt. 179 e 495 c.p.p.; (ii) vizio di diritto e di motivazione per errata qualificazione giuridica della condotta come rapina impropria anziché tentato furto o resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che la violenza fosse una reazione all'ordine di accompagnamento in caserma; (iii) mancata qualificazione come rapina tentata; (iv) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della specialissima tenuità del fatto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazioni: il primo motivo è stato ritenuto generico e aspecifico, non avendo il ricorrente confrontato le specifiche ragioni della Corte d'appello che avevano valutato la relativa natura della nullità per omessa nomina dell'interprete e l'assenza di prova di un interesse concreto e attuale al gravame; la Corte d'appello aveva inoltre accertato la conoscenza della lingua italiana da parte dell'imputato. Il secondo e terzo motivo sono stati dichiarati non consentiti perché reiterativi e consistenti in una mera rivalutazione del merito senza confronto con la motivazione motivata della Corte d'appello, che aveva ricostruito in modo puntuale la condotta e la continuità tra sottrazione, fuga e violenza tipica della rapina impropria. Il quarto motivo è stato considerato anch'esso reiterativo e aspecifico, non avendo il ricorrente contrastato l'analisi sulla valutazione delle circostanze da parte della Corte d'appello (tra cui la contestazione in corso e l'impossibilità di ritenere il fatto di speciale tenuità). In conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 628, comma secondo, cod. pen.

    La Corte d'appello aveva qualificato la condotta come rapina impropria consumata (o comunque non esclusa la consumazione), ritenendo presenti gli elementi tipici del reato quali la sottrazione di cosa mobile con violenza e la continuità tra sottrazione, fuga e violenza.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato dal ricorrente in relazione al diritto alla difesa e all'assistenza dell'interprete; la Corte ha rilevato che l'asserita violazione costituisce una nullità a regime intermedio quando manca l'interprete, con onere dell'imputato di dimostrare interesse concreto e attuale a proporre gravame.

  • art. 11 Cost.

    Richiamato dal ricorrente in connessione alla disciplina dei trattati e alla garanzia dei diritti; la Corte non ha ritenuto che l'asserita lesione abbia prodotto un pregiudizio concreto né ha ritenuto sufficiente la mera allegazione astratta.

  • art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (diritto a un equo processo)

    Invocata per la mancanza dell'interprete; la Corte di Cassazione ha applicato principi giurisprudenziali interni ed europei, concludendo che l'omessa nomina dell'interprete comporta nullità di regime intermedio e richiede prova di un pregiudizio attuale o di un interesse concreto del ricorrente.

  • artt. 179 e 495 cod. proc. pen.

    Richiamati dal ricorrente in relazione alle formalità dell'assistenza dell'interprete e alla nullità della sentenza; la Corte ha ritenuto che non fosse stato provato l'effettivo pregiudizio né l'assenza di conoscenza della lingua italiana da parte dell'imputato.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata dalla Corte per limitare la motivazione ai soli elementi strettamente necessari; la Cassazione ha valutato i motivi di ricorso nei limiti autoritativi consentiti e ha dichiarato inammissibili i motivi reiterativi o generici.

Massime di principio

  • L'omessa nomina dell'interprete nei confronti di un imputato privo di conoscenza della lingua italiana configura una nullità di regime intermedio: l'imputato deve dimostrare un interesse concreto, attuale e verificabile a proporre gravame, non basta allegare un pregiudizio astratto.
  • I motivi in cassazione che si risolvono in una semplice rivalutazione del merito, senza un confronto specifico e puntuale con la motivazione della corte di merito, sono spesso dichiarati non consentiti o inammissibili.
  • Le censure sulla qualificazione giuridica del fatto (es. rapina impropria vs. tentato furto) richiedono un'effettiva illustrazione dei vizi di diritto o della gravità motivazionale e il confronto con le prove e la ricostruzione fattuale svolta dalla corte d'appello; mere interpretazioni alternative dei fatti non sono sufficienti.
  • La richiesta di riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche o della speciale tenuità del fatto deve essere adeguatamente motivata e confrontata con i fatti concreti e le contestazioni pendenti: la presenza di altri procedimenti o la gravità oggettiva possono precluderne l'applicazione.
  • In sede di impugnazione, l'assenza di specifici riferimenti alla motivazione della corte di merito e la presentazione di argomentazioni generiche espongono il ricorrente al rischio di inammissibilità del ricorso.
  • La Corte di Cassazione applica in modo coerente la giurisprudenza sulla distinzione tra nullità assolute, relative e a regime intermedio: comprendere questa distinzione è cruciale per impostare correttamente eventuali impugnazioni basate su vizi procedurali.

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