Cassazione Penale, Sentenza n. 4976/2022 del 11/02/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 20/05/2021 che aveva confermato il sequestro preventivo disposto nei confronti del ricorrente per un importo complessivo pari a euro 491.933,65. Al ricorrente veniva contestato il reato di indebita compensazione (art. 10‑quater d.lgs. n. 74/2000) in qualità di legale rappresentante della società Acacia s.r.l., per aver utilizzato crediti d'imposta non spettanti e portati in compensazione negli anni 2014‑2017. In cassazione il ricorrente ha dedotto, in termini generali, vizi di motivazione e rilevando l'assenza del nesso di pertinenzialità fra res e reato, la necessità di dimostrare l'effettivo incremento delle disponibilità liquide personali al tempo del fatto, nonché l'asserita insindacabilità della provenienza lecita delle somme oggetto di apprensione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, nonché per essere in parte fondato su motivi non consentiti. I giudici hanno ritenuto che il Tribunale del riesame avesse motivato adeguatamente: il fumus era ormai cristallizzato dall'emissione del decreto che dispone il giudizio; la misura cautelare era stata disposta in forma mista (sequestro diretto del profitto nella disponibilità della società Acacia s.r.l., quantificato in euro 514.767,32, e, subordinatamente, sequestro per equivalente nei confronti del legale rappresentante). Dalla documentazione risultava che la società disponeva di un saldo di conto corrente di soli euro 8.959,60, insufficiente per eseguire il sequestro diretto; ne conseguiva la legittimità del sequestro per equivalente nei confronti del ricorrente. La Corte ha ribadito e richiamato l'orientamento giurisprudenziale sulla distinzione tra confisca diretta e confisca per equivalente, la residualità di quest'ultima e la legittimità del sequestro preventivo a struttura mista. Per tutte queste ragioni il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il resistente sostanzialmente confermato vittorioso; a carico del ricorrente è stato disposto l'onere delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
d.lgs. n. 74/2000, art. 10‑quater
Norma che disciplina il reato di indebita compensazione; la Corte ha ritenuto che tale fattispecie fosse stata contestata al ricorrente quale legale rappresentante della società ed abbia formato oggetto di valutazione ai fini del fumus commissi delicti.
d.lgs. n. 74/2000, art. 12‑bis, comma 1
Prevede la confisca diretta del profitto o, quando non possibile, la confisca di beni di valore corrispondente (confisca per equivalente). La Corte ha richiamato la disposizione per spiegare la legittimità del sequestro preventivo finalizzato sia alla confisca diretta sia, in via residuale, alla confisca per equivalente.
art. 321 c.p.p.
Norma processuale richiamata per collegare l'istituto del sequestro preventivo alle tipologie di confisca previste dalla normativa penaltributaria.
art. 325 c.p.p.
Richiamato in relazione alla disciplina dei giudizi avverso le ordinanze in materia di sequestro preventivo o probatorio; la Corte ha ricordato che il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge e per vizi gravi della motivazione.
art. 616 c.p.p.
Norma richiamata per l'applicazione dell'onere delle spese conseguente alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.
art. 322‑ter c.p.
Citato nel contesto dell'evoluzione normativa e giurisprudenziale in tema di sequestro e confisca; richiamato per distinguere ambiti applicativi e limiti della confisca in materia tributaria.
art. 1, comma 143, legge 24/12/2007, n. 244
Richiamato a supporto della disciplina che ha introdotto la confisca di valore in ambito tributario e del suo funzionamento residuale rispetto alla confisca diretta.
d.lgs. n. 231/2001, artt. 19 e 53 (richiamo testuale nel provvedimento)
Richiamati in connessione con l'estensione delle misure di sequestro e confisca agli enti nel quadro della responsabilità amministrativa, in particolare nel contesto della direttiva PIF; la Corte ha comunque precisato i limiti di applicazione della confisca per equivalente alle persone giuridiche.
d.lgs. n. 231/2001, art. 25‑quinquiesdecies (richiamo)
Menzionato con riferimento all'ampliamento dei reati presupposto per la responsabilità degli enti; la Corte osserva che la fattispecie in esame non rientrava nel catalogo dei reati presupposto salvo specifiche ipotesi transnazionali e soglie di rilevanza.
Massime di principio
- La confisca diretta colpisce beni pertinenti al reato (profitto o prezzo) ed è prioritaria; la confisca per equivalente è residuale e applicabile solo quando il profitto non sia rinvenibile nella sfera patrimoniale del soggetto che ha beneficiato dell'illecito.
- Nel caso di reati tributari commessi nell'interesse di una società, il sequestro diretto deve mirare, di regola, ai beni nella disponibilità della società; il sequestro per equivalente può colpire il legale rappresentante solo se il profitto non è rintracciabile nell'ente.
- Le somme fungibili (denaro) possono essere confiscate in via diretta quando risultano accrescimento delle disponibilità del percettore; per le società, la confisca diretta del denaro nella loro disponibilità è ammessa senza necessità di provare la derivazione materiale euro per euro.
- Il sequestro preventivo a struttura mista è legittimo: si può prevedere il sequestro diretto in capo alla società e, subordinatamente, il sequestro per equivalente nei confronti del rappresentante qualora il sequestro diretto risulti impraticabile o la società sia incapiente.
- La verifica della impossibilità di esecuzione del sequestro diretto sul patrimonio della società non richiede una ricerca preventiva generalizzata; è sufficiente dimostrare, anche allo stato degli atti, l'incapienza o l'indisponibilità momentanea del profitto entro la motivazione della misura cautelare.
- In sede di legittimità il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per specifiche violazioni di legge o vizi motivazionali gravi; deduzioni generiche o la mera riproduzione di massime giurisprudenziali senza applicazione concreta al caso sono inammissibili.
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