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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 12572/2026 del 02/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso contestava l'ordinanza del Tribunale di Reggio Calabria che aveva confermato la misura cautelare della custodia in carcere. Due motivi principali: 1) insufficienza e carenza di motivazione sui gravi indizi circa il concorso nella tentata estorsione (capo 14, artt. 110, 56, 629, comma 2): si deduceva che non emergesse una prova grave e univoca della consapevolezza del ruolo dell'indagato nel veicolare un messaggio estorsivo e dunque della sua volontà/consapevolezza rispetto all'evento estorsivo; 2) insufficienza e vizio di motivazione rispetto alla sussistenza dei gravi indizi per il reato di associazione mafiosa (capo 1, art. 416-bis): la difesa sosteneva che comportamenti indicati come rappresentativi della partecipazione (es. segnalare lavori edilizi, mettere a disposizione un'officina) non dimostravano stabilità, consapevolezza o appartenenza effettiva al sodalizio e che alcuni comportamenti potevano essere spiegati con imbarazzo o dissenso interno, non con appartenenza mafiosa. Inoltre si eccepiva omissione di specifica confutazione di censure difensive nella motivazione del Tribunale.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte di legittimità ha ritenuto infondati entrambi i motivi. Sul punto estorsione, ha richiamato l'orientamento secondo cui la responsabilità in concorso non richiede la convergenza psicologica sul medesimo progetto finale: è sufficiente la consapevole volontà di contribuire al fatto collettivo anche in modo unilaterale; la nozione di estorsione "progressiva" comprende condotte che, pur non contenenti minacce dirette, diano un contributo apprezzabile al progetto criminoso. La valutazione delle intercettazioni è questione di merito e non sindacabile se non per manifesta illogicità o travisamento; il Tribunale aveva fornito un'interpretazione logica dei colloqui che non risultava travisamento. Quanto all'associazione mafiosa, la Corte ha ritenuto che sussistessero gravi indizi tra cui: ripetute condotte funzionali al rafforzamento del sodalizio (informare sui lavori edilizi per l'ottenimento dell'autorizzazione mafiosa e relativa estorsione), mettere a disposizione un'officina per incontri decisionali, e il riconoscimento del potere di Zito da parte del capo Piromalli; tali elementi sono stati ritenuti indicativi di una partecipazione stabile e consapevole. La Corte ha quindi confermato l'ordinanza impugnata, condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e disposto le comunicazioni all'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94 disp. att. c.p.p.; non è stata disposta la rimessione in libertà.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione al sodalizio mafioso può essere dimostrata sia mediante rituale adesione sia mediante apporto concreto e stabile; anche un contributo minimo è sufficiente se denota inserimento attivo, stabilità e consapevolezza; la "messa a disposizione" può emergere da comportamenti ripetuti e funzionali agli scopi associativi.

  • art. 110 cod. pen.

    Disciplina il concorso di persone nel reato: la responsabilità per concorso non richiede necessariamente una convergenza psicologica totale sull'evento finale, ma la consapevole volontà di collaborare, anche unilateralmente, al fatto collettivo.

  • art. 56 cod. pen.

    Regola l'elemento soggettivo del reato quando si concorre: rileva la consapevolezza e volontà di contribuire al fatto comune secondo i principi richiamati dalla Corte.

  • art. 629, secondo comma, cod. pen.

    Norma sull'estorsione, nel cui ambito la giurisprudenza riconosce anche la figura dell'estorsione "progressiva" per cui contributi esterni, pur senza minaccia diretta, possono integrare il concorso nel reato.

  • art. 94 disp. att. c.p.p.

    comma 1-ter e comma 1-bis

    Prevede comunicazioni della decisione al direttore dell'istituto penitenziario quando la decisione non comporti la rimessione in libertà, con obblighi di informazione e adempimenti relativi allo stato detentivo dell'indagato.

Massime di principio

  • In tema di concorso di persone, non è necessario che tutti i partecipanti condividano psicologicamente l'intero progetto criminoso: è sufficiente la consapevole volontà di dare un contributo (anche unilaterale) al fatto collettivo.
  • L'estorsione "progressiva" può formarsi mediante apporti esteriori che agevolano il progetto criminoso anche se non consistono in minacce dirette; tali condotte possono integrare la partecipazione al reato quando, a prognosi postuma, si integrino in un unico obiettivo criminoso.
  • Le intercettazioni sono materia di valutazione di merito: la loro interpretazione in cassazione è sindacabile solo in presenza di travisamento della prova o manifesta illogicità della motivazione del giudice di merito.
  • Per l'accertamento della partecipazione a un'associazione mafiosa, sono rilevanti anche atti concreti e ripetuti (es. informare su lavori per ottenere "autorizzazioni", mettere a disposizione locali/officine per incontri) che dimostrino una messa a disposizione stabile e consapevole.
  • Le contestazioni difensive basate su spiegazioni alternative (imbarazzo, dissenso interno, doppia fedeltà) devono riuscire a mostrare la manifesta illogicità della motivazione delle misure cautelari per ottenere accoglimento in sede di legittimità; il giudice di cassazione non riforma valutazioni fattuali ordinarie.
  • In sede cautelare il livello di prova richiesto è quello dei gravi indizi; la conferma di misure cautelari in Cassazione richiede dimostrare vizi della motivazione più che una differente valutazione delle prove.
  • Quando la decisione cautelare non dispone la revoca della misura, deve essere comunicata all'istituto penitenziario secondo le disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.

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