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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18535/2026 del 22/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente era stata condannata per aver omesso di dichiarare lo stato di detenzione del marito convivente al fine di ottenere il reddito di cittadinanza, percependo una somma maggiore del dovuto. In cassazione ha dedotto cinque motivi: (1) vizio di violazione di legge e motivazione sulla responsabilità penale (contestando la qualificazione del bene giuridico tutelato e l'esistenza del dolo), (2) vizio per mancata riqualificazione del fatto ex art. 316-ter c.p. (contestando la specialità rispetto all'art. 7 d.l. n.4/2019), (3) vizio per diniego delle circostanze attenuanti generiche, (4) mancata applicazione della sospensione condizionale della pena (assente motivazione), (5) mancata applicazione di pene sostitutive (rilevata la lieve offensività del fatto).

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondati i motivi: (1) la qualificazione dell'omessa comunicazione dello stato di detenzione quale fattispecie punita dall'art. 7 d.l. 4/2019 è corretta e il dolo non è stato efficacemente dimostrato come inesistente; (2) la questione relativa all'art. 316-ter c.p. è inammissibile per novità e comunque la Corte ha confermato il concorso materiale tra le due fattispecie poiché tutelano beni diversi; (3) il diniego delle attenuanti generiche è motivato anche con riferimento alla personalità e ai precedenti della ricorrente; (4) la richiesta di sospensione condizionale della pena non risulta proposta in sede di gravame (quindi tardiva in cassazione); (5) la richiesta di pene sostitutive è generica e incompatibile con il giudizio prognostico alla luce delle precedenti condanne e della finalità di ingiusta locupletazione. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile, la ricorrente condannata alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modificazioni dalla legge 28 marzo 2019, n. 26 - art. 7

    L'omessa comunicazione del sopravvenuto stato di detenzione di un familiare integra il reato previsto dall'art. 7 (omessa comunicazione delle variazioni rilevanti per il reddito di cittadinanza) poiché incide sulla composizione del nucleo familiare e sulla scala di equivalenza utilizzata per il calcolo della prestazione; la Corte ha confermato che il bene giuridico tutelato comprende la lealtà verso le istituzioni erogatrici del beneficio

  • art. 316-ter cod. pen. (indebita percezione di erogazioni pubbliche)

    Non sussiste rapporto di specialità tra l'art. 7 d.l. 4/2019 e l'art. 316-ter c.p.; le due fattispecie possono concorrere materialmente perché tutelano interessi diversi e prevedono condotte ed eventi differenti

  • art. 62-bis cod. pen. (circostanze attenuanti generiche)

    La valutazione di rilevanza e applicabilità delle attenuanti generiche è di natura essenzialmente fattuale e discrezionale; il giudice di merito può escluderle con motivazione non contraddittoria e congrua, non sindacabile in cassazione se fondata sulle ragioni preponderanti della decisione

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per l'onere di sostenere le spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato la ricorrente alle spese processuali in base a tale disposizione

  • Corte costituzionale, sentenza n. 186 del 13 giugno 2000

    Richiamata quale parametro per l'irrogazione di sanzioni pecuniarie in favore della Cassa delle Ammende, con riferimento alla valutazione della colpa nella presentazione del ricorso; la Corte di legittimità ha ritenuto assente dolo grave nella determinazione dell'inammissibilità ma ha comunque disposto il versamento di una somma equitativa

  • Sentenza Cass. Sez. 3, n. 1351 del 25/11/2021 (cita orientamento giurisprudenziale)

    Il reato punisce "…ben oltre il pericolo di profitto ingiusto, al dovere di lealtà del cittadino verso le istituzioni dalle quali riceve un beneficio economico"

    La giurisprudenza superiore interpreta la fattispecie come tutela non solo del patrimonio pubblico ma anche del dovere di lealtà del beneficiario verso l'ente erogatore, giustificando la punibilità per omissioni che alterano la composizione del nucleo e il calcolo della prestazione

Massime di principio

  • L'omissione di comunicare variazioni rilevanti (es. lo stato di detenzione di un familiare) che incidono sul calcolo di prestazioni pubbliche può integrare il reato previsto dall'art. 7 d.l. 4/2019: non è necessaria una formulazione testuale dell'obbligo, se l'omissione incide sulla composizione del nucleo e sulla misura del beneficio
  • La prova del dolo può essere desunta dal contesto e dall'evento (percezione di un maggior beneficio) e dall'analisi motivazionale del giudice: eccezioni basate sulla mera negligenza richiedono deduzioni concrete e non semplici asserzioni
  • Le questioni di riquadramento del reato (es. specialità rispetto ad art. 316-ter c.p.) possono essere respinte quando le fattispecie tutelano interessi diversi; inoltre, eccezioni non prospettate in sede di gravame possono essere considerate nuove e inammissibili in cassazione
  • Le attenuanti generiche, la sospensione condizionale e l'applicabilità delle pene sostitutive sono valutazioni di fatto o di prognosi che il giudice del merito può decidere in base alla personalità dell'imputato, precedenti e natura del fatto; tali scelte sono difficilmente rivedibili in sede di legittimità se adeguatamente motivate
  • Per ottenere benefici processuali (sospensione condizionale, pene sostitutive) è fondamentale sollevare e argomentare esplicitamente tali richieste già in sede di gravame; l'omissione in appello può rendere tardiva la relativa censura in cassazione

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